Estorsioni e legami con i clan Trovato e Tegano, processo per 5 calabresi a Bergamo

Inchiesta nata dopo l’incendio di sei tir a Seriate. Al centro degli interessi il business dei trasporti. I due presunti capi, originari di Reggio, hanno scelto il rito ordinario

BERGAMO Sono tutti imputati per associazione di stampo mafioso: un caso raro, a Bergamo. Il gup di Brescia ha rinviato a giudizio cinque calabresi, su richiesta della Dda, in seguito a un’inchiesta nata dopo l’incendio di sei Tir a Seriate nel 2015. La presunta organizzazione era radicata sul territorio bergamasco. La notizia è riportata dal Corriere della Sera, edizione Bergamo. Tra gli imputati c’è Andrea Demetrio Battaglia, 36 anni, in carcere a Reggio Calabria. «Partecipe – secondo la Dda – di un’associazione criminale di stampo ‘ndranghetista operante in particolare in questo distretto, caratterizzata da autonomia programmatica, operativa e decisionale rispetto alla cosca dei Franco e dei Tegano-Stefano, cui risulta legata da rapporti soggettivi, federativi o da alleanze».
Battaglia sarebbe una dei terminali del gruppo, i cui capi sono considerati Paolo Malara, 45 anni, e Carmelo Caminiti, di 58, entrambi di Reggio, che hanno scelto il giudizio abbreviato. In coppia, e poi separatamente, Malara e Caminiti si sarebbero mossi – sempre secondo quanto racconta il Corriere – per conto dei fratelli Carlo e Alessandro Santini, di Azzano, impegnati in un’attività di recupero crediti. Sarebbero sei i casi di estorsione nei quali Battaglia avrebbe aiutato i due capi.
A processo a Bergamo anche tre protagonisti della vicenda che aveva dato il via all’inchiesta: l’incendio di sei Tir della Ppb Servizi&Trasporti a Seriate, nella notte del 6 dicembre 2015. Un’estorsione con l’aggravante del metodo mafioso. Secondo l’accusa Giuseppe Papaleo, calabrese di 50 anni con residenza negli Emirati Arabi e domicilio a Predore, aveva voluto danneggiare la Ppb per fare in modo che una nota azienda bergamasca di ortaggi si affidasse a lui e all’azienda della sua compagna.
Per tutta risposta, il titolare della Ppb si sarebbe rivolto a Caminiti. Che, entrato in contatto con Papaleo, ne avrebbe apprezzato le “qualità”: «Proprio una persona come noi – aveva detto intercettato – di sani principi, con buoni ragionamenti… Un galantuomo… Mi pare che ha la bocca e non ha la parola».
Per gli incendi e le minacce – ricostruisce ancora il Corriere della Sera – Papaleo aveva ingaggiato Vincenzo Iaria e Domenico Lombardo, anche loro calabresi a processo. Imputato anche Felice Sarica, di casa a Spirano: aveva intestato a due donne una società di pasticceria di Iseo. E in caserma a Urgnano – secondo la Dda – aveva dichiarato il falso sui suoi rapporti con Caminiti.





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