Paziente oncologica attende terapia per ore, ma il farmaco è finito

È successo nell’ospedale di Crotone. Una donna ha aspettato due ore con l’ago della flebo nel braccio. L’epirubicina non era disponibile. Problema risolto per i prossimi giorni. Ma il rischio è che il caso possa ripetersi

di Gaetano Megna
CROTONE Dopo due ore di attesa con l’ago della flebo già inserito nel braccio alla paziente oncologica è stato detto che il farmaco non era nella disponibilità dell’ospedale. È successo ieri nel reparto di Oncologia del “San Giovanni di Dio” di Crotone. Il farmaco è l’epirubicina, che viene usato per combattere i tumori cosiddetti solidi. I tumori che contaminano il pancreas, il fegato i seni e altri organi. Il parente del malato che ci racconta l’episodio verificatosi nel reparto di Oncologia di Crotone, ha fatto una ricerca sulla reperibilità di questo farmaco. La disponibilità in Italia è scarsa, perché le case farmaceutiche preferiscono vendere all’estero i loro prodotti e per questo gli ospedali dove si utilizza devono programmare per tempo l’acquisto.
Secondo il racconto del parente della paziente il reparto di Oncologia del nosocomio pitagorico non avrebbe responsabilità perché applica la sorveglianza farmacologica. Il fabbisogno di farmaci per preparare i mix per la chemio vengono richiesti per tempo alla farmacia che opera all’interno del presidio. Resta da capire allora se il problema è riconducibile ad una svista organizzativa della farmacia o addirittura può essere legato a problemi di approvvigionamento regionale. Il farmaco costa molto e non è facilmente reperibile. Sono molti i pazienti che, all’ospedale di Crotone, si curano assumendo l’epirubicina. Il farmaco deve essere somministrato mensilmente: tre settimane su quattro. La disponibilità di epirubicina è veramente indispensabile. La signora che, ieri, ha fatto la brutta esperienza assume il farmaco da circa quattro mesi e combatte la battaglia contro il tumore da almeno quattro anni: da quando le è stato diagnosticato “il male” al seno. Alla fine il problema è stato risolto, perché la paziente è stata convocata per domani. Il farmaco che serve, per la seduta di questa settimana, è stato reperito. Resta il disagio della brutta esperienza e la paura che, nei prossimi mesi, l’episodio possa ripetersi. (redazione@corrierecal.it)







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