Inaugurato il monastero di clausura di Rossano – VIDEO

La struttura accoglierà le suore. È il primo in Italia dedicato a Sant’Agostino. Il vescovo: «Il nostro cuore è in festa»

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO Alle falde della montagna rossanese che si inerpica verso la Sila è stato benedetto oggi pomeriggio il primo monastero di clausura femminile agostiniano del sud Italia e anche il primo, nella Penisola, ad essere dedicato a Sant’Agostino.
La benedizione è avvenuta durante la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Rossano-Cariati monsignor Giuseppe Satriano, alla presenza di monsignor Santo Marcianò, monsignor Francesco Milito, vescovo di OppidoMamertina-Palmi, monsignor Luigi Renzo, vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea (tutti già in servizio a Rossano per decenni prima di raggiungere le loro destinazioni vescovili) e monsignor Antonio Lucibello, nunzio apostolico. Fra le figure istituzionali, anche i sindaci di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, di Paludi, Stefano Graziano e di Cropalati, Luigi Lettieri.
In monastero vivranno quattro religiose della piccola comunità nata dieci anni fa, quando l’allora arcivescovo, monsignor Santo Marcianò, oggi Ordinario militare d’Italia, ha offerto alle monache dell’eremo di Lecceto, in Toscana, la possibilità di dar vita a una nuova fondazione monastica a Rossano.
«Insegnateci a pregare», chiese Marcianò alle religiose il giorno del loro solenne ingresso nell’Arcidiocesi, perché i calabresi potessero attingere dalla vita monastica la testimonianza della preghiera e di una vita fraterna nella carità e nell’amicizia. Le monache, allora a pochi passi dall’ex seminario estivo, restaurato e divenuto oggi monastero agostiniano, hanno iniziato ad integrarsi col territorio proponendo momenti di preghiera, incontri e promuovendo in particolare il calendario liturgico agostiniano.
«Sono state preziose opportunità per conoscerci, per intessere un dialogo, perché un monastero si regge anche sull’amicizia, sulla partecipazione e sul volontariato di tanti amici e fratelli laici. Inoltre tutto questo ha creato occasioni di catechesi – ha spiegato suor Clara Cesaro, la più giovane della comunità – perché chi si avvicina a noi ritrova poi, ad esempio, il desiderio di prendere in mano Le Confessioni di Sant’Agostino, oppure ci interroga, ci fa domande sulla nostra vita, sul Vangelo, sull’esperienza di Agostino».
Ad attirare un numero di persone sempre più crescente di anno in anno sono state, soprattutto, le festività del 27 e del 28 agosto, rispettivamente memoria di Santa Monica e di Sant’Agostino, da quattro anni precedute da un pellegrinaggio – con riflessioni a tema – che parte dalla cattedrale di Rossano fino a giungere alla casa delle monache. È la “Camminata nella terra del cuore”. «Terra del cuore perché quello che accade qui è l’allontanamento dei giovani, durante o dopo gli studi, sicché in tanti poi rimangono fuori della loro terra, per mancanza di lavoro o per altre problematiche, e la nostra “camminata” è un richiamo all’amore per la propria terra, per questa terra – chiarisce suor Clara –. Ma abbiamo anche voluto dare un secondo significato a questa “Camminata”: Sant’Agostino è un esperto di viaggi e di pellegrinaggi nella terra del cuore, anzitutto del suo cuore e poi del cuore dell’uomo in generale. Noi proponiamo un cammino a tappe e in ogni tappa si medita sull’esperienza di Sant’Agostino o su determinate tematiche trattate nei suoi scritti». Rivolta principalmente ai giovani, la proposta delle monache ha coinvolto centinaia di persone di ogni età.

PROGETTO MONASTERO In questi anni, quindi, è maturato anche il “Progetto Monastero” con tre obiettivi: la ristrutturazione dell’ex seminario estivo di Rossano (oggi il Monastero Sant’Agostino) ormai ultimata, e, ancora in cantiere, la realizzazione della foresteria nella vecchia residenza estiva del vescovo e la costruzione di una chiesa. C’è ancora tanto da fare insomma, e chiunque può offrire il proprio contributo seguendo i lavori sul portale delle monache agostiniane osarossano.it o sui canali social. Fra qualche settimana le religiose si trasferiranno nel nuovo monastero, anche se mancano molti arredi. Sarà allestita la cappella e sono necessarie diverse opere di sistemazione. «Ma ciò che conta è che la loro vita contemplativa si è innestata nel locale contesto socio-culturale», ha racconta suor Clara.

MONSIGNOR SATRIANO «Il cuore è in festa perché stiamo vivendo una significativa esperienza di fraternità, nella quale ci ritroviamo con gioia attorno alle care monache agostiniane». Ha detto il l’arcivescovo di Rossano durante la sua omelia.
«Abbiamo da poco benedetto questo luogo ricco di una memoria importante per la nostra Chiesa diocesana; spazio di umanità e di fede, dove generazioni di credenti si sono avvicendati in diverse esperienze ecclesiali; realtà che oggi diviene monastero, ovvero scrigno e arca, come le nostre monache, nel loro scritto, lo hanno definito. Per un verso “scrigno”, capace di contenere beni preziosi, quali il silenzio, l’ascolto, lo studio, la fraternità, la preghiera e il pensare e discutere insieme. Scrigno in cui possiamo ritrovare il senso e la preziosità della vita che ci è stata donata. Dall’altro “arca”, realtà capace di custodirci nelle tempeste della vita. “Un guscio per restare a galla in tempi di burrasca”, per quando siamo smarriti, persi sotto il peso della vita o nelle fatiche di una scelta».
«Sono convinto – ha aggiunto il presule – che quanto stiamo vivendo con l’inaugurazione di questa nuova realtà ha un respiro grande, un respiro universale di speranza, il respiro della Chiesa. Oggi veniamo immersi in un tempo di grazia, kairòs, in cui la storia della salvezza diviene la nostra storia. Dio intreccia, in questo giorno benedetto, la sua storia d’amore per l’uomo con la nostra storia e la apre alla speranza».
Satriano ha poi ricordato come la montagna di Rossano torni «ad essere abitata da quella vibrante ricerca di Dio che, più di 1200 anni fa, rese gravide di fede queste contrade della Calabria, mi riferisco all’esperienza cenobitica del monachesimo basiliano. La presenza delle monache agostiniane ci consegna, ancora una volta, la possibilità di rinascere dall’alto, attraverso la contemplazione, il silenzio e l’ascolto. Come affermava dieci anni fa monsignor Santo Marcianò, l’accogliere le monache di Lecceto diviene opportunità bella per imparare la via della preghiera, strada preziosa per dilatare l’esistenza e coglierla nel suo fluire di grazia. Siamo grati a queste donne coraggiose e innamorate. Immerse in una vita di contemplazione, silenzio e ascolto della preghiera, ci additano con la loro testimonianza, uno sguardo capace di ridare vigore e senso alla vita, uno sguardo dall’alto, intriso della luce che viene da Dio. Donne coraggiose e innamorate, poiché hanno messo in gioco il loro cuore, lasciando spazio a Dio e vivendo con amore grande, orientate verso di Lui e verso i fratelli».
L’arcivescovo ha, infine, ringraziato. «Grazie Madre Maria Carmela, grazie Madre Monica, grazie Suor Lucia, Suor Elisa, Suor Clara e voi tutte sorelle qui presenti della famiglia delle agostiniane. Grazie per aver creduto e investito la vostra vita in questa avventura d’amore». (l.latella@corrierecal.it)







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