Omicidio Fortugno, 14 anni dal delitto che sconvolse la Calabria

A Locri la cerimonia in memoria del vicepresidente del Consiglio regionale assassinato il 16 ottobre del 2005. Irto: «Era un uomo buono». Oliverio alle celebrazioni: «Una figura esemplare per coerenza e correttezza»

LOCRI A Locri è il giorno del ricordo: il 16 ottobre di 14 anni fa veniva assassinato dalla ‘ndrangheta il vicepresidente del consiglio regionale Francesco Fortugno. Quest’anno, una cerimonia di commemorazione intensa, quella dedicata al politico locrese, che ha visto la celebrazione di una messa nella Cappella dell’ospedale di Locri, presieduta dal vescovo Francesco Oliva e la deposizione di una corona di fiori sul luogo dove la vita di Fortugno fu interrotta: Palazzo Nieddu. Il vicepresidente del consiglio regionale, in quel 16 ottobre del 2005, era andato a votare alle primarie dell’Unione, la coalizione di centrosinistra.
Dopo il commosso ricordo sulla tomba del politico locrese e la celebrazione eucaristica, il ricordo civile con un reading dal titolo “Leggo per legittima difesa” al liceo Mazzini.
«Franco Fortugno – ha detto il presidente del consiglio regionale Nicola Irto – fu ucciso in una giornata di festa e di democrazia. Il suo omicidio provocò uno sconquasso umano, politico e istituzionale che non dobbiamo dimenticare». Per il presidente dell’assise regionale, Fortugno fu «una persona buona, sorridente, di cui conservo i ricordi dell’epoca in cui militavamo nello stesso partito. Quella tragica vicenda ha rappresentato un attacco al cuore della democrazia in Calabria, la cui gravità, ancora oggi, richiede a ciascuno di noi una seria riflessione e impone alla politica un solenne patto di ripudio della ‘ndrangheta e del suo consenso inquinato. In Calabria emerge ancora oggi la necessità di irrobustire gli anticorpi sociali, politici ed economici contro la ‘ndrangheta. Ma gli anticorpi della società si formano partendo dai giovani. Ecco perché apprezzo molto che il ricordo di Franco, di cui il Consiglio regionale è doverosamente parte attiva, si rivolga soprattutto al mondo studentesco».
Anche il presidente della Giunta regionale, Mario Oliverio, ha voluto rendere omaggio alla memoria «dell’amico Franco Fortugno». «Una figura esemplare per coerenza e correttezza istituzionale – ha dichiarato il presidente Oliverio – la cui memoria è rimasta impressa in chi lo ha conosciuto e stimato, come uomo e come politico. Ho ritenuto più che doveroso dedicare al suo ricordo un gesto d’affetto personale oltre che istituzionale, in attesa che piena luce sia fatta sulle vicende che hanno portato alla sua tragica morte.”
Emotivo anche il ricordo del sindaco di Locri Giovanni Calabrese: «Locri ricorda quella tragica pagina che ha lasciato indelebile traccia. Dobbiamo ricordare e mai dimenticare la morte violenta di tanti nostri cittadini strappati con violenza inaudita all’affetto dei propri cari. Personalmente provo un sentimento di profondo odio e disprezzo nei confronti di questi maledetti malavitosi. Sono certo e convinto che il mio sentimento accomuna tutte le persone perbene della nostra Locri. La ndrangheta ha “rubato” gli anni belli della nostra gioventù. Nessuno ci restituirà quella serenità sporcata e violentata da tanti tragici eventi».
“Nel contrasto alla criminalità organizzata non possono esserci tentennamenti di sorta” ha invece detto l’ex deputata del Partito democratico Maria Grazia Laganà Fortugno nel suo intervento alla cerimonia di commemorazione del marito. “Quello di magistrati e forze dell’ordine – ha aggiunto Maria Grazia Laganà – è un lavoro pericoloso. Un lavoro che miete vittime, come avvenuto pochi giorni fa, quando due agenti di polizia, Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, sono caduti nell’adempimento del dovere. A loro, e a tutti i servitori dello Stato che hanno perso la vita, rivolgo un pensiero grato e deferente; e un abbraccio forte va alle loro famiglie. So cosa stanno provando. Di fronte a episodi come quello di Trieste, abbiamo il dovere di non cedere all’emotività del momento e di essere molto lucidi e razionali. Ci sono state polemiche, nelle quali non voglio entrare, ma quel che mi preme dire è che la lotta al crimine e la sicurezza dello Stato e dei cittadini non possono essere fatti come le nozze con i fichi secchi. Sulla sicurezza non servivano annunci o dichiarazioni, che assomigliavano solo a spot pubblicitari, magari sui social; occorre invece un approccio serio, con più risorse economiche, strumentali e umane e con investimenti veri”. “Io mi auguro – ha detto ancora la vedova di Francesco Fortugno – che nelle future leggi di bilancio dello Stato, trovi posto la necessità di investire maggiormente sulle forze di polizia, sulle forze dell’ordine e sulla magistratura. So che il Governo, che ha fatto il massimo per predisporre in tempi strettissimi la nota di aggiornamento al Def , è sensibile anche a questo tema e sono certa che nei prossimi anni ci sarà un’inversione di tendenza rispetto al recente passato”.
“L’omicidio dell’onorevole Franco Fortugno 14 anni fa è stato un evento tragico che ha segnato un punto di passaggio nella vita della nostra comunità. Da allora le cose non sono rimaste come prima. La comunita’ ha saputo reagire all’arroganza criminale, cercando nuovi percorsi di legalità”. Questo il ricordo del vescovo di Locri, Francesco Oliva. “Franco Fortugno non è morto invano. Il suo sacrificio – ha aggiunto il presule – non è stato inutile. La sua morte ha portato la società civile più onesta a comprendere che occorreva ricostruire su basi nuove la convivenza cittadina. Mettere da parte l’arroganza mafiosa e intraprendere cammini di legalità e di rispetto. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci consegna una riflessione utile anche per quanti di noi svolgono ruoli istituzionali di governo. Ci sarà però un giudizio finale, il giusto giudizio di Dio. Lo afferma san Paolo nella prima lettura, ove dice: “Dio renderà a ciascuno secondo le sue opere: la vita eterna a coloro che, perseverando nelle opere di bene, cercano gloria, onore, incorruttibilità; ira e sdegno contro coloro che, per ribellione, disobbediscono alla verità e obbediscono all’ingiustizia”. Il giudizio di Dio condanna quanti non vivono secondo giustizia, ma preferiscono le vie dell’illegalità e del male”.







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