«Il fatto non sussiste»: assolto l’ex sindaco di Corigliano Straface

Il processo si chiude con il proscioglimento dei 10 imputati. Il già primo cittadino era stato accusato di abuso d’ufficio e falso con concorso in associazione mafiosa

CORIGLIANO ROSSANO Tutti assolti con formula piena perché «il fatto non sussiste». È questo il dispositivo della sentenza del processo nato dall’operazione Santa Tecla, nel 2011, che aveva visto coinvolti dieci imputati, su tutti l’ex sindaco di Corigliano, Pasqualina Straface.
La sentenza è stata emessa nel primo pomeriggio di venerdì dai giudici del Tribunale di Castrovillari (presidente Giusy Ferruccio, a latere Guglielmo Labonia e Chiara Miraglia), con le motivazioni che saranno depositate entro i prossimi 90 giorni.
Su Straface pendevano i reati di abuso d’ufficio e di falso con concorso in associazione mafiosa.
L’accusa di abuso di ufficio e falso, uno dei capi di imputazione con altri coimputati, era scaturita dai lavori assegnati in occasione delle alluvioni del settembre 2009 e febbraio 2010 nel comune di Corigliano Calabro. Secondo la Procura, Pasqualina Straface avrebbe affidato, attraverso ordinanze urgenti, dei lavori a ditte riconducibili ai fratelli Straface.
L’altro capo d’imputazione riguardava l’associazione mafiosa per aver ottenuto – sempre secondo l’accusa – l’appoggio da parte della locale di Corigliano in occasione della sua elezione a sindaco. L’indagine aveva preso spunto dalla relazione effettuata dalla Commissione d’accesso prefettizia, insediata presso il comune dopo lo scioglimento dell’amministrazione per infiltrazioni mafiose. Proprio a seguito dello scioglimento degli organi amministrativi eletti, il Pm aveva richiesto l’apertura delle indagini nei confronti dell’ex sindaco Straface, la cui posizione era già stata precedentemente archiviata dal Gip di Catanzaro nell’operazione originaria Santa Tecla.
Insieme a Pasqualina Straface sono stati assolti con formula piena anche gli altri nove coimputati: Mario Straface, fratello dell’ex sindaco, Giorgio Miceli, ex vicesindaco, l’ex assessore Giuseppe Curia, l’ex consulente esterno Gilberto Capano, i dipendenti comunali Annamaria Pagnotta, Carmine Grispino e Cosimo Servidio. Ed ancora gli imprenditori Agostino Sposato e Gianluca Gallo.
Il collegio difensivo dei dieci assolti è composto dagli avvocati Angelo Gencarelli, Gianluca Serravalle, Nicola Carratelli, Antonio Fusaro, Antonio Pucci, Giacinto D’Urso, Ettore Zagarese, Maria Sammarro e Giovanni Milito.
«Se da un lato si deve accogliere con grande soddisfazione la pronuncia di assoluzione con formula piena avvenuta nei confronti di tutti gli imputati all’esito di un processo lungo ed estenuante – ha commentato Angelo Gencarelli, uno degli avvocati del collegio difensivo – dall’altro rimane il profondo rammarico per come le questioni poste a base dello scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale di Corigliano Calabro, e sulle quali cui si è fondata l’indagine della Procura distrettuale, rivelatesi prive di rilievo dal punto di vista penale, abbiamo negativamente condizionato la vita politico-amministrativa, nonché l’immagine del Comune ausonico». (lu.la.)







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