Cosenza, un solo imputato per l’omicidio di Giuseppe Ruffolo

Alla sbarra Massimiliano D’Elia. Fuori dal processo gli altri due indagati. Gli incroci tra la sparatoria al pub di Rende nel 2006 e l’esecuzione dell’usuraio che “lavorava” senza il permesso del clan Lanzino

COSENZA Un solo imputato per l’omicidio di Giuseppe Ruffolo, avvenuto a Cosenza il 22 settembre 2011. Sarà Massimiliano D’Elia, 33 anni, a dover rispondere del crimine il prossimo 16 dicembre, data d’inizio del processo. Ne dà notizia il Quotidiano del Sud. La Procura antimafia di Catanzaro ha chiesto e ottenuto per l’uomo il giudizio immediato. Escono dal procedimento, invece, gli altri due indagati, Roberto Porcaro e Antonio Illuminato, inizialmente considerati mandante e fiancheggiatore di D ‘Elia.
L’omicidio di Ruffolo sarebbe stato diretta conseguenza del fastidio con il quale il clan Lanzino guardava alla sua attività di usura, avviata senza chiedere permesso alla cosca. Ma l’uomo si sarebbe anche dato troppo da fare per scagionare il suo amico Andrea Molinari, in carcere da 5 anni proprio per il tentato omicidio di D ‘Elia al quale, però, era del tutto estraneo.
La storia che si intreccia all’omicidio risale al 2006, quando D’Elia lavora come buttafuori in un pub di Rende. A fine ottobre viene ferito a colpi di pistola da un uomo che verrà identificato in Molinari. Ruffolo, consapevole dell’innocenza dell’amico, non si darà pace per la sua condanna, “lavorando” in proprio nel tentativo di scagionarlo e arrivando ad avere pesanti scontri proprio con D’Elia e i suoi familiari. D’Elia, dunque, sarebbe stato individuato dai clan come la persona giusto per eliminare un personaggio doppiamente scomodo.





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