“Canile lager” a Mendicino, al processo ammesse parte civile tre associazioni

Fareambiente Laboratorio Verde, Legambiente e Wwf Calabria Citra saranno parte attiva nel procedimento a carico dei sette imputati. Sono accusati di cattiva gestione della struttura

COSENZA Le associazioni Fareambiente Verde, Legambiente e Wwf Calabria Citra sono state ammesse come parte civile nel corso del processo relativo alla gestione del canile Terredonniche. Si aggiungono all’associazione Croce del sud Onlus, che tre anni fa fiutando i presunti illeciti ed abusi ai danni dei cani ricoverati nel canile, coinvolgendo l’allora deputato del Movimento 5 Stelle Paolo Bernirni, fece un blitz nella struttura che si trova a Mendicino, comune limitrofo alla città di Cosenza. Dopo che la situazione in cui vivevano gli animali saltò fuori, la struttura, venne ribattezzata: «canile lager». La Croce del Sud Onlus, ha già prodotto una serie di indagini difensive, tutte prodotte nel corso delle udienze preliminari non a caso i volontari rappresentati dall’avvocato Giacomo Anelli sono parte offesa del processo sin dalla fase preliminare. Per le nuove associazioni, l’ordinanza di ammissione come parte civile è stata disposta nel corso della prima udienza dal presidente del collegio Salvatore Carpino. C’è voluta più di un’ora e trenta di collegio, per ribaltare il pronunciamento del gup, che invece aveva escluso le associazioni. Il collegio giudicante ha condiviso la tesi dell’avvocato Anita Frugiuele, delegato nazionale dello sportello legale “Difendiamo gli animali” e legale di Fareambiente, che discutendo la posizione delle tre associazioni ha rimarcato tutti i precedenti giurisprudenziali che fanno riferimento alle ammissioni delle associazioni di categoria come parte civile.
LA VICENDA La richiesta di intervento dell’ex deputato pentastellato venne accolta dalla Procura della repubblica di Cosenza che disponendo il sequestro del canile, contestualmente aprì un fascicolo di indagine nei confronti di otto persone. Per quella vicenda, sono stati rinviati a giudizio: Franca Battaglini, Arturo Bruno e i loro figli Giovanni e Elisa Bruno (gestori del canile) rispettivamente accusati di avere detenuto all’interno del canile rifugio, senza i requisiti necessari previsti dal Dpgr-Ca del 2012, un elevato numero di cani in condizioni di sovraffollamento.
I quattro, appartenenti tutti alla stessa famiglia, rispondono anche di aver realizzato una rete fognaria del canile così come una serie di box da destinare al ricovero dei cani in una zona a poche centinaia di metri dal Torrente Carone. Per queste opere, oltre alla famiglia Bruno, sono imputati anche Roberto Bruni e Giuseppe La Valle nelle loro funzione di progettista e direttore dei lavori. A loro viene imputata la realizzazione illecita di una rete fognaria per la raccolta delle acque reflue provenienti dal canile e successivo allaccio alla rete fognaria comunale, senza richiedere l’autorizzazione paesaggistica. I fatti finisti nel fascicolo d’udienza si riferiscono ad episodi accaduti dal 2005 al 2017, per queste ragioni, tra gli imputati risulta anche Roberto Greco che nella qualità di responsabile dell’area tecnica del comune di Mendicino dal primo gennaio 2010, avrebbe procurato un ingiusto vantaggio alla società “Cino Sport” rilasciando un’autorizzazione comunale per la realizzazione della rete fognaria per la raccolta delle acque reflue provenienti dal canile ed il successivo allaccio alla rete fognaria comunale in violazione di legge, trattandosi di una zona gravata da vincolo paesaggistico ed idrogeologico. Abuso di ufficio, abbandono di animali e opere eseguite senza autorizzazione, sono dunque, i reati di cui a vario titolo risponderanno gli imputati. Fanno parte del collegio difensivo gli avvocati: Pasquale Vaccaro, Valentina Verta, Luigi Peluso, Marlon e Ubaldo Le Pera, mentre, gli avvocati Rodolfo Ambrosio e Fabio Spinelli rappresentano in giudizio le associazioni Legambiente e Wwf. (mi.pr.)





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