‘Ndrangheta e politica in Valle d’Aosta, in cinque rinviati a giudizio

L’inizio del processo a porte aperte è stato fissato per il prossimo 11 marzo. Nirta e altri dodici imputati hanno scelto il rito abbreviato

TORINO Arrivano i rinvii a giudizio nell’inchiesta Geenna. La presenza della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta sarà lo sfondo di un processo, a porte aperte, che comincerà nel tribunale cittadino l’11 marzo. Gli imputati, così come deciso oggi a Torino dal gup Alessandra Danieli, saranno Marco Sorbara, ex consigliere regionale, Nicola Prettico, ex consigliere comunale ad Aosta, Monica Carcea, ex assessore comunale a Saint-Pierre, Alessandro Giachino, ex dipendente del Casinò, e Antonio Raso, proprietario di una pizzeria. In pratica, il troncone del procedimento che affronta il tema dei presunti rapporti tra i clan e il mondo politico regionale. Ma non sarà della partita una delle figure principali, Bruno Nirta, 62 anni, originario di San Luca (Reggio Calabria), che oggi ha scelto il rito abbreviato e sarà giudicato il 7 febbraio a Torino con altri dodici imputati, tra cui il penalista Carlo Romeo. Uno dei suoi avvocati, Luigi Tartaglino, nel corso dell’udienza ha tentato di azzerare il capo d’accusa. Nirta, il 2 gennaio, aveva fatto sapere che voleva essere ascoltato dai pubblici ministeri della procura di Torino. Era un suo diritto. Ma la comunicazione, dal carcere di Teramo, raggiunse Palazzo di Giustizia solo il 7 gennaio. E il 3 gennaio i pm avevano già chiesto il rinvio a giudizio. Secondo Tartaglino il provvedimento non aveva valore e andava annullato: una tesi che, se fosse stata accolta, per Nirta avrebbe significato non solo uno stop al processo, ma il ritorno in libertà, visto che i termini di custodia cautelare scadevano il 22 gennaio. A tradirlo è stata una minuzia. Al personale del carcere consegnò un bigliettino in cui aveva scritto di voler essere “sentito” dai pm. Avrebbe dovuto scrivere, visto che il procedimento si trovava nella fase della cosiddetta ‘chiusura delle indagini’, di voler essere “interrogato”. Una differenza leggera nel linguaggio comune ma, evidentemente, fondamentale nelle aule di giustizia, tanto che in proposito esiste anche un precedente sancito dalla Corte di Cassazione. Il gup, in accordo con i pm, ha stabilito che «non è emersa in modo esplicito e inequivocabile l’intenzione di sottoporsi a un vero e proprio interrogatorio. Essere sentito manifesta una volontà “generica” che può significare tante cose». E la causa va avanti. Contro Nirta si è costituita parte civile la Regione Valle d’Aosta, patrocinata dall’avvocato Riccardo Jans, così come i Comuni di Aosta e di Saint-Pierre. (Ansa)







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