`Ndrangheta e politica, per Pignatone le collusioni non sono episodi isolati

«Il carattere unitario della `ndrangheta fa attecchire la zona grigia, nella quale esistono le collusioni perché la `ndrangheta si presenta forte di migliaia di affiliati con il controllo di migliaia…

«Il carattere unitario della `ndrangheta fa attecchire la zona grigia, nella quale esistono le collusioni perché la `ndrangheta si presenta forte di migliaia di affiliati con il controllo di migliaia di voti». Il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, nel corso del convegno organizzato da Magistratura democratica e Cgil nella città dello Stretto, usa espressioni forti e pesanti come macigni, che travolgono ogni tentativo di minimizzare il rapporto tra i clan e la politica. Il capo della Dda reggina, infatti, durante l`intervento evidenzia il legame sistematico, profondo, in alcuni casi addirittura organico che esiste tra criminalità organizzata e partiti. «La mafia non è solo una potenza unitaria ma gode di collusioni e complicità con le altre zone della società, quella che chiamiamo la “zona grigia”, la cosiddetta “borghesia mafiosa”», spiega ancora Pignatone, che mette in evidenza gli «agganci in ogni settore».
Il procuratore di Reggio, insomma, demolisce i tentativi messi in atto da chi, forse sentendo franare il terreno sotto i piedi, attribuisce solo a comportamenti individuali le gravi responsabilità penali emerse negli ultimi mesi, che invece forniscono uno spaccato devastante delle collusioni tra cosche ed esponenti di primissimo piano del mondo politico-istituzionale.
Le risultanze investigative dell`attività svolta dalla Dda di Reggio, ma anche da altre Procure del nord Italia, danno ragione a Pignatone e torto, invece, ai difensori d`ufficio del mondo politico. Un`escalation pesantissima di inchieste in cui vengono ipotizzati reati che, al di là della loro rubricazione formale (corruzione elettorale piuttosto che concorso esterno in associazione mafiosa), se confermati in giudizio “certificherebbero” i rapporti `ndrangheta-politica: solo negli ultimi sei mesi, sono arrivati la condanna di Santi Zappalà, l`arresto di Franco Morelli, le indagini dei magistrati di Genova su Antonio Caridi; ed ancora, l`inchiesta su Pasquale Morisani, dai pm definito “candidato di riferimento” del clan Crucitti, le “cantate” del pentito Moio su Giuseppe Agliano e il fascicolo sulla società mista “Multiservizi”, gestita dal Comune di Reggio Calabria ma di fatto controllata dal clan Tegano.
Ma torniamo a Giuseppe Pignatone e alle sue dichiarazioni rese nel corso del convegno di Md e Cgil. Il procuratore sottolinea la necessità di avere una «collaborazione intensa e convinta non solo tra le forze di polizia» ma anche «e soprattutto con le altre Procure e le Dda del nord Italia. Esemplare in questo senso sono state le indagini portate avanti assieme alle procure della Repubblica di Milano e Torino che poi sono scaturite nelle operazioni Crimine, Reale, Infinito e Minotauro».
Per battere i clan, però, innanzitutto bisogna capire cosa sono e come si comportano. Sotto questo profilo, Pignatone ammette la bontà del lavoro svolto dai magistrati che lo hanno preceduto alla guida del suo delicato ufficio giudiziario. Il punto di svolta nella conoscenza della `ndrangheta e dunque nell`azione dello Stato tesa a contrastarla è rappresentato, sostiene Pignatone, «da un`importante serie di indagini confluite nel cosiddetto “processo Olimpia”. Sono state vicende con le quali abbiamo acquisito nuove conoscenze basate su prove concrete, intercettazioni, rivelazioni di pentiti. Oggi la `ndrangheta è un`associazione unitaria con un`organizzazione di vertice che ha il cuore e il cervello a Reggio Calabria e le sue articolazioni nel mondo». Un corpo malato le cui membra si allungano, come veri e propri tentacoli, sul tessuto economico, sociale e produttivo della società, fino a inquinare e occupare stabilmente la politica e la pubblica amministrazione.





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