Ora le ‘ndrine diventano un “modello”: i clan di Foggia imitano i calabresi

Il particolare emerge dalla nuova relazione della Dia. Nella mafia pugliese sono state riscontrate forme di emulazione. Dai riti di affiliazione alle ripartizioni dei ruoli

LAMEZIA TERME La criminalità organizzata pugliese appare frammentata e la mafia foggiana strizza l’occhio alla ‘ndrangheta calabrese. È quanto emerge dalla relazione della Dia relativa al II semestre 2018. «In Puglia ormai è consolidato il principio che ci consente di parlare di mafie e non di mafia. Ciò in relazione alla lunghezza e alla vastità della regione che, non avendo mai avuto una criminalità organizzata unita, si è andata frastagliando a seconda della posizione geografica», si legge. Il diffuso e sistematico rinvenimento di armi in tutta la Regione, parallelamente agli svariati, gravi fatti di sangue, fornisce ampia conferma del potenziale militare delle cosche pugliesi, che non si fanno scrupolo di sparare in pieno giorno nei centri cittadini e mietere vittime anche tra persone che nulla hanno a che fare con le dinamiche criminali locali, spiegano gli investigatori.
Nella mafia foggiana, peraltro, sono riscontrate forme di «emulazione dei “comportamenti” ‘ndranghetisti: analoghi rituali di affiliazione, ripartizione dei ruoli, qualifiche e gerarchie definite con il gergo tipico della criminalità calabrese, come emerso nell’ambito dell’operazione “Decima Azione” del 30 novembre 2018 – sottolinea la Dia –. Tuttavia, l’efferatezza con la quale la criminalità organizzata dauna continua a manifestarsi costituisce, ad oggi, il netto discrimine con la ‘ndrangheta, che sembra invece preferire una presenza silente sul territorio, evitando azioni eclatanti».







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