Una lite per i terreni dietro l’omicidio di Fuscaldo – VIDEO

Duravano da tempo i dissidi tra il 53enne ucciso e il vicino rimasto ferito nel litigio sfociato in tragedia. La vicenda, legata ai sistemi di irrigazione, era anche finita in Tribunale. La testimonianza di un amico della vittima

di Michele Presta
FUSCALDO I carabinieri stendono un lenzuolo bianco sul corpo di Giuseppe Ramundo mentre i residenti e parenti della vittima osservano sgomenti le operazioni dei militari. Il sole caldo del Tirreno cosentino batte sul corpo privo di vita del 53enne promotore finanziario rimasto ucciso da diversi colpi d’arma da fuoco lungo la strada della piccola contrada Cariglio, nel Comune di Fuscaldo, dove era residente (qui la notizia). Un altro uomo, Peppino Ramundo, è invece affidato alle cure dei medici dell’ospedale di Paola perché rimasto ferito durante il litigio. Sul perché tra i due sia scoppiata una lite, culminata in una tragica sparatoria, stanno indagando i carabinieri coordinati dalla Procura di Paola guidata da Pierpaolo Bruni.
I dissidi tra i due Ramundo, che non sono legati da nessun vincolo di sangue, sono noti a tutti gli abitanti del posto. L’oggetto della contesa sarebbe un diritto di servitù. Ed è proprio su questo che sono orientate in queste prime fasi le indagini dei carabinieri: capire se l’omicidio possa davvero essere scaturito dai litigi legati a diritti sui terreni e, nello specifico, sul passaggio dell’acqua. Una vicenda che, in base a quanto si apprende, Giuseppe e Peppino Ramundo avrebbero portato in Tribunale e il cui verdetto sarebbe stato favorevole all’uomo ucciso.
Vicini di casa, parenti, amici, sulla bontà d’animo di Giuseppe Ramundo non hanno dubbi. Una persona per bene, «encomiabile il suo senso di giustizia» dicono delle donne sistemate a qualche centinaio di metri dal luogo del delitto. «Non posso dire con certezza quello che sia successo, ma qualcosina nell’area già si percepiva». Le parole di un vicino di casa che si presenta come «molto amico di Giuseppe» lasciano intendere che i battibecchi tra la vittima ed il presunto assassino fossero ben noti. «Sul diritto di servitù mi pare ci fosse una causa, con bei soldini da levare – aggiunge l’uomo –. Giuseppe mi diceva tutto, qualche tempo fa mi incontrò dicendo: “compà ‘a causa l’ha persa”». Secondo l’uomo, la questione ha origine negli atti di proprietà ed in quelli che sono stati i successivi passaggi e trasformazioni sui sistemi di irrigazione dopo la realizzazione della strada che collega le diverse abitazioni della frazione. «Ci siamo sentiti ieri sera, lui faceva l’orticello e un signore voleva comprare delle patate. Sui confini litigavano sempre». Poi l’uomo racconta dei sacrifici fatti dalla vittima: «Si è privato della sua gioventù per accudire la sorella cieca ma nonostante tutto portava avanti brillantemente il suo lavoro. Accudiva la sorella in modo indescrivibile. Penso che avesse qualche timore, anche se non mi ha mai detto questo, sui litigi per il confine, mi ha detto che una volta sono anche arrivati alle mani». (m.presta@corrierecal.it)







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