«Chiediamo un documento per vivere e lavorare». Sit-in dei migranti a Gioia e poi a Reggio

Un gruppo da San Ferdinando, organizzato dal movimento “Campagne in lotta”, ha bloccato in mattinata il gate portuale per manifestare contro il continuo diniego dei permessi di soggiorno che li costringe a condizioni inumane. I manifestanti si sono poi recati in Prefettura a Reggio per discutere la loro situazione

GIOIA TAURO Sono stati un centinaio i migranti che si sono ritrovati davanti la Prefettura di Reggio Calabria per manifestare il loro dissenso per la tempistica del rilascio dei documenti di identità necessari a trovare lavoro. I migranti hanno anche bloccato il traffico sul lungomare per alcuni minuti.
Alla base della protesta, iniziata con il blocco dell’ingresso del porto di Gioia Tauro, le nuove leggi introdotte dal Decreto sicurezza. «È diventato praticamente impossibile entrare in Italia – dicono – ed è diventato estremamente difficile ottenere persino il rinnovo dei vecchi permessi di soggiorno». La protesta si è conclusa dopo un incontro in Prefettura cui ha partecipato una delegazione dei lavoratori.
LA PROTESTA La contestazione era partita venerdì mattina quando un centinaio di bracciati, organizzati dal movimento romano “Campagne in lotta”, ha bloccato  i gate di entrata e di uscita al Porto di Gioia Tauro. Un blocco che è terminato quando i manifestanti si sono trasferiti, a bordo di due pullman, a Reggio per parlare con il prefetto e chiedere che le istituzioni diano loro i documenti necessari per poter lavorare. «Vogliamo quello che volete anche voi: un salario decente e un tetto sicuro sopra la testa. In più chiediamo solo un documento che ci permetta di vivere e lavorare qui legalmente. Tutte le cose semplici, le stesse di cui forse hanno bisogno anche i vostri figli che sono emigrati all’estero per costruirsi un futuro» si legge nel volantino che i braccianti hanno distribuito insieme ai quattro-cinque dirigenti del movimento romano che si sono presentati insieme ai lavoratori di fronte ai cancelli del porto. L’iniziativa della mattinata di venerdì aveva bloccato la normale attività all’interno dello scalo. Il blocco dell’ingresso, infatti, aveva impedito a numerosi lavoratori del turno che inizia alle 7 di entrare a lavorare. Così, nel porto l’attività è andata avanti per alcune ore al 50% delle possibilità. Contestualmente, anche i lavoratori che avevano finito il turno sono potuti uscire dallo scalo.
Una manifestazione simile – ha fatto sapere “Campagne in lotta” tramite la propria pagina facebook – si sta svolgendo nelle stesse ore a Foggia. « Oggi siamo qui per rispondere alla #repressione, agli #sgomberi e alle leggi che ci vogliono sempre più controllati e sfruttati. Lo facciamo contemporaneamente dalla provincia di Foggia alla piana di Gioia Tauro, due dei territori dove molti di noi lavoratori e lavoratrici delle campagne vivono, e dove troppi di noi sono morti in questi anni a causa della violenza di leggi che ci vogliono segregati, poveri e in silenzio». Sul posto, per motivi di ordine pubblico, sono intervenuti gli uomini del Reparto Mobile in tenuta antisommossa. Da segnalare sempre nella mattina di venerdì un incidente: uno dei manifestanti è stato trasportato in ospedale. Un’auto in uscita dal porto ha tentato di forzare il blocco, travolgendolo. Si tratta di uno degli imam della zona, che secondo le prime indiscrezioni sarebbe rimasto ferito in modo non grave.

 

 







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