Processo alle “nuove leve” dei Giampà, in appello ammorbidite le condanne di primo grado

Tre assoluzioni, quattro condanne rideterminate e cinque conferme contro i giovani rampolli del clan lametino. Associazione mafiosa, estorsioni e intimidazioni le accuse contestate agli imputati

CATANZARO Tre assoluzioni, quattro condanne rideterminate e nel resto confermata la sentenza di primo grado emessa, con rito abbreviato, il 21 settembre 2018 nei confronti degli imputati del processo denominato “Nuove leve” contro quella che viene considerata la nuova generazione della cosca Giampà di Lamezia Terme, che, con i vertici in carcere, portava avanti le attività illecite del clan, tra le quali estorsioni e intimidazioni.
La Corte d’Appello di Catanzaro – presidente Loredana De Franco, a latere Ippolita Luzzo, Giovanna Gioia – venerdì ha assolto Eugenio Giampà (in primo grado condannato a 8 anni per associazione mafiosa, e assolto dagli altri reati), difeso dagli avvocati Francesco Iacopino e Antonio Larussa; Gregorio Scalise (in primo grado condannato a 8 anni per associazione mafiosa), difeso dagli avvocati Pasquale Naccarato e Antonio Lomonaco; Danilo Cappello (in primo grado, 8 anni per associazione mafiosa e interdizione perpetua dai pubblici uffici), difeso dall’avvocato Salvatore Cerra. Rideterminata la pena per Michele Muraca, condannato a 2 anni e 8 mesi (in primo grado, 6 anni e 6.000 euro di multa per estorsione); Marco Francesco De Vito, 5 anni, 4 mesi e 4000 euro di multa (in primo grado 9 anni e 4 mesi); Vincenzo Vigliaturo, 3 anni (in primo grado 4 anni e 3 mesi e 4000 euro); Andrea Mancuso, 3 anni (in primo grado 4 anni e 3 mesi). Confermate le condanne di primo grado per Vincenzo Giampà a 5 anni e 4 mesi e 4000 euro di multa per il reato di estorsione, ed assolto per il reato di associazione mafiosa; Giuseppe Paone, 8 anni per associazione mafiosa; Francesca Allegro, 8 anni per associazione mafiosa; Maria Muraca, 7 anni e 4 mesi; Roberto Castaldo, 10 anni. Parti civili presenti: la Regione Calabria, il Comune di Lamezia Terme, rappresentato dall’avvocato Caterina Restuccia e l’associazione Antiracket lametina, rappresentata dall’avvocato Carlo Carere. (ale.tru.)







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