Scandalo Oss, i tirocini mai fatti e il corsista disoccupato che scopre la truffa e si suicida

Il racconto della compagna dell’uomo caduto in depressione dopo aver capito di essere vittima di un raggiro. E la testimonianza di altri truffati: «Sull’attestato che mi è stato rilasciato risulta un numero impressionante di ore di teoria che non ho fatto». Il guadagno illecito stimato oscilla intorno ai 600mila euro

di Michele Presta
COSENZA I controlli erano la «bomba» pronta ad esplodere. La miccia è stata innescata dalla Federazione Nazionale Migep (un sindacato) e da alcuni corsisti che fiutata la puzza della truffa si erano rivolti ai carabinieri. È questa la genesi dell’inchiesta “Ponzi” (qui i dettagli) che ha portato all’arresto di Edoardo Scavelli, Saverio Epifano, Domenico Pucci, Antonio Vincenzo Cuccareo, Alfonso Anna Sacco e Enrico Novissimo con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al falso. Tutti e sei, secondo la Procura di Castrovillari, tenevano le fila di un sistema che in modo illecito e fraudolento rilasciava certificati per chi volesse ottenere la qualifica professionalizzante di operatore socio sanitario. Un impianto accusatorio che il Gip del tribunale ha condiviso, disponendo gli arresti cautelari in carcere nonostante gli indagati fossero tutti incensurati.
LA PUBBLICITÀ E IL SUICIDIO La scuola Sud Europa, presieduta da Edoardo Scavelli e diretta da Saverio Epifano, investiva molto in pubblicità. L’ente, con sede legale ad Altomonte, promuoveva le attività di formazione con manifesti e locandine che facevano il tam tam tra chi era intenzionato a diventare Oss, magari spinto da un concorso pubblico all’orizzonte. Proprio con questo spirito si era iscritto uno dei corsisti, non ancora 50enne e disoccupato, che insieme alla sua fidanzata aveva visto nel corso di formazione l’ennesima occasione per non rimanere escluso dal mercato del lavoro. È la stessa compagna dell’uomo a raccontare ai carabinieri come il fidanzato, venuto a sapere della truffa e caduto in un profondo stato di depressione, nel 2016 si sia suicidato. Su questo aspetto, estremamente drammatico, della vicenda, la Procura coordinata da Eugenio Facciolla continua a indagare. Ma per il momento nei capi d’accusa degli imputati non compare il reato di istigazione al suicidio.
SENZA I REQUISITI Secondo il giudice e gli inquirenti le informazioni fornite dagli organizzatori dei corsi erano false. E la prima menzogna sarebbe stata quella del riconoscimento dell’ente da parte della Regione Calabria. «La Scuola Sud Europa non risultava iscritta nel registro delle imprese di alcuna provincia italiana, era sconosciuta all’ente Regione Calabria nelle sedi indicate dalle locandine e non c’era alcun ufficio riferibile alla scuola», scrive il Gip nell’ordinanza. «La stessa Asp di Cosenza – prosegue il giudice – ha evidenziato come la scuola non fosse mai stata autorizzata allo svolgimento di alcun corso di formazione presso l’ospedale di Trebisacce». Sì, perché le poche ore di formazione, in base a quanto denunciato dai truffati, si svolgevano nelle stanze del nosocomio ionico ed è qui che entrano in scena Domenico Pucci e Vincenzo Cuccareo, entrambi dipendenti dell’Asp di Cosenza nelle rispettive qualità di commesso e ausiliario specializzato presso l’ospedale di Trebisacce e ritenuti referenti dall’organizzazione. Sempre su insistenza dei sindacati che facevano le pulci alla Scuola Sud Europa, sulla stampa compaiono articoli circa la dubbia regolarità dei corsi e l’accreditamento regionale. Notizia che gli indagati captati al telefono commentano così: «La Regione Calabria non c’entra nulla, noi non siamo tenuti a presentare la documentazione alla Regione Calabria», dice Edoardo Scavelli. «Abbiamo dato tutte le spiegazioni, gli abbiamo spiegato che siamo un consorzio che operiamo con la Regione Campania e che non siamo tenuti a passare attraverso la Regione Calabria». I contatti con la Regione Campania erano garantiti attraverso la collaborazione con la Sa.Dra. ed il Check up Formazione, entrambe regolarmente accreditate. «Gli indagati – spiega il Gip – pur consapevoli dell’assenza di una qualsivoglia autorizzazione da parte sia delle Regione Calabria sia dell’Asp di Cosenza, hanno preferito manifestare, specie ai propri corsisti, una circostanza del tutto falsa evidentemente consci della necessità di simili autorizzazioni e di come la loro assenza avrebbe effettivamente minato la parvenza di validità dei corsi da loro organizzati e di conseguenza degli attestati professionali rilasciati dalla scuola».
IL PAGAMENTO E LA SCOPERTA DELLA TRUFFA «Solo ora mi rendo conto che sull’attestato che mi è stato rilasciato risulta un numero impressionante di ore di teoria che non ho fatto e di un tirocinio presso una struttura, la casa di cura Meluccio, che non ho mai sentito e presso la quale non sono mai stato, non conoscendo le leggi in materia mi sono affidato alla Scuola Sud Europa pensando che tutto il percorso fosse legittimo». A parlare con gli investigatori è uno dei tanti corsisti che si sono riscoperti truffati. Il costo per poter partecipare al corso di formazione oscillava tra 2mila e 2mila e 500 euro, per questo si stima che il guadagno ritenuto illecito possa oscillare intorno ai 600mila euro. «Dovevamo versare una caparra – spiegano gli ex allievi – poi potevamo pagare anche a rate da 160 euro».
In molti hanno raccontato come il monte ore dei corsi non superasse le 50 ore e come per l’esame fosse tutto organizzato: dal trasporto alle risposte. In base a quanto captato dai carabinieri, gli organizzatori si tenevano sempre pronti, soprattutto quando c’erano concorsi in vista. Vincenzo Cuccareo e Saverio Epifano, infatti, in una conversazione captata dai militari dicevano: «Qualche attestato non ce l’avete no? Mo ci sono questi concorsi…». (m.presta@corrierecal.it)





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