Gratteri a “Dimartedì”: «La ‘ndrangheta è più credibile della politica. I politici sono assenti dai territori»

Il procuratore capo di Catanzaro intervenuto al talkshow ha parlato della riforma della giustizia, quindi del rapporto tra mafia e politica: «Rinascita-Scott ha messo in luce quello che diciamo da 20 anni. Oggi sono i politici che cercano i mafiosi e non viceversa. Basta parlare di prescrizione: serve una giustizia più veloce»

LAMEZIA TERME Il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri è intervenuto su La7 al talkshow politico Dimartedì per parlare della riforma della giustizia, ma soprattutto della recente inchiesta Rinascita-Scott: «In questa indagine, si contesta quello che negli ultimi 20 anni appare ormai chiaro: il rapporto tra ‘ndrangheta e politica è ormai capovolto».
Secondo Gratteri, oggi «sono i politici che vanno a cercare gli ‘ndranghetisti per avere pacchetti di voti in cambio di favori ed appalti e non viceversa, come avveniva una volta».
Il principale danno collaterale che proviene da questo rapporto è che – sempre nella ricostruzione del capo della Dda di Catanzaro – «oggi la ndrangheta è diventata più credibile rispetto alla politica. A differenza del politico che si dimostra attivo solo in determinati mesi o circostanze, il capomafia è presente sul territorio 365 giorni l’anno».
La forza della mafia si rinnova così nell’assenza della politica: «I mafiosi costruiscono rapporti con le comunità e possono contare su pacchetti di voti che andranno poi a distribuire. Sono loro che determineranno i candidati sindaco e grazie alla legge Bassanini vengono messi nella condizione di scegliere anche il segretario comunale, quindi di controllare l’intera macchina amministrativa».
Per rompere questo sistema, occorrerebbe dunque che la classe politica rifiuti il compromesso e possa costruire un consenso frutto di attività concrete sul territorio. «Accade però che nei 2 o 3 giorni precedenti alle elezioni, in molti scendono a patti con il “Diavolo”. I candidati sono così disposti a incontrare gli ‘ndranghetisti o chiunque possa garantire loro l’elezione».
Interrogato poi sulla riforma della giustizia discussa in queste ore dal Governo, Gratteri conferma la sua linea: «Credo che in un sistema giudiziario sano non si debba nemmeno parlare di prescrizione. Non bisognerebbe nemmeno arrivarci. La domande che bisogna farsi sono: perché una volta arrivati nelle procure i fascicoli stanno fermi? Perché tanti agenti anziché svolgere le normali mansioni vengono impiegati a fare i messi notificatori? Non è più accettabile».





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