GOTHA | Quei “no” di Raffa sul Decreto Reggio ed Rtl

Rispondendo alle domande del pm Lombardo nel processo che lo vede imputato, l’ex presidente della Provincia reggina ricostruisce gli scontri con l’allora governatore Scopelliti: «Avrei dovuto firmare un documento in cui io affermavo di non essere capace di gestire il Decreto Reggio. Non potevo firmarlo»

di Fabio Papalia
REGGIO CALABRIA «Mi sono ritrovato con una giunta ammutinata, dopo tre riunioni andate a vuoto, con la quarta convocazione da effettuare con la polizia municipale». Rispondendo alle domande del procuratore aggiunto della Dda, Giuseppe Lombardo, l’ex presidente della Provincia Giuseppe Raffa, imputato nel processo Gotha, ha ripercorso quelle che ha definito «le pagine più buie della mia carriera politica», ovvero il periodo in cui è stato sindaco facente funzioni di Reggio Calabria. Nel 2010 il sindaco Giuseppe Scopelliti (che non è imputato in Gotha, attualmente sta ancora scontando in regime di semilibertà la condanna a 4 anni e 7 mesi di reclusione per falso in bilancio, per fatti commessi quando era primo cittadino di Reggio Calabria) era stato eletto presidente della Regione Calabria, e dopo tre mesi di interregno quando lasciò definitivamente Palazzo San Giorgio per approdare a Palazzo Alemanni, fu Raffa, fino ad allora vicesindaco, ad assumere la guida del Comune quale sindaco facente funzioni.
L’accordo era stato raggiunto prima delle elezioni regionali, come ha spiegato lo stesso Raffa. Lui era in Forza Italia, aveva addirittura salutato con favore la possibile candidatura a presidente della giunta regionale del medico Bernardo Misaggi, che aveva curato la madre di Silvio Berlusconi e in quei giorni veniva accreditato in pole position per l’investitura ufficiale, ma non aveva voce in capitolo nei tavoli romani. La spuntò il sindaco Giuseppe Scopelliti, anch’egli nel Pdl ma che proveniva da Alleanza nazionale, il quale aveva altri progetti per il Comune che doveva abbandonare per incompatibilità con il nuovo più prestigioso incarico elettivo. I due ne parlarono apertamente. Chi fosse stato vicesindaco il giorno in cui Scopelliti se ne fosse andato definitivamente, sarebbe diventato il traghettatore fino alle nuove elezioni.
Scopelliti, secondo il racconto di Raffa, disse al suo vicesindaco che se avesse voluto diventare “f.f.” c’erano solo due condizioni: che non si volesse candidare a sindaco, perché Scopelliti aveva già in mente un altro candidato, e che avendo gestito fino ad allora il Decreto Reggio, in quanto il sindaco ne è automaticamente anche commissario straordinario, voleva continuare a gestirlo anche da Catanzaro, vista l’affinità con la Regione. Raffa accettò: «Non mi interessava diventare sindaco e glielo dissi, avevo deciso di fare un’altra esperienza politica e infatti poi mi candidai a presidente della Provincia, e pure sul Decreto Reggio mi dissi d’accordo, purché fosse una cosa che rientrasse nella legalità». Ed è su questo “purché” che, di fatto, sono saltati gli accordi, provocando un effetto domino che ha fatto mancare il terreno sotto i piedi del facente funzioni.
IL RIFIUTO DI RIFINANZIARE RTL «I primi scricchiolii – racconta Raffa – sono iniziati in una riunione di giunta, quando io e l’assessore Franco Sarica ci siamo rifiutati di rifinanziare Rtl». Era la radio che ogni estate mandava in onda sulle frequenze nazionali la movida del “modello Reggio”, tanto che i detrattori avevano ribattezzato Scopelliti “Peppe Dj”. «Erano 70 o 200 mila euro – prosegue Raffa – non ricordo esattamente, Sarica mi disse “abbiamo le strade piene di buche, li utilizziamo per le buche” e come potevo dire di no rispetto a questo obiettivo?».
GLI SCONTRI PER IL DECRETO REGGIO Ma lo scontro vero e proprio arrivò quando Raffa non cedette il Decreto Reggio. Andarono da lui con una lettera già scritta, doveva solo firmarla. Era la richiesta al ministero delle Infrastrutture di far gestire il Decreto Reggio a Scopelliti. Lui la ricorda così: «Avrei dovuto fare una dichiarazione in cui io affermavo di non essere capace di gestire il Decreto Reggio, e su questo non potevo firmare». Nemmeno i viaggi a Roma per trovare una soluzione sortirono effetti, anche la funzionaria al ministero «la Pallavicini era orientata, da chi non lo so ma era orientata» gli sembrava preferisse l’arresa: «Ero disposto a mantenere l’impegno politico, ma che fosse all’interno di una cornice di legittimità. Solo che non c’era una soluzione che rientrasse nella legalità, era possibile solo se dichiaravo che io ero incapace a gestirlo».
Un’ammissione di incapacità incompatibile con la sua dignità. Il periodo più buio della sua carriera in politica: «Tutti mi ripetevano “tu non sei stato eletto, sei un ‘ff’” come se io fossi un cretino messo lì a fare chissà cosa», a un certo punto arrivarono anche minacce anonime.
Un clima che non si è rasserenato nemmeno dopo l’azzeramento della giunta e la scelta di Irene Pivetti quale assessore, poi non concretizzata: «Fui deriso per questa scelta».
Il CASO FALLARA Raffa ha parlato anche di Orsola Fallara, l’ex dirigente dell’assessorato comunale al Bilancio, finita nella bufera perché si era autoliquidata diversi mandati di pagamento e morta suicida, per avere ingerito acido muriatico, il giorno dopo avere convocato una conferenza stampa in cui accusava Raffa e si scusava con Giuseppe Scopelliti per averne tradito la fiducia.
Scorrendo le voci di spesa del Comune, Raffa si accorse di una cosa strana: «Può una dirigente rappresentare l’Ente in Commissione tributaria e per questo essere pagata? Abbiamo messo nero su bianco questa incompatibilità. Abbiamo controllato a ritroso e abbiamo trovato pagamenti a Orsola Fallara per circa 200 mila euro. Non volevo che si facesse clamore, ma poi è esploso il caso politico cavalcato dall’opposizione. C’è stato un conflitto acceso tra me e Orsola Fallara, le spiegai che la spostavo anche nel suo interesse. L’ho vista in grande disagio». (redazione@corrierecal.it)







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