Piscina olimpica di Crotone, ecco tutte le irregolarità della gara d’appalto

Il Comune pitagorico ha deciso di trasmettere tutti gli atti all’Autorità nazionale anticorruzione sul bando finito al centro dell’inchiesta della Procura. Il Rup: «Emersi elementi gravi che mettono in correlazione le tre società con il consorzio»

di Gaetano Megna
CROTONE Rilevate irregolarità nei documenti del bando per la concessione d’uso degli spazi d’acqua della piscina olimpica e il Comune di Crotone ha deciso di trasmettere gli atti all’Autorità nazionale anticorruzione. Nella vicenda, come si legge nella determina dirigenziale n. 2.383 pubblicata oggi all’Albo pretorio, sono coinvolte tre società che componevano il consorzio sportivo “Daippo”, i cui vertici sono accusati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Crotone di avere effettuato «un accordo collusivo» con esponenti politici e un dirigente del Comune per ottenere la gestione della struttura.
Lo scorso 7 ottobre il Comune di Crotone, con determina dirigenziale n. 1.979, ha indetto una gara per «affidamento in concessione d’uso temporaneo degli spazi d’acqua della piscina olimpica». Questa procedura si era resa necessaria perché il Comune aveva deciso di interrompere l’affidamento della gestione della piscina al consorzio “Daippo” che, per anni, non aveva pagato i servizi per un importo complessivo che superava il milione di euro (spesa sostenuta indebitamente dal Comune).
L’ente aveva deciso di passare dall’affidamento diretto dell’intera struttura alla concessione oraria degli spazi d’acqua. Il 22 ottobre scorso, con determina dirigenziale 2130, si è proceduto alla nomina della commissione giudicatrice per il nuovo bando. Le operazioni di gara si sono conclusi lo scorso 28 ottobre e gli atti sono stati trasmessi al dirigente Maria Teresa Timpano nella sua qualità di Responsabile unico del procedimento (Rup). Il Rup ha, quindi, iniziato l’attività di controllo della documentazione allegata dalle società partecipanti al bando: Nuoto Libertas Asd, Kroton Nuoto Asd, Ad Lacinia, Asd Rari Nantes, Isola Ambiente Apnea.
Nella verifica della correttezza e della veridicità delle dichiarazioni effettuate dalle società, il Rup ha rilevato: «Sono emersi una serie di elementi di fatto gravi, precisi e concordanti rilevatori dell’esistenza di una relazione tra tre società ammesse al bando».
Secondo la Timpano «vi è coincidenza di sede legale tra le associazioni Asd Lacinia Nuoto e Asd Rari Nantes L. Auditore, entrambe aventi sede in via Giovanni Paolo II come da certificato di attribuzione di partita Iva dell’Agenzia delle entrate, del 26 novembre 2019, contrariamente a quanto dichiarato dal legale rappresentante dell’Ad Rari Nantes L. Auditore, che ha indicato quale sede legale via Marciana n. 1».
Sempre secondo la Timpano «sussistono modalità formali identificative di redazione della documentazione di gara denominata “istanza di ammissione alla procedura e connesse dichiarazioni”». In sostanza la sottoscrizione del legale rappresentante delle associazioni Lacinia, Rari Nantes e Kroton Nuoto «risulta identica in tutte e tre le istanze». C’è, poi, un altro elemento identificativo e cioè che le tre società hanno presentato «offerte economiche identiche per tutte le fasce orarie».
E ancora le tre società «hanno inserito nella piattaforma telematica “Tuttogare” i dati nello stesso giorno, il 21 ottobre 2019, rispettivamente alle ore 9,29, 11,11, e 11,45». Anche «le garanzie provvisorie, richieste a corredo dell’offerta, delle associazioni “Lacinia Nuoto” e “Kroton Nuoto” presentano una evidente vicinanza cronologica in quanto trattasi di assegni circolari emessi dallo stesso istituto bancario in vicino ordine di successione».
Il Rup, infine, rileva che «le vicende societarie delle tre associazioni provano in modo incontrovertibile un risalente e costante rapporto di collaborazione tra le stesse, in quanto nel 2003 costituiscono il consorzio “Daippo”». Sono state, quindi, escluse le tre società in quanto «sussistono indici sufficienti e legati da nesso oggettivo che giustificano lo strumento presuntivo di pericolo che le condizioni di gara siano alterate, in violazione dei principi di segretezza e di serietà delle offerte» e di «non aggiudicare la concessione in uso degli spazi d’acqua». La piscina olimpica resta così ancora chiusa. (redazione@corrierecal.it)







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