Scalea, condannato a 16 anni l’autore del “delitto di Natale”

Angel Miguel Garcia è ritenuto responsabile della morte di Medina Peña, uccisa il 23 dicembre del 2018. Inizialmente si ritenne che la donna si fosse suicidata. Fondamentale la ricostruzione indiziaria effettuata durante le indagini

di Michele Presta
PAOLA
Angel Miguel Garcia, 27enne di origini dominicane è ritenuto il responsabile della morte di Medina Peña e per questo è stato condannato dal Tribunale di Paola alla pena di 16 anni. Il giudice ha condiviso l’impianto accusatorio del pubblico ministero Maurizio De Franchis, che coordinando le indagini dei carabinieri, è riuscito a dimostrare in giudizio la colpevolezza dell’uomo illustrando un campionario indiziario capace di passare il vaglio dei giudicanti. Nessuno è stato testimone del femminicidio che è passato nella storia della cronaca nera tirrenica come “il delitto di Natale”. Infatti, il 23 dicembre del 2018 non appena arrivati nel complesso edilizio di Parco Juliano a Scalea i carabinieri, avvisati da un vicino di casa della donna, nel vedere il corpo riverso in un lago di sangue e privo di vita fin da subito hanno pensato che quella del suicidio fosse stata una messa in scena. L’ipotesi che la 36enne originaria di San Cristobal, anche essa originaria della Repubblica Dominicana, si fosse lanciata dal quarto piano dell’edificio non convinse gli inquirenti che in poche ore chiusero il cerchio delle indagini individuando Angel Manuel Garcia come possibile autore del delitto.
IL MOVENTE Tra i due c’era un rapporto sentimentale e quello che ha sostenuto la procura tirrenica, diretta da Pierpaolo Bruni, è che Garcia ha decretato la morte della compagna spingendola dal balcone dell’abitazione dove da qualche mese vivevano. Ad inchiodare l’imputato, sono state le dichiarazioni rese in modo contraddittorio prima all’interrogatorio dinnanzi ai carabinieri e poi in quello davanti al pubblico ministero. Alla base del gesto dell’uomo, ci sarebbe stata una lite. La casa ritrovata dagli inquirenti tutta sotto sopra in prossimità delle ore del delitto era il presagio che qualcosa nella notte precedente fosse andata di traverso. Un litigio probabilmente, alla festa di compleanno del padre del condannato, la vittima che avrebbe lasciato di corsa la sala dove imperversavano i festeggiamenti e poi l’ultimo incontro prima della morte. I familiari della
vittima, assistiti dagli avvocati Antonia Provenza del foro di Salerno e Giovanni Salzano del foro di Paola, si sono costituiti parte civile. Nella vicenda giudiziaria hanno fornito il loro supporto anche l’associazione nazionale culturale contro la violenza sulle donne. (m.presta@corrierecal.it)







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