Violenza alla stazione di Vaglio Lise, si aggrava la posizione dell’imputato

Francesco Mazzei dovrà rispondere di aver abusato di un minore. La decisione nel corso del processo in corso a Cosenza. Decisive le parole dei testimoni

di Michele Presta
COSENZA Al termine dell’istruttoria dibattimentale per Francesco Mazzei, il pubblico ministero Giuseppe Cozzolino ha modificato il capo d’accusa da atti sessuali a violenza sessuale su minore. E’ questo il risvolto emerso nel corso dell’ultima udienza celebrata a carico dell’uomo che, nel settembre del 2018, avrebbe commesso la violenza negli stabili della stazione ferroviaria di Vaglio Lise. Si aggrava dunque la sua posizione. Con il nuovo capo d’accusa, il pm ritiene che la ragazzina sia stata costretta ad intrattenere un rapporto sessuale con violenza o minaccia.
Decisivi, infatti, sono stati i fatti riferiti dai carabinieri intervenuti sul posto non appena lanciato l’allarme (qui l’articolo) e dei due minorenni (qui l’articolo ) che l’uomo avrebbe tenuto in ostaggio in una stanza al pian terreno della stazione ferroviaria di Vaglio Lise. Nel corso dell’istruttoria dibattimentale, oltre ai testimoni citati dalla procura, sono stati ascoltati anche quelli citati da Chiara Penna avvocato di parte civile nel processo.
I FATTI La 14enne presunta vittima della violenza sessuale ed un suo amico anche lui minorenne e affetto da sindrome d’autismo, nel settembre dello scorso anno, si trovavano nello scalo ferroviario cosentino in attesa di prendere il treno diretto a Paola.
I due sarebbero stati adescati dall’uomo che dopo aver condotto entrambi nelle stanze sotterranee della stazione avrebbe abusato della ragazzina costringendo il suo amico ad assistere alla scena. Proprio quest’ultimo tramite il suo cellulare è riuscito a mettersi in contatto con i carabinieri che quando sono arrivati sul posto, hanno trovato i ragazzi vestiti ma terrorizzati.
I militari nel corso dell’udienza in cui furono ascoltati come testimoni riferirono che il luogo in cui si consumò la violenza era completamente al buio e l’angolo in cui si trovavano i due ragazzi non era visibile dall’esterno. L’accesso ai locali, inoltre, come descritto dai carabinieri sarebbe stato impedito da un catenaccio con il quale il cancello era chiuso. (m.presta@corrierecal.it)





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