Sigilli al patrimonio dei “canadesi”

La York regional police ha sequestrato beni per 35 milioni ai clan di ‘ndrangheta che operano in Canada. Con l’operazione “Project Sindacato”, inchiesta gemella di “Canadian ‘Ndrangheta Connection”, è stato assestato un duro colpo alle cosche

SIDERNO Sequestri per 35milioni di dollari. Ville di lusso, Ferrari da quasi un milione di euro, rolex a decine, bar e locali, più contanti in diverse valute per quasi un milione di dollari tutti finiti sotto sigilli. È un duro attacco al patrimonio dei clan in Canada quello messo a segno dalla York regional police con l’operazione “Project Sindacato”, inchiesta gemella di “Canadian ‘Ndrangheta Connection”, che in Ontario come nella Locride ha colpito le famiglie che da tempo governano oltreoceano.
ARMI SPUNTATE Nonostante un’ormai quasi secolare presenza e un’escalation di omicidi e attentati, visibile soprattutto negli ultimi anni, le autorità canadesi continuano ad avere le armi spuntate contro le mafie. Non esiste il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso e i clan – inclusi i 10 latitanti per i quali Reggio chiede da tempo l’estradizione –sono liberi di prosperare. Solo qualche mese fa è arrivata la prima condanna per associazione a delinquere del noto boss della ‘ndrangheta Giuseppe Ursino, pizzicato per droga e riconosciuto come capo di un non meglio specificato gruppo criminale. Tuttavia, dice il numero 2 della polizia regionale di York incaricata dell’indagine, «questo non ci vieta di mettere insieme informazioni e intelligenze». E i risultati gli danno ragione.
GLI ARRESTI Lì non si possono chiamare mafiosi perché il reato non esiste, ma sono stati riconosciuti come appartenenti ad associazioni criminali dedite ad usura, riciclaggio e reati fiscali di vario genere e per questo arrestati 9 soggetti che gli inquirenti italiani ritengono espressione delle più potenti famiglie della Locride. Uno solo, Giacomo Cassano, è sfuggito all’arresto. Ad Emilio Zanuti, Salvatore Oliveti, Nicola Martino, Vito Sili, Erica Quintal, Francesco Vitucci, Giuseppe Ciurleo gli agenti della task force specializzata sul “crimine italiano” ha stretto le manette ai polsi. Incluso, al “target n.1”, Angelo Figliomeni, “U Brigante”.
INFILTRAZIONE ENDEMICA Insieme al fratello sono considerati i veri capi della ‘ndrangheta calabrese di stanza in Canada. Un inquadramento al momento solo italiano, ma che i canadesi hanno saputo declinare sul fronte fiscale, del riciclaggio e dell’usura. Anche perché anche all’estero sono coscienti delle capacità di infiltrazione dei calabresi. «Per decenni – ha ammesso Brigas – sono riusciti ad entrare singolarmente e con proprie strutture sia nel settore pubblico che in quello privato». Se nel settore illegale gli uomini dei clan calabresi incassano milioni con il traffico di droga e i giri di usura legati alle case da gioco, sono tutti nel mercato legale i business che consentono di ripulire quei capitali. Speculazioni edilizie e finanziarie, concessionarie di auto di lusso, società di investimenti, bar, ristoranti, locali e persino istituti benefici o di carità. Tutto fa gioco per ripulire e accumulare denaro. E ne avevano tanto.
ROLEX, FERRARI E VILLE SOTTO SEQUESTRO All’esito dell’operazione, la polizia regionale di York ha sequestrato 27 ville di lusso, 23 auto di alta gamma, incluse 5 Ferrari, una delle quali da sola costa 880mila euro, gioielli per 1,1 milione di euro fra cui 38 rolex, contanti, bar, locali e sale da gioco nelle zone più in vista della città. E poi contanti per più di un milione, in dollari canadesi, statunitensi, australiani ed euro. Una traccia degli affari internazionali dei clan sulla quale i segugi della Dda reggina stanno già lavorando. (ale.cand.)







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