Meta, Giardina: «Il boss Alvaro aveva rapporti con imprenditori e politici di Reggio Calabria»

REGGIO CALABRIA Dopo la pesantissima sentenza emessa dal gup per gli imputati che hanno scelto l`abbreviato, stamattina sono riprese le udienze del processo “Meta” che si sta celebrando, con il rito ordinario,…

REGGIO CALABRIA Dopo la pesantissima sentenza emessa dal gup per gli imputati che hanno scelto l`abbreviato, stamattina sono riprese le udienze del processo “Meta” che si sta celebrando, con il rito ordinario, davanti al Tribunale di Reggio. Un processo, ricordiamo, nato da un`inchiesta del sostituto procuratore della Dda Giuseppe Lombardo che ha stroncato il gotha della `ndrangheta reggina e una serie di imprenditori, ritenuti vicini alle cosche mafiose. L`udienza si è aperta con la richiesta di deposito, da parte del pubblico ministero, di un`informativa del Ros sui rapporti tra le cosche Condello e De Stefano con le famiglie Lampada e Valle, coinvolte recentemente nell`inchiesta della Procura di Milano nell`ambito della quale sono stati arrestati il consigliere regionale di maggioranza Franco Morelli e il presidente della Corte d`Assise di Reggio Calabria Vincenzo Giglio. Si tratta della parte dell`informativa finale dell`inchiesta “Meta” che era stata stralciata in attesa che il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, concludesse le indagini sui rapporti tra le cosche mafiose e la zona grigia. Il processo è proseguito con la deposizione del colonnello Valerio Giardina, ex comandante del Ros di Reggio, che condotto la maxi-indagine su quella che il gip Filippo Leonardo aveva definito, nell`ordinanza di custodia cautelare, «la superassociazione» diretta dai boss Pasquale Condello detto il “Supremo”, Giuseppe De Stefano, Giovanni Tegano e Pasquale Libri. In particolare, l`ufficiale dell`Arma sta ricostruendo le dinamiche criminali e l`evoluzione della `ndrangheta reggina. Ma anche la figura del boss Cosimo Alvaro, figlio del mammasantissima don Mico Alvaro, che aveva «rapporti con imprenditori ed esponenti politici di Reggio Calabria – ha affermato il colonnello Giardina –. Tant`è vero che è riconducibile a Cosimo Alvaro il lido “Calajunco”, un`attività commerciale che forse non produce molto in termini economici, ma è un simbolo della cosca di Sinopoli in città».
“RIFIUTI SPA” «I nuovi assetti delle cosche emergono già nell`operazione “Rifiuti spa” ha aggiunto il colonnello Giardina che ha fatto riferimento alla famosa intercettazione registrata nel 2002 a Prato, nell`abitazione del boss don Mico Libri dove quest`ultimo intrattiene una conversazione con l`imprenditore Matteo Alampi. Un`intercettazione che «abbiamo definito un trattato sull`evoluzione della `ndrangheta a Reggio Calabria». Si tratta di un`ambientale in cui Alampi e Libri sono stati sorpresi a parlare di accordi e di società miste alla cui gestione puntano le cosche mafiose. «È da 15 anni che sono a disposizione degli uomini ed è stata la mia dignità a farmi salire dove sono» è stata una delle frasi apicali pronunciate da don Mico Libri ad Alampi che, in quell`occasione, era stato rimproverato dal boss per essersi rivolto «ad Archi» (inteso ai De Stefano e ai Condello) e non a lui: «Non intendo essere trattato così da nessuno». Già con quell`intercettazione del 2002, si poteva percepire «l`intreccio operativo e perfettamente aderente alle risultanze dell`indagine “Meta”, cioè la gestione comune delle attività illecite da parte delle principali cosche: Condello, De Stefano, Tegano e Libri».
Per quanto riguarda le società miste, Alampi spiega a Libri il metodo attraverso il quale avrebbero gestito le municipalizzate. «Io fuori non voglio restare» è la frase che don Mico Libri ha riferito ad Alampi il quale, a sua volta, ha illustrato al boss (ristretto ai domiciliari nella sua abitazione di Prato) i vantaggi di infiltrarsi nelle società miste: assunzioni, manodopera e tutte quelle attività collaterali alle Spa collegate all`amministrazione comunale. «Ormai eravamo nel 2002, nel periodo in cui la sentenza Olimpia divenne definitiva – ha aggiunto Giardina –. Le cosche si comportano ormai come una organizzazione unica». Il colonnello, a questo punto, ha ricordato l`omicidio di Salvatore Tuscano, l`autista di Mico e Pasquale Libri, consumato nell`aprile 2007 nel territorio dei Rosmini. «È stato accertato – ha ribadito Giardina – che c`erano forti frizioni tra i Rosmini e i Libri. Dopo l`omicidio Tuscano non ci sono state reazioni. Né tanto meno può essere inteso un avvenimento intraneo alla cosca Libri. Questo significa che i meccanismi sono tali che è impensabile che ci sia un`escalation di attentati. Siamo di fronte a una struttura granitica, capace di fare rientrare le frizioni tra le varie famiglie mafiose di Reggio Calabria».





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto