Percolato, farmaci e amianto avvelenano Lamezia (compresi uliveti e acque sotterranee)

Ecco cosa emerge dalle analisi condotte nei siti del Lametino in cui sono state sversate illecitamente tonnellate di rifiuti. I tecnici parlano di «deterioramento dell’ecosistema, tuttora in corso»

rifiuti LAMEZIA

di Alessia Truzzolillo
LAMEZIA TERME La sentenza dei tecnici chiamati ad analizzare il suolo e le acque dei due siti nei quali la Procura di Lamezia Terme e la Dda di Catanzaro hanno trovato due discariche abusive, ha il suono greve di una condanna. L’inquinamento ambientale c’è, la bonifica è necessaria e urgente. Gli uliveti e i vigneti di località San Sidero e di località Bagni nel Comune di Lamezia Terme crescono su un suolo sotto al quale scorrono acque contaminate. Campagne dove – ha rilevato l’inchiesta “Rubbish circle” – nascosti tra strade poco battute avrebbero stretto un patto criminale i proprietari dei due terreni – i Parisi e i Liparota – e imprenditori senza scrupoli che da tutta Italia portavano rifiuti da interrare senza controlli, senza stoccaggio, senza precauzioni di alcun genere. Venti persone sono state destinatarie di misure cautelari (qui nomi e qui altri dettagli). Attualmente le aree sono sotto sequestro. Orava completata la caratterizzazione dei terreni (quell’insieme di attività che permettono di ricostruire i fenomeni di contaminazione) e poi inizierà la fase delle bonifiche secondo quanto previsto dall’articolo 329 e seguenti del Testo unico Ambientale (con spese a carico dei proprietari dei fondi indagati).
CAVA DEI PARISI Località Bagni nel Lametino la conoscono tutti perché è la zona in cui le strade portano verso il mare. Le colline digradano tra uliveti e vigneti, masserie di vecchia e nuova generazione. All’inizio i tecnici dell’Arpacal, chiamati dalla Procura di Lamezia Terme a passare al vaglio la cava dei Parisi in località Bagni hanno trovato «rifiuti di varia natura: buste ed altri materiali in plastica, frammenti di mattoni, tessuti, asfalti stradali, materiali da demolizione, rifiuti urbani comuni, pneumatici fuori uso, batterie al piombo, filtri di olio e altro». Era la punta dell’iceberg del danno ambientale che si paleserà con l’andare avanti dei lavori. Le analisi proseguono con scavi, trincee, perforazioni, indagini geofisiche, carotaggi, campionamento dell’acqua sotterranea, analisi dei rifiuti interrati. La diagnosi sull’inquinamento ambientale è risultata, purtroppo, positiva. Il danno non è irreversibile ma intervenire è necessario. Gli scavi per l’interramento illecito di rifiuti che parte già dal 2004 hanno portato alla presenza di percolato (liquido che si forma dalla decomposizione dei rifiuti) che ha contaminato le acque sotterranee. I tecnici parlano di «deterioramento dell’ecosistema, tuttora in corso, provocato dalla discarica abusiva e dall’abbandono incontrollato di rifiuti anche pericolosi».
ALTERAZIONE DELL’ECOSISTEMA Oltre alla contaminazione del terreno e delle acque sotterranee per la quale «dovrà essere verificata in ogni caso la sussistenza dell’eventuale obbligo di bonifica del sottosuolo», scrivono i tecnici, l’interramento criminale dei rifiuti ha causato anche un’alterazione dell’ecosistema «in particolare della biodiversità agraria e della flora» che «è dimostrata in quanto le attività di escavazione e abbandono rifiuti hanno crealo un “suolo” inadatto alla coltivazione o impianto di uliveti-vigneti, come previsto nella destinazione urbanistica di Prg (piano regolatore generale comunale, ndr), coltivato in precedenza e anche all’attualità nelle aree limitrofe».
SAN SIDERO A San Sidero i tecnici, aiutati dal personale del Commissariato di Lamezia Terme, hanno analizzato un’area nella disponibilità dei Liparota. Nel quartiere lametino di Sambiase, la particella catastale 11 del foglio di mappa 90, appartiene al Comune di Lamezia Terme. Formalmente destinata alla coltura degli ulivi, la zona è stata «escavata in epoca antecedente al 2001 e ricolmata in modo incontrollato a partire dal 2004 circa», scrivono gli esperti. È qui che hanno trovato, tra i vari materiali interrati, «la presenza di una cospicua quantità di rifiuti pericolosi costituiti da farmaci scaduti, in particolare l’antibiotico cefuroxima». Ma non solo. Sono stati trovati imballaggi, rifiuti da costruzione e demolizione, compreso materiale contenente amianto, residui dell’abbattimento e taglio delle palme («al riguardo si precisa – è scritto nei carteggi – che il Comune di Lamezia è classificato in zona infestata probabilmente a causa del cosiddetto punteruolo rosso, che rappresenta un elevato rischio fìtosanitario»). Anche qui c’è la contaminazione e l’alterazione dell’ecosistema anche a causa di un terreno particolarmente permeabile. «Da sottolineare che né la cava dei Parisi né il terreno in uso ai Liparota disponevano di autorizzazione per lo stoccaggio di rifiuti, che quindi è avvenuta, in modo integralmente abusivo», scrive nell’ordinanza il gip di Lamezia Terme.
IL PERCORSO DEI FARMACI Ma come sono finiti gli antibiotici nel suolo comunale in uso ai Liparota? Le indagini condotte dagli agenti della Squadra Mobile di Catanzaro e del commissariato di Lamezia Terme, coordinati dalla Dda del capoluogo, partono dalla casa produttrice, la Esseti farmaceutici srl (non indagata nell’inchiesta, ndr) con sede in provincia di Napoli. Il responsabile della logistica della società spiegava «che i farmaci erano stati prodotti e destinati al mercato cinese tuttavia, per motivi commerciali alcuni dei lotti rimanevano invenduti e, pertanto, giunti in prossimità della scadenza venivano destinati allo smaltimento. Per procedere a tale operazione la società produttrice si era avvalsa della collaborazione di un intermediario che veniva indicato nella società D’Elia Srl con sede in Napoli, intermediario che, a sua volta, si era rivolto ad un’altra società del settore, la Ndn Ecorecuperi, con sede in Sparanise (Caserta)». Allo stesso tempo, facendo raffronti con i codici dei farmaci, gli investigatori hanno appurato che nella sede della Ndn erano presenti dei formulari che «dimostrano l’esistenza dei fitti rapporti commerciali esistenti tra la società Ndn Ecorecuperi e la societa-Ecoloda srl (controllata di fatto dagli indagati Maurizio Bova, originario di Locri e residente ad Ardore e Angelo Romanello, originario di Siderno e residente a Erba, in provincia di Como, ndr); rapporti che devono ritenersi, con buona dose di verità, connotati da una dimensione cronologica ed economica sensibilmente maggiore rispetto a quanto pur significativamente rappresentato nei menzionati documenti», è scritto nelle carte dell’inchiesta. Il lungo percorso dei farmaci dà la cifra di come sia intricato, e pericoloso, lo smaltimento dei rifiuti in Italia. (a.truzzolillo@corrierecal.it)







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