Gay Pride a Reggio, la Curia contro Falcomatà e la sua (presunta) “doppia morale”

Nota al veleno della chiesa cittadina. Che chiede spiegazioni al sindaco dopo la sua partecipazione al corteo: «È favorevole all’affido dei figli agli omosessuali?». Critiche anche per la differente accoglienza riservata al “Bus della famiglia”. «Nessuno escluso mai? Dimentica i poveri»

di Alessia Candito
REGGIO CALABRIA Una nota velenosa, una sfida aperta. Alla Chiesa reggina non è andata giù – proprio per niente – la partecipazione del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, al gay pride di sabato pomeriggio. A testimonianza della vicinanza dell’amministrazione alle istanze del mondo lgbt, il primo cittadino ha sfilato in testa al colorato corteo che ha invaso Reggio. La Chiesa reggina non ha gradito e lo ha fatto sapere pubblicamente. Con una nota velenosa, pubblicata oggi dal quotidiano l’Avvenire di Calabria, la Curia si rivolge a Falcomatà per chiedere «la sua presenza in prima fila al Gay Pride, quindi che significato assume? Può dirci pubblicamente se sostiene anche le posizioni più progressive dei soggetti promotori che sfilavano accanto a lei, quali l’adozione e l’affido dei figli alle coppie omosessuali?».
Un argomento da tempo al centro del dibattito politico nazionale, ma che per tonache e prelati che fanno capo al Vaticano rimane peccato mortale. E di cui Falcomatà – sembra sostenere la Curia – si sarebbe macchiato, anche solo per osmosi, cioè sfilando accanto a chi è favorevole a dare bimbi in adozione o affido a coppie omosessuali. Ma questo non è l’unico rimbrotto. Al primo cittadino, la Curia rinfaccia anche che «il Comune abbia stigmatizzato la manifestazione del Bus delle Famiglia» iniziativa dichiaratamente omofoba e misogina sponsorizzata dalle associazioni “CitizenGo” e “Generazione Famiglia”, che tra gli organizzatori ha visto anche il portavoce del Family Day Massimo Gandolfini, neurochirurgo convinto che l’omosessualità sia una malattia da curare.
Teorie e idee che, nel rispetto del principio costituzionale dell’uguaglianza, non solo la città di Reggio Calabria, ma anche amministrazioni di segno opposto, come la Giunta Appendino a Torino, hanno tenuto lontane dagli spazi pubblici. Per la Curia di Reggio però è (un altro) peccato mortale da imputare al sindaco.
«La tappa reggina – si legge nella nota – è stata osteggiata dalla Commissione Pari opportunità di Palazzo San Giorgio. Ma come? Una Commissione comunale vocata all’inclusione sociale che «esclude» a mezzo stampa chi la pensa differentemente dalla Comunità Lgbt?». E la lista dei rimbrotti al sindaco non finisce qui. La Curia sembra aver vissuto come “uno scippo” che per manifestare il proprio sostegno al Pride Falcomatà abbia usato l’espressione «nessuno escluso, mai», cara a don Italo Calabrò, “padre” del cattolicesimo sociale reggino. «Caro sindaco – si legge nella nota – il motto di don Italo era una difesa dei più deboli. I “pazzi” degli anni ’80 che il sacerdote reggino liberò dalla struttura-lager di Modena (ex manicomio). Le chiediamo, allora, perché il suo «nessuno escluso mai» non è indirizzato verso tutti i poveri di oggi».
Un pretesto che dà la stura ad un lungo cahier de doléances delle emergenze della città dalla «fuga generazionale» alla «solitudine dei papà divorziati», dai «genitori costretti a emigrare da Reggio Calabria per poter sostenere i propri figli» a tutti quelli «vivono la triste condizione del disagio abitativo e a cui non si danno risposte da decenni». Problemi concreti che tuttavia non appaiono in rotta di collisione con i diritti degli omosessuali. Ma per la Curia evidentemente sì. (a.candito@corrierecal.it)





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