«Non è solo il maltempo a far salire la tensione alla tendopoli di San Ferdinando»

Riceviamo e pubblichiamo la replica di “Campagne in lotta” in merito all’articolo “Maltempo, gravi disagi nella tendopoli di San Ferdinando“. Scriviamo per rispondere all’articolo pubblicato ieri sulla vostra testata online,…

Riceviamo e pubblichiamo la replica di “Campagne in lotta” in merito all’articolo “Maltempo, gravi disagi nella tendopoli di San Ferdinando“.

Scriviamo per rispondere all’articolo pubblicato ieri sulla vostra testata online, riguardo quanto accaduto nella stessa giornata intorno alla tendopoli di San Ferdinando. Le due ‘giovani’ a cui fate riferimento, fermate dalla polizia e trattenute per ore, senza ufficializzarne il fermo, nel commissariato di Gioia Tauro, non sono affatto state intercettate all’interno della tendopoli, ne tanto meno hanno scavalcato alcuna recinzione, come voi ‘presumete’. Scrivere che ’non si tratta di delegati sindacali o attivisti di associazioni e comitati che regolarmente lavorano nella Piana’ e che ‘non è dato sapere cosa stessero facendo, né con quale intento fossero in tendopoli’ è volto ad instillare il sospetto che si tratti di persone con intenti malvagi non meglio specificati. Evidentemente, l’eventualità che esistano rapporti di amicizia e solidarietà tra persone di paesi diversi, italiane ed africane, che non passino attraverso il paternalismo di qualche associazione è idea del tutto inconcepibile per chi scrive cotante infamità. Inoltre, i gestori del campo e le forze dell’ordine erano presenti al momento dell’identificazione, e sanno bene che le due persone in questione si sono semplicemente avvicinate all’ingresso dell’insediamento. Infine, la tendopoli è un luogo di reclusione e di controllo in stile carcerario, come ben dimostrano i fatti di ieri. Non è solo il maltempo a far salire la tensione, da anni le persone costrette a vivere in situazioni indecenti chiedono case e non tende e si oppongono allo sfruttamento cui sono soggette.
Rete Campagne in Lotta

Ringraziamo la Rete Campagne in Lotta per averci permesso di scoprire che le due giovani, ieri destinatarie di un foglio di via obbligatorio, sono a loro vicine o riferibili. Su loro richiesta riportiamo che “le due ‘giovani’ a cui fate riferimento, fermate dalla polizia e trattenute per ore, senza ufficializzarne il fermo, nel commissariato di Gioia Tauro, non sono affatto state intercettate all’interno della tendopoli, ne tanto meno hanno scavalcato alcuna recinzione, come voi ‘presumete’”. Cogliamo l’occasione per ricordare, che non è stato fornito alcun elemento per vincolare Campagne in lotta a quanto avvenuto ieri, dunque non si comprende verso chi potrebbe essere diretto “l’intento diffamatorio” cui fanno riferimento. Segnaliamo infine che il termine “infamità” usato nella nota a noi inviata, in Calabria – e chi vive o frequenta la regione ne è cosciente – assume accezione particolarmente negativa perché vincolato al linguaggio tipico delle organizzazioni mafiose. Certi che la Rete Campagne in lotta sia estranea a queste logiche, si prega di utilizzare un linguaggio consono al territorio di cui pretendono di parlare. (ac)







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