Le mani dei clan sui boschi. Con l’aiuto dell’assessore

LAMEZIA TERME Nei boschi delle montagne intorno ad Acri non si muoveva foglia senza il permesso della cosca Lanzino. Almeno è questo il sospetto della Dda di Catanzaro, che ha…

LAMEZIA TERME Nei boschi delle montagne intorno ad Acri non si muoveva foglia senza il permesso della cosca Lanzino. Almeno è questo il sospetto della Dda di Catanzaro, che ha disposto una raffica di perquisizioni ai danni di quindici persone (nel decreto è indicato che gli indagati sono di più, ma non vengono fatti i nomi) con l’accusa, tra l’altro, di associazione a delinquere di tipo mafioso. La cosca sarebbe guidata da Giuseppe Perri (già condannato in via definitiva per l’inchiesta “Twister”) e da Angelo Gencarelli e avrebbe visto l’assessore regionale all’Agricoltura e alla Forestazione Michele Trematerra interessarsi dei suoi affari per quanto di sua competenza, motivo per cui l’assessore risulta indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. La Dda ha disposto la perquisizione del suo appartamento privato e degli uffici della Regione di Catanzaro e Cosenza alla ricerca di documentazione utile a ricostruire il tutto.
Non solo tutto il lavoro relativo ai tagli e alla vendita dei boschi intorno ad Acri, ma persino lo spalamento della neve era assegnato con modalità che secondo la Dda sono tutte da chiarire. Almeno per il periodo dal 2009 al 2013. Nel decreto di perquisizione si parla anche di numerosi episodi di usura ai danni di imprenditori della zona, tanto per chiarire la capacità della cosca di controllare il territorio. Una potenza che si esprimeva anche nei rapporti con la politica e che ha portato la Dda ad indagare per chiarire i rapporti che la cosca riusciva a tessere con il Comune (nel caso dell’ex sindaco di Acri Luigi Maiorano) e con la Regione nel caso di Michele Trematerra.
Un ruolo centrale nell’inchiesta è quello di Angelo Gencarelli, già consigliere comunale e presidente della Commissione Urbanistica di Acri, nonché membro della segreteria di Trematerra e descritto nel decreto di perquisizione come «elemento di congiunzione tra l’associazione mafiosa in questione e le istituzioni pubbliche, quali la Regione Calabria e gli Enti ad essa collegati e il Comune di Acri; nonché soggetto in grado di condizionare, grazie al rapporto collusivo instaurato con Pubblici funzionari, le scelte amministrative degli Enti appena richiamati e di orientarne le procedure amministrative riguardanti gli appalti pubblici di seguito indicati a favore di società o “cartelli” di società facenti capo ad imprenditori organici alla cosca».
Gli appalti e i lavori gestiti da Gencarelli venivano poi assegnati ad Angelo Ferraro, Giorgio La Greca, Salvatore e Antonio Gencarelli e Carmine Pedace, con modalità che i magistrati vogliono verificare.
Nella sintesi della Dda, la ragione delle perquisizioni di stamattina è data dalla partecipazione di undici soggetti indagati «ad un’associazione di tipo mafioso armata, promossa da Perri Giuseppe (già condannato in via definitiva per il delitti p.e p. dagli art. 416 bis e 629 comma 2^ c.p. e 7 legge 203/91 con la sentenza n. 476/06 pronunciata dal Tribunale di Cosenza nel Procedimento n. 309/03 mod. 21 Dda denominato “Twister”,) quale reggente nella zona di Acri dell’articolazione della cosca Lanzino; Gencarelli Angelo quale promotore e vertice della medesima articolazione della cosca Lanzino nel territorio di Acri; associazione che, si avvale della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo derivante dalla notoria appartenenza alla cosca Lanzino e alla relativa articolazione in parola e della conseguente condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, per commettere delitti, quali quelli di estorsione, usura, detenzione e porto illegale di armi, ovvero per acquisire, direttamente ovvero attraverso ditte intestate a soggetti facenti parte dell’associazione di ‘ndrangheta in questione per come di seguito specificato, il controllo dell’attività nel settore dei lavori pubblici e degli appalti di opere pubbliche e segnatamente nell’ambito delle attività di competenza dell’assessorato regionale Agricoltura e Forestazione quali lo spalamento della neve e la più ampia attività di disboscamento e la successiva vendita del materiale legnoso, anche attraverso il condizionamento di Enti pubblici quali la Regione Calabria e il Comune di Acri, avvalendosi dell’apporto di figure istituzionali quali l’assessore al ramo Trematerra Michele e l’ex sindaco del Comune di Acri Maiorano Luigi e comunque per realizzare in favore dei propri affiliati, profitti ingiusti».
Alla vigilia dello scioglimento del consiglio regionale un’altra tegola giudiziaria cade sulla giunta già guidata da Scopelliti. Per Michele Trematerra accuse durissime che lo vedono piegato agli interessi di una cosca capace di estendersi da Cosenza ai territori più interni, fino ai boschi che circondano Acri. Un paese che ha regalato a Michele Trematerra e prima di lui a suo padre Gino decenni di successi politici e che oggi si sveglia sotto una luce diversa e meno rassicurante. 

 

Francesco Graziadio

f.graziadio@corrierecal.it





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