‘Ndrangheta, il rogo di Seriate e la «faida degli autotrasportatori»

Il maresciallo del nucleo investigativo Carlo Airoldi ha ripercorso la complessa indagine che ha portato all’individuazione dei presunti responsabili del rogo di Seriate.

di Fabio Benincasa
LAMEZIA TERME
Associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso, danneggiamento a seguito di incendio, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Queste le accuse mosse nei confronti di 19 persone finite in manette l’11 marzo del 2019 al termine di un blitz nelle province di Bergamo, Brescia e Reggio Calabria. Tutto è partito da un incendio che nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2015 ha distrutto 14 camion nel piazzale della “Ppb” di Seriate riconducibile ad Antonio Settembrini, imprenditore bergamasco (leggi).
Ieri in aula, durante la sua deposizione, il maresciallo del nucleo investigativo di Bergamo Carlo Airoldi – scrive Bergamonews – ha ripercorso la complessa indagine che ha portato all’individuazione dei presunti responsabili del rogo. «Dai filmati delle telecamere di quella notte – sostiene il maresciallo – si vedono due persone che prima, intorno alle 2.15, effettuano un sopralluogo e poi se ne vanno. Cinque minuti più tardi tornano e sono in tre. Per la scarsa qualità delle immagini non si vedono i loro tratti somatici. Rompono i finestrini degli autoarticolati, li riempiono di benzina e innescano le fiamme». Settembrini – dopo il rogo – denuncia tutto ed indica agli inquirenti anche il presunto responsabile: Giuseppe Papaleo, titolare della Mabero di Bolgare. I carabinieri avviano le indagini e mettono sotto controllo i cellulari delle persone coinvolte. Passano pochi giorni e i militari delineano i contorni di quella che a tutti gli effetti è una faida tra autotrasportatori.
LA “GARA D’APPALTO” Secondo bergamonews, «la Sab Ortofrutta di Telgate avrebbe organizzato una sorta di gara d’appalto per il trasporto dei suoi prodotti, alla quale avevano partecipato la Ppb, la Mabero e la Frigor Trasporto Orobico di Luca Bellani. La società di Settembrini viene esclusa, nonostante la sua Ppb avesse già un pre-accordo con la Sab: «In quei giorni – prosegue il maresciallo capo Airoldi – Settembrini chiama un suo conoscente calabrese residente a Cenate Sotto, Antonio Rago, risultato al vertice di un’organizzazione dedita al recupero crediti, che a sua volta contatta Carmelo Caminiti, e Antonio Pizzo, entrambi presunti appartenenti della cosca dei De Stefano».I due salgono a Bergamo e dalle chiamate emergono «pressioni a Bellani e Papaleo per non far perdere il lavoro a Settembrini». Papaleo accoglie la richiesta, compie un passo indietro e comunica la decisione alla Sab ed a Bellani.
NUOVE INTERCETTAZIONI Intanto le indagini sul rogo di chiara origine dolosa vanno avanti e i militari intercettano anche il telefono di un commercialista amico di Papaleo. Dalle telefonate registrate, risalgono a Domenico Lombardo: «Il cellulare aggancia tre volte – la notte del rogo – la cella vicina all’azienda di Settembrini. Una volta, Lombardo contatta – aggiunge il carabiniere – Giovanni Condò, calabrese di Gavardo presente nella zona del rogo».Gli investigatori non hanno dubbi, sono Lombardo e Condò due degli autori materiali dell’incendio e vengono invitati al Comando provinciale dei carabinieri di Bergamo. I due, stando alle ricostruzioni, riescono a rimandare l’incontro di qualche giorno «per accordarsi sulla versione da fornire», spiega Airoldi. Finito l’interrogatorio, Condò lascia Bergamo e va a trovare Mauro Cocca, un amico ricoverato in ospedale. «Da un’intercettazione ambientale – chiosa Airoldi – emerge che i due discutono del rogo alla Ppb. Condò dice che il sangue ritrovato sulla tanica di benzina è suo. Cocca ne parla anche con la moglie. Da lì individuiamo lui come terzo uomo presente a Seriate quella notte e alla fine delle indagini li arrestiamo».







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