Inchiesta sulla Procura di Castrovillari, chiesti 5 rinvii a giudizio

L’udienza preliminare è stata a Salerno per il prossimo 27 novembre. Le accuse sono corruzione e falso. Facciolla tra gli indagati. Il suo legale: «Strana fuga di notizie»

CATANZARO La Procura della Repubblica di Salerno, competente per le inchieste in cui sono indagati magistrati del Distretto di Catanzaro, ha chiesto il rinvio a giudizio delle persone coinvolte nell’indagine su presunti illeciti attribuiti alla Procura della Repubblica di Castrovillari.
Gli indagati sono il procuratore Eugenio Facciolla; l’agente della Polizia stradale di Cosenza Vito Tignanelli, amministratore di fatto della Stm srl, che fornisce apparecchiature per intercettazioni; Carmine Greco, comandante della forestale di Cava di Melis (Cosenza); Alessandro Nota, carabiniere in servizio anche lui a Cava di Melis, e Marisa Aquino, moglie di Tignanelli e titolare della Stm.
L’udienza preliminare è stata fissata dal gup di Salerno Giandomenico D’Agostino per il prossimo 27 novembre. I reati per i quali sono imputate le persone coinvolte nell’inchiesta sono corruzione e falso e riguardano presunti illeciti nell’affidamento alla Stm del noleggio di apparecchiature per intercettazione.
L’inchiesta è stata condotta dal procuratore vicario di Salerno, Vincenzo Senatore, e dal sostituto Luca Masini. Secondo i pm, il procuratore Facciolla avrebbe «affidato il noleggio di apparecchiature nell’ambito di attività di intercettazione alla Stm srl, formalmente intestata a Marisa Aquino e di fatto amministrata da Vito Tignanelli, con il quale il magistrato intratteneva relazioni personali risalenti a circa venti anni addietro» e che «a riprova del rapporto fiduciario, era risultato, nell’ottobre 2018, depositario presso la propria abitazione di copiosa documentazione affidatagli in custodia dallo stesso dottor Facciolla». Questi affidamenti, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero procurato un «ingiusto vantaggio patrimoniale» alla Stm srl «in violazione dell’obbligo di imparzialità gravante su ogni pubblico ufficiale». Il procuratore Facciolla, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto per sé delle «utilità»: l’uso di un’utenza telefonica intestata a Marisa Aquino «da epoca anteriore e prossima al 23 dicembre 2015 e fino a tutto il 17 ottobre 2016, avendone assunto la titolarità solo il 17 ottobre 2016». Inoltre nella primavera del 2017, su espressa indicazione di Marisa Aquino, sarebbero state installate dalla Stm due video camere nel parcheggio antistante l’ingresso dell’abitazione del magistrato a Cosenza. Due sono, inoltre le ipotesi di falso. Un capo di imputazione riguarda Facciolla e il maresciallo Greco. Dopo l’arresto di Antonio Spadafora il 9 gennaio 2018, nell’ambito dell’operazione della Dda di Catanzaro denominata “Stige”, Facciolla e Greco avrebbero concordato la redazione di un’annotazione nella quale fossero descritte le attività informative che lo stesso Greco, imputato nello stesso procedimento “Stige” per concorso esterno in associazione mafiosa, aveva acquisito «mesi prima nel corso di interlocuzioni con Antonio Spadafora», imputato anche lui nel processo “Stige”. Tale documento, però, per l’accusa, sarebbe «risultato materialmente falso» poiché reca la data del 31 dicembre 2017, giorno in cui Greco non risultava in servizio. Sulla base di accertamenti eseguiti sul computer di Greco, inoltre, «il file risultava generato il 15 dicembre 2018 e modificato l’ultima volta il 19 febbraio 2018». Risulterebbero false, inoltre, determinate attività compiute da Greco: un incontro in data 20 ottobre 2017 nella stazione di Cava di Melis con Antonio e Rosario Spadafora, quest’ultimo anche lui imputato nel processo “Stige”, «laddove in quella data l’ufficiale di polizia giudiziaria era risultato permanere per l’intera giornata nell’area urbana di Cosenza e intorno alle ore 20, nel comune di Rende». Falsa sarebbe anche l’informazione telefonica «ricevuta il 3 novembre 2017 da Antonio Spadafora circa un controllo eseguito dai carabinieri in località Russi, laddove la telefonata risultava essere stata fatta in realtà da Rosario Spadafora». Sempre secondo l’accusa, «il procuratore Facciolla suggeriva a Carmine Greco la redazione dell’atto e la sua retrodatazione e, a seguito della consegna avvenuta da parte dell’ufficiale di polizia giudiziaria nelle mani della segretaria in servizio nella Procura di Castrovillari, in epoca successiva e prossima al 19 febbraio 2018, non essendo stato apposto sul documento alcun timbro di avvenuta ricezione, ne approvava il contenuto dopo l’avvenuta lettura, provvedendo al suo inserimento all’interno del fascicolo di cui era contitolare, con provvedimento ‘visto agli atti d’ufficio’ che recava la data del 28 giugno 2018». Infine il carabiniere Nota, su istigazione del comandante Carmine Greco, nel protocollare la nota, datata 31 novembre 2017 firmata da Greco e indirizzata al procuratore Facciolla, avrebbe attestato falsamente al protocollo dell’ufficio di avere ricevuto l’atto nella data 31 novembre 2017 «quando in realtà l’atto risultava essere stato ultimato dall’effettivo estensore in data 19 febbraio 2018, avendo commesso il fatto al fine di garantire all’autore della nota contraffatta nella data l’impunità dal reato di falso ideologico».
IL LEGALE DI FACCIOLLA: «STRANA FUGA DI NOTIZIE» «L’insistenza della Procura di Salerno mi lascia perplesso, con questa fuga di notizie che sembra muoversi ad orologeria, con recidivante frequenza: il procuratore Facciolla ha riaperto inchieste e sta facendo indagini di grosso spessore». Lo dice all’Agi l’avvocato Antonio Zecca, legale del procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla. La Procura di Salerno ha chiesto il rinvio a giudizio per Facciolla e altri 4 indagati a seguito di alcune ipotesi di corruzione e falso ideologico. «La Procura di Salerno si è mossa con molta tempestività nell’aprire un’inchiesta per una raffica di reati – dice Zecca – e io ho notizie di richieste di archiviazione, ma non ho ancora avuto occasione di prendere visione del provvedimento. So che per tutti i reati contestati inizialmente è stata chiesta l’archiviazione, ma io il provvedimento ancora non l’ho visto».
«Nel corso delle indagini la Procura ha chiesto l’incidente probatorio per sentire il maresciallo Greco – altro indagato, dice Zecca – che precisò l’assoluta estraneità di Facciolla all’ipotesi di falso, ma ancora si insiste su quell’ipotesi di falso. Per quanto riguarda altre ipotesi di reato, per esempio quello sulle immagini delle strutture di sicurezza che tutelavano Facciolla, – dice l’avvocato – come faceva Facciolla a sapere dove finivano? Si devono fare indagini su dove finivano le immagini, se non andavano alla polizia. Da ultimo – dice Zecca – non era Facciolla che ha dato incarichi alla società STM, ma i sostituti e quindi non è Facciolla che ha fatto dei favori, ha solo ratificato la richiesta. Siccome non so se questi capi siano oggetto di richiesta di archiviazione – continua Zecca – andiamo con assoluta serenità all’udienza preliminare”. Ma siamo di fronte ad una nuova guerra tra procure?». «Non ho l’abitudine di andare alla ricerca di angoli oscuri nei processi, quelli che sono meccanismi interni o sottobosco della magistratura non mi riguardano – conclude Zecca – ma certo e’ che vedo delle cose strane, che dovrò evidenziare nei luoghi preposti».





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