Le accuse (stoppate dal gip) all’ex sindaco di Torre: dal sostegno del clan all’informativa in cassaforte

Secondo la Dda di Catanzaro l’avvocato Giuseppe Pitaro, negli anni in cui ha guidato il Comune delle Preserre, avrebbe agevolato società riconducibili ai Chiefari. Al figlio del boss fu anche proposto di fare l’assessore esterno, ma non accettò. Per il giudice però non ci sono indizi abbastanza gravi per la misura cautelare

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO Avrebbe agevolato le attività della società “Euroscavi srl” riconducibile, secondo gli inquirenti, alla famiglia Chiefari, egemone a Torre di Ruggiero. L’ex sindaco del Comune delle Preserre catanzaresi, l’avvocato Giuseppe Pitaro, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa nella sua qualità di primo cittadino da 2006 al 2015 (qui i dettagli e qui i nomi degli arrestati nell’inchiesta “Orthrus”). In particolare «a fronte del sostegno elettorale fornito dai Chiefari, Pitaro avrebbe agevolato le attività economiche della società Euroscavi srl, riferibile al detto gruppo criminale, consentendo alla stessa di realizzare opere per conto del Comune in spregio delle informative antimafia redatte sulla stessa (società, ndr) dalla Prefettura di Catanzaro e di Vibo Valentia». I rapporti professionali tra l’avvocato Pitaro e Antonio Chiefari, indicato al vertice dell’omonima famiglia, sarebbero risalenti già al 2000.
I RAPPORTI PROFESSIONALI COI CHIEFARI «In virtù di tali rapporti professionali – scrive il gip Paola Ciriaco nelle carte dell’inchiesta sui clan di Torre e Chiaravalle (qui i nomi degli arrestati) – l’indagato avrebbe quindi senza dubbio preso contezza dei precedenti penali e giudiziari dei soggetti coinvolti, ed in particolare dell’informativa antimafia della Prefettura di Catanzaro che ha colpito la società Euroscavi nel 2006, ed in riferimento alla quale era stato proposto ricorso al Tar – per mezzo proprio dell’avvocato Pitaro – avverso il diniego espresso dalla stessa Prefettura alla richiesta di accesso agli atti da parte della società». Secondo il gip questi fatti rileverebbero il sostegno elettorale prestato dalla famiglia Chiefari a Pitaro in occasione delle Amministrative del 2006 e del 2011.
LA CAMPAGNA ELETTORALE DEL 2011 In particolare, nel 2011, Pitaro «faceva salire sul palco Domenico Chiefari, figlio di Antonio, quale rappresentate dei giovani torresi, con ciò esplicitando pubblicamente l’appoggio della famiglia Chiefari alla propria candidatura». Dopo la vittoria delle amministrative Pitaro «proponeva Domenico Chiefari quale assessore esterno, incarico poi non accettato». Successivamente il giovane Chiefari veniva assunto quale operaio manutentore e nel 2013 come agente della polizia municipale.
L’INFORMATIVA IN CASSAFORTE Nel 2014, inoltre, gli inquirenti hanno registrato un incontro tra l’ex sindaco, alcuni funzionari del Comune di Torre di Ruggiero e Antonio Chiefari e i propri figli. Al 28 ottobre 2011 risale l’informativa antimafia della Prefettura di Catanzaro riguardante la Eurocostruzioni. Questa informativa è stata presa in carico dal Comune di Torre di Ruggiero il 4 novembre 2011 da parte del segretario comunale, ma sconosciuta dal sindaco, il quale aveva continuato ad avallare l’affidamento di lavori per il Comune alla Eurocostruzioni. L’informativa in questione è venuta fuori nel 2015. Pitaro riferisce di non esserne mai venuto a conoscenza «non avendo il segretario comunale di allora ritenuto opportuno portare tale atto alla sua attenzione».
Episodio, questo, che porterà alle dimissioni del primo cittadino.
LAVORI PER 390MILA EURO Gli investigatori hanno stimato in 390mila euro «il valore dei lavori svolti dalla società Eurocostruzioni in favore del Comune di Torre di Ruggiero nel periodo – dal 2006 al 2015 – in cui l’avvocato Pitaro ha svolto la funzione di sindaco». Parte dei lavori sono stati svolti «fuori bilancio», e in parte ancora non saldati. Secondo il gip non sussistono indizi di colpevolezza tali da superare la soglia di gravità richiesta per l’applicazione della misura cautelare richiesta.
GLI ELEMENTI INDIZIARI «Nel caso di specie, secondo la prospettazione accusatoria, il ruolo di concorrente esterno dell’indagato, a fronte di un esplicito appoggio elettorale da parte dei Chiefari, si sarebbe materializzato – si legge nelle carte dell’inchiesta – nel concreto aiuto fornito alla consorteria attraverso i lavori e gli appalti propiziati, avendo egli, uomo politico non occasionalmente chiamato a competizioni elettorali, perseguito il fine di procacciare voti per accrescere il proprio peso politico». Secondo il gip «deve ritenersi che gli elementi indiziari prospettati, seppur meritevoli di approfondimento, evidenziano senza dubbio una anomala contiguità dell’indagato con gli interessi della famiglia Chiefari (in particolare Antonio, classe 51), con particolare riferimento alla gestione degli affidamenti di lavori alle società» riconducibili ai Chiefari stessi. Ma non sono, scrive il gip, elementi allo stato idonei a sostenere l’ipotesi accusatoria. Il gip afferma che, da un lato, «può dirsi acclarato l’appoggio dei Chiefari alle elezioni del 2011», ma dall’altro «risulta del tutto fumosa e quanto mai generica l’ipotesi di un patto in virtù del quale l’indagato si sarebbe impegnato ad avvantaggiare il gruppo criminale in questione».
AFFIDAMENTI PER SOMMA URGENZA Secondo il giudice «non è ben emersa la dinamica relativa all’affidamento dei lavori in favore della Eurocostruzioni e in che misura il sindaco abbia in qualche modo influito sulla scelta del contraente. Si tratta, in particolare, per lo più di affidamenti effettuati in regime di somma urgenza, gestiti dall’Ufficio tecnico comunale, per un ammontare complessivo a circa 300mila euro nel corso degli 11 anni di durata dello svolgimento dell’incarico da parte dell’indagato».
IL RUOLO DEL SINDACO E L’INFORMATIVA NASCOSTA «Allo stesso modo – scrive il gip – non è ben emerso il ruolo del sindaco nella vicenda relativa all’informativa antimafia “custodita” per ben quattro anni all’interno della cassaforte comunale». Nessuno dei soggetti sentiti dagli investigatori ha riferito di avere coinvolto Pitaro nella vicenda. Emerge che «il segretario comunale e il responsabile dell’area tecnica abbiano affidato il documento al dipendente Nicola Iozzo (non indagato in questo procedimento, ndr) affinché lo custodisse nella cassaforte». Secondo il gip mancherebbero anche dati relativi ad affidamenti che hanno interessato altre e diverse società. La Dda di Catanzaro che ha condotto l’indagine ha già prospettato di fare appello sulla decisione del gip. Pitaro respinge le accuse (qui le sue dichiarazioni). La zona grigia aspetta ad essere svelata. (a.truzzolillo@corrierecal.it)







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