Corruzione in Tribunale, blitz della finanza in Commissione tributaria

Nuove perquisizioni a Catanzaro dopo le dichiarazioni del giudice Petrini, Il magistrato ha ammesso diversi illeciti e aperto nuovi fronti nell’inchiesta della Procura di Salerno. Indagato il cancelliere Massimo Sepe

CATANZARO Non si fermano le indagini della Procura di Salerno sui presunti casi di corruzione giudiziaria che investono gli uffici nei quali è stata pregnante la figura del giudice, ora sospeso, Marco Petrini, già presidente della seconda sezione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro e presidente della Commissione tributaria provinciale del capoluogo. Il Nucleo di polizia economico finanziario della Guardia di finanza di Crotone ha effettuato giovedì mattina nuove perquisizione nelle stanze della Commissione tributaria. Ieri mattina i militari del Nucleo di polizia economico-finanziario della Guardia di Finanza di Crotone, guidati dal colonnello Emilio Fiora, hanno notificato un avviso di garanzia, con contestuale perquisizione dell’abitazione e dell’ufficio, a Massimo Sepe cancelliere della Commissione tributaria (Sepe è anche un ex finanziere), difeso dall’avvocato Tiziano Saporito del foro di Crotone. L’accusa è di corruzione in atti giudiziari.
Lo stesso Marco Petrini, nel corso di un interrogatorio davanti ai pm di Salerno (competenti per gli illeciti contestati ai magistrati del distretto di Catanzaro) ha ammesso diversi illeciti commessi in Commissione tributaria, come l’esito favorevole di alcuni ricorsi concesso in cambio di favori, beni di varia natura, somme di denaro e finanche olio d’oliva.
In seguito alle dichiarazioni che il giudice – tratto in arresto il 15 gennaio scorso e scarcerato il 12 febbraio ma con divieto (come chiesto dallo stesso indagato) di tornare in Calabria – sta rendendo ai magistrati campani, nuovi casi di corruzione, e nuovi indagati, sono ora sottoposti al vaglio delle indagini.







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