Le mani della ‘ndrangheta nel Ferrarese, sequestro da 500mila euro a un uomo dei clan lametini

Il 58enne Salvatore Torcasio era andato via dalla Calabria dopo l’assassinio dei suoi fratelli. È legato alla cosca “Cerra-Torcasio-Gualtieri”. Sigilli ad appartamenti, terreni, auto, conti correnti e una società operante nel commercio di auto

LAMEZIA TERME Un ingente patrimonio accumulato negli anni grazie alle attività criminali svolte da un uomo legato ai clan lametini. Sono questi gli elementi alla base del sequestro di beni per oltre 500mila euro effettuato dalle fiamme gialle dei comandi provinciali di Bologna e Catanzaro nelle province di Ferrara e Lamezia Terme. Si tratta di un patrimonio mobiliare ed immobiliare costituito da appartamenti, terreni, auto, conti correnti e una società operante nel commercio autovetture. I beni sono riconducibili a Salvatore Torcasio, 58enne nato a Nicastro ma residente dagli inizi degli anni 2000 a Jolanda di Savoia (FE), ritenuto appartenente alla cosca “Cerra-Torcasio-Gualtieri” di Lamezia Terme. Torcasio è genero di Teresina Cerra, ritenuta ai vertici della consorteria insieme al fratello Nino Cerra. Entrambi sono già stati attinti, nell’ottobre 2018, dal sequestro dei beni nell’ambito Dell’operazione “Alesia”, condotta dal Nucleo mobile della Guardia di Finanza di Lamezia Terme.
LE INDAGINI Il provvedimento, disposto dalla sezione misure di Prevenzione del Tribunale di Bologna, costituisce la conclusione di un’articolata indagine economico-patrimoniali condotta, ai sensi del cd. “Codice Antimafia”, portata avanti dalle fiamme gialle del Gruppo di Lamezia Terme e del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bologna sotto la direzione del sostituto procuratore della Repubblica Stefano Orsi della Distrettuale di Bologna e finalizzata al recupero di beni illecitamente detenuti.
Gli accertamenti compiuti dai finanzieri hanno permesso di accertare, anche sulla base delle dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia, i legami con la criminalità organizzata calabrese del 58enne. L’uomo si era trasferito nel Ferrarese dopo l’assassinio dei fratelli avvenuto in un agguato mafioso nel 2003.
Le fiamme gialle hanno accertato l’enorme “sproporzione” tra i redditi dichiarati dall’uomo e dal suo nucleo familiare e il patrimonio immobiliare e mobiliare riconducibile alla sua effettiva disponibilità che, di conseguenza, è stato sottoposto a sequestro in quanto ritenuto acquisito con proventi frutto di attività illecite.







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