Rimborsopoli a Palazzo Campanella, archiviate le accuse per sette consiglieri

Il gip di Reggio fa cadere l’accusa di peculato e falso per Aiello, Bilardi, Gallo, Giordano, Magarò, Parente e Talarico. Erano accusati di aver utilizzato le somme per fini personali

REGGIO CALABRIA Per sette consiglieri regionali cade l’accusa di peculato e falso. Lo ha stabilito il gip di Reggio Calabria, Alessandra Borselli che ha archiviato la posizione Pietro Aiello, Giovanni Bilardi, Gianluca Gallo, Giuseppe Giordano, Salvatore Magarò, Claudio Parente e Mimmo Talarico. I sette consiglieri regionali erano entrati nell’inchiesta cosiddetta “Rimorsopoli”, coordinata dalla Procura di Reggio Calabria, che aveva messo sotto la lente d’ingrandimento diversi capitoli di spesa effettuati dai consiglieri regionali utilizzando le somme messe loro a disposizione da Palazzo Campanella per coprire eventuali esborsi fatti dagli stessi per adempiere il proprio mandato. Per gli inquirenti reggini, che avevano chiuso le indagini e mandato davanti al gip le carte di quell’inchiesta, i consiglieri regionali avrebbero usato quelle somme per spese voluttuarie e personali. Una tesi ora ribaltata dal gip e sostenuta successivamente anche dalla stessa Procura e dagli avvocati difensori dei consiglieri regionali indagati. Stando a quanto deciso dal giudice per le indagini preliminari, infatti, quei reati non si sarebbero consumati.
In particolare, per il gip, per 3 consiglieri regionali – Aiello, Bilardi, Giordano e Magarò – non ci sarebbero elementi sufficienti per valutare oggettivamente il reato. Mentre per Parente e Talarico, ad essere assente sarebbe la dimensione soggettiva. Da qui l’archiviazione del caso per tutte e sette i consiglieri regionali.





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