Allarme di Bombardieri: «Non riusciamo a fronteggiare l’emergenza ‘ndrangheta»

L’inchiesta sui clan della Piana ad Aosta è rimasta per anni al gip in attesa di esecuzione. Il procuratore sottolinea la carenza di giudici e di personale per le forze dell’ordine: «Non è possibile che la Squadra mobile di Palermo abbia 300 uomini e Reggio Calabria 150»

REGGIO CALABRIA «Attualmente, nonostante gli sforzi di tutti, rischiamo di non riuscire a dare una risposta immediata alle esigenze di giustizia del territorio». È costretto per l’ennesima volta a lanciare l’allarme e un grido di aiuto il procuratore capo della Dda di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri. Commentando l’esito dell’indagine che ha portato a 13 arresti fra la Calabria e la Val d’Aosta (qui i dettagli), non è riuscito a nascondere un po’ di rammarico. Sviluppata dal 2011 in poi, per anni è rimasta al gip in attesa di esecuzione.
EMERGENZA GIUDICI Motivo? La carenza di personale giudicante che nonostante gli sforzi ha a che fare con una mole di atti e di richieste difficilmente affrontabile con le esigue forze che si ritrova. «La Procura al momento non ha bisogno di rafforzamento, il personale giudicante sì». E non basta coprire i vuoti in pianta organica – sottolinea – bisogna adeguarla «all’emergenza criminale che dobbiamo affrontare». E questo anche per «invogliare i giudici a lavorare a Reggio Calabria», sede attualmente snobbata per i carichi di lavoro impossibili da gestire con un personale strutturalmente deficitario rispetto alla densità criminale della zona.
PG ALLO STREMO Stesso discorso – aggiunge il procuratore – vale per le forze dell’ordine. «Per fare un esempio – spiega – non è possibile che la Squadra mobile di Palermo abbia 300 uomini e Reggio Calabria 150-160. O che i nuclei investigativi di Locri e Gioia Tauro possano contare solo su una ventina di uomini ciascuno. La ‘ndrangheta è ormai riconosciuta universalmente come una delle organizzazioni criminali più pericolose al mondo, radicata profondamente nel proprio territorio di origine e ormai ampiamente globalizzata. Ma dobbiamo avere i mezzi per combattere questa battaglia». Bombardieri non pretende un impegno eccezionale, ma solo «lo sforzo pari a quello profuso dallo Stato negli anni di piombo di Cosa Nostra in Sicilia».
RICHIESTE ANCORA INEVASE Una richiesta più volte formalizzata tanto in Calabria, come a Roma. «Di recente il procuratore Gratteri per Catanzaro ed io per Reggio siamo stati convocati per una riunione straordinaria del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Entrambi abbiamo illustrato le carenze di personale che rendono complicato il lavoro che dobbiamo affrontare e abbiamo incontrato consensi e adesioni alle nostre richieste». Nel corso di quell’incontro sarebbero stati dati anche numeri di personale che verrà messo a disposizione. Quando? Toccherà aspettare i nuovi concorsi e l’esito di un processo di riorganizzazione generale, «ma voglio essere fiducioso» conclude Bombardieri. I tempi però appaiono assai lunghi. (ac)







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