“Alta tensione”, processo da rifare

REGGIO CALABRIA Crollano le accuse nei confronti dei fratelli Checco e Andrea Zindato, considerati al vertice dell’omonimo clan “padrone” di Ciccarello, San Giorgio Extra, e per questo rispettivamente condannati in…

REGGIO CALABRIA Crollano le accuse nei confronti dei fratelli Checco e Andrea Zindato, considerati al vertice dell’omonimo clan “padrone” di Ciccarello, San Giorgio Extra, e per questo rispettivamente condannati in secondo grado nel processo “Alta Tensione” a 16 anni e 4 mesi di carcere e 13 anni, 9 mesi e 10 giorni. Accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Giuseppe Nardo, la prima sezione della Corte di Cassazione, ha annullato con rinvio la sentenza nella parte relativa al delitto associativo, mentre ha definitivamente cassato, annullando senza rinvio, l’ipotesi di aggravante mafiosa in relazione alle intestazioni fittizie contestate ai due, fra cui il noto “Palaghiaccio”.
Toccherà dunque a un nuovo processo d’appello decidere in merito alle accuse di associazione mafiosa contestate ai fratelli Zindato, che già in appello avevano incassato pesanti riduzioni di pena. Nel gennaio scorso la Corte d’appello aveva infatti assolto Checco Zindato dall’accusa di aver ucciso Giuseppe Lauteta, suo rivale in amore freddato nel gennaio 2006 alla periferia sud della città. Condannato in primo grado all’ergastolo per questo delitto, in secondo grado Zindato era stato condannato a 16 anni di reclusione per associazione mafiosa ed altri reati. Tutte contestazioni che oggi – per volere della Cassazione – un nuovo processo di secondo grado sarà chiamato ad esaminare.
Si indebolisce dunque ulteriormente il castello accusatorio alla base dell’inchiesta “Alta Tensione”, l`indagine che ha duramente colpito la cosca Borghetto-Zindato-Caridi. In manette erano finite 34 persone accusate a vario titolo di  associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, estorsioni, danneggiamenti, detenzione e porto di armi, intestazione fittizia di beni e attività imprenditoriali. Sotto sequestro erano finite all`epoca 12 imprese e società operanti, per lo più, nel settore dell`edilizia, fra le quali la “Tesi costruzioni”, riconducibile a Santo Giovanni Caridi, che ha sede a L`Aquila, un panificio di Roma, la società proprietaria di un palaghiaccio mobile a Reggio Calabria, il circolo ricreativo “Las Vegas”, tre appartamenti e tre automobili.

 

Alessia Candito







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