Operazione Arsenico, Spagnuolo: «Ecosistema completamente distrutto» – VIDEO

Il procuratore capo di Cosenza spiega i dettagli dell’inchiesta sul depuratore di Bisignano. Finivano nel fiume Mucone liquami avvelenati fino a quaranta mila volte i limiti consentiti dalla norma. Indagati amministratori e dipendenti della società che gestisce l’impianto che è stato sequestrato

di Michele Presta
COSENZA Il doppio volto della luna dell’impianto di depurazione industriale di Bisignano, gestito dalla Consuleco srl, si palesava così: di giorno funzionava a pieno regime, di notte i reflui industriali finivano nel torrente Mucone senza nessun tipo di controllo. Un bypass travasava tutto, dalle cisterne al corso d’acqua e l’ecosistema «veniva completamente distrutto» sottolinea il procuratore capo Mario Spagnuolo.
I carabinieri del nucleo forestale ne hanno controllato l’attività 24 ore su 24. Collezionando un campionario di 102 episodi corredate con immagini e dati delle acque analizzate dall’Arpacal. Di notte, come documentato dalle immagini finite nel fascicolo d’indagine, è capitato anche di imbattersi in un serpente che arrivato ai margini del fiume è rimasto stecchito. «Questo è l’impianto di smaltimento per reflui industriali più grande a sud di Napoli – aggiunge i capo della procura bruzia – significa che, come dimostrano i contratti che abbiamo acquisito, a Bisignano arrivano scarti industriali di importanti realtà imprenditoriali tra i quali l’Ilva di Taranto per esempio». E se il gip Piero Santese, per il momento ha disposto l’obbligo di dimora per Vincenzo e Nicodemo Morise padre e figlio ai vertici della struttura aziendale, iscrivendo un totale di 14 persone nel registro degli indagati con l’accusa di inquinamento ambientale, i controlli non sono destinati a fermarsi. «Per il momento abbiamo posto sotto sequestro il depuratore impedendo che si continui ad inquinare – aggiunge Spagnuolo – poi continueremo con l’analisi di tutta la documentazione che è stata sequestrata nel corso delle indagini e cercheremo altri dettagli utili».
GLI INADEMPIMENTI DELLA REGIONE Le stime fatte dagli inquirenti sul fatturato dell’impianto che si trova nelle colline di Bisignano, nella valle del Crati, sono per migliaia di euro. Un introito giustificato dall’elevato costo per il trattamento, date le particolari caratteristiche, dei rifiuti. «È assurdo come siano passati anni dall’indagine “Poseidon” che condussi a Vibo Valentia e ancora non ci si sia dotati di una legge regionale sulla depurazione» chiarisce il procuratore capo. Che però ai burocrati e politici calabresi rimprovera anche altro. «Serve un registro regionale dei tumori – dice – non possiamo condurre delle indagini giudiziarie e non avere dati certi ai quali fare riferimento. Per questa indagine, ho dovuto usare dei dati parziali di un rapporto fatto da Cnr e Dimes in collaborazione con l’Università della Calabria dove comunque è emerso che per determinati tipi di patologie legati all’inquinamento in provincia di Cosenza l’indice è alto e desta particolare preoccupazione».
L’INCHIESTA ARSENICO Il periodo d’indagine è compreso tra il maggio del 2018 e le ultime settimane di gennaio 2020. I carabinieri del reparto forestale in questi mesi hanno setacciato le acque in modo scientifico e sistematico. Tre prelievi: uno a monte, uno in prossimità del bypass illegale e l’altro a valle, per dimostrare come cambiasse il grado di inquinamento dell’acqua in relazione all’illecito. La percentuale di agenti chimici difformi da quelli previsti dalla legge e un corredo fotografico di melma e schiuma bianca, fanghi e testimonianze di residenti che raccontano di un odore nauseabondo soprattutto di notte, rappresenta la base dell’intera inchiesta. «In prossimità dell’impianto gestito dalla Consuleco si trova anche il depuratore della città di Bisignano (sequestrato con facoltà d’uso ndr). Abbiamo scartato che l’inquinamento potesse avvenire da quella struttura – spiega il sostituto procuratore Giuseppe Cozzolino – e quindi abbiamo concentrato tutti i nostri sforzi sull’impianto di smaltimento industriale». Dagli accertamenti effettuati dai carabinieri è emerso come di giorno l’impianto funzionasse e pieno regime e nel pieno rispetto delle normative in materia ambientale, di notte invece succedesse tutt’altro. «Abbiamo beccato gli indagati in flagranza di reato, una notte mentre erano intenti a sversare quintali di materiale non trattato – aggiunge Cozzolino -. Di notte i militarti hanno provato ad entrare nella struttura ma i dipendenti non si dimostravano disponibili, prima di farci entrare si attivavano sempre per dimostrare che tutto stesse avvenendo in modo lecito e regolare». Ma il ventaglio dell’indagine è destinato ad allargarsi. Infatti, grazie alle intercettazioni telefoniche è emerso come i Morise si preoccupassero di guadagnarsi i favori dei residenti comprando i prodotti delle coltivazioni limitrofe e che come riferisce il pm Cozzolino :«Al telefono parlassero di percentuale da “consegnare agli amici”». Conversazioni al vaglio degli inquirenti per ricercare ipotesi che in qualche modo possano essere riconducibili ad episodi di corruzione. «Per quanto riguarda il rapporto tra amministratori dell’azienda e dipendenti – conclude Cozzolino – attraverso delle intercettazioni telefoniche ci siamo resi conto che tra le parti ci fosse piena consapevolezza di quello che si stava per realizzare».
VALORI NON CONFORMI ALLA LEGGE «In questi mesi d’indagine abbiamo accertato 102 episodi, abbiamo lavorato fianco a fianco con i colleghi del reparto forestale e sequestrato documenti di 13 realtà imprenditoriali che si trovano nel sud Italia e che hanno conferito nel sito di Bisignano» dice il colonnello Piero Sutera. Da questi controlli i dati stigmatizzati dai carabinieri e finiti agli atti sono palesi. «Abbiamo trovato diverse percentuali di concentrazioni per i diversi tipi di elementi –spiega il capitano Adolfo Mirabelli, comandante del Nipaff di Cosenza -. Fino a quaranta mila volte i limiti consentiti per l’escherichia acoli, o centinaia di volte per altri parametri». Tra questi compaiono per esempio, il Cod e Bod 5, il cui indice degli elementi indica la capacità di biodegradabilità nell’ecosistema.
GLI INDAGATI Oltre a Vincenzo e Nicodemo Morise, risultano tra gli indagati: Vincenzo Cappello, Pasquale Cardillo, Natale Fabbricatore, Mario Guarnieri, Francesco Iaquinta, Sabato Molino, Italo Prezioso, Annunziatino Sportaro, Mario Straface, Angelo Zicaro, Mario Fabbricatore, Sergio Maiuri. (m.presta@corrierecal.it)







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