“‘Ndrangheta per anni sottovalutata”

TORINO Per anni è stata ignorata, sottovalutata, persino negata. Eppure la mafia c’è, al Nord come al Sud. Una presenza “impressionante” per il suo radicamento, che si annida all’ombra dei…

TORINO Per anni è stata ignorata, sottovalutata, persino negata. Eppure la mafia c’è, al Nord come al Sud. Una presenza “impressionante” per il suo radicamento, che si annida all’ombra dei piccoli comuni e alla violenza preferisce la corruzione e la ricerca del consenso, anche quello politico. E’ il quadro allarmante che emerge dal Primo Rapporto trimestrale “Le mafie al Nord”, presentato questa sera a Torino dalla Commissione parlamentare Antimafia presieduta da Rosy Bindi. Occasione della visita dell’Antimafia, che proseguirà domani, è il 31/esimo anniversario dell’omicidio Caccia, il procuratore capo di Torino vittima di un agguato il 26 giugno 1983 per il quale viene chiesto di riaprire il processo. Una data simbolica per ricordare, come evidenzia il rapporto commissionato dall’Antimafia all’Osservatorio criminalità organizzata dell’Università di Milano, che la mafia “è ovunque”. Al Nord le aree più colpite sono la Lombardia, in particolare nella zona intorno a Monza-Brianza, e il Piemonte (Torino e provincia); seguono Emilia Romagna, Liguria, in particolare l’imperiese, e poi il Veneto. “Questo Rapporto dimostra come ci sia una “zona grigia” in cui tutti, se non consapevoli, rischiano di essere complici – osserva la Bindi -. Parlo di politici di tutti i livelli, dai piccoli sindaci ai consiglieri regionali e ai parlamentari, amministratori. E anche avvocati, imprenditori che se sanno non parlano. Nessuno deve invece tacere, se sa”, è l’esortazione della presidente della commissione parlamentare Antimafia. Che chiede anche “l’interdizione a vita” per chi fa affari con la mafia e, portando ad esempio l’Expo di Milano, “più trasparenza sugli appalti”.

A descrivere meglio di tante parole l’avanzata delle mafie al Nord ci sono i dati relativi alla penetrazione delle cosche negli anni: 306 arresti in Lombardia, 271 in Piemonte, 55 in Liguria, 37 in Emilia Romagna, 58 nel Veneto. E ancora, sei Comuni sciolti per mafia: Bardonecchia, Leinì e Rivarolo Canavese in Piemonte, Bordighera e Ventimiglia in Liguria, Sedriano in provincia di Milano. Il Rapporto certifica anche una grande quantità di beni confiscati: 1.186 unità confiscate in Lombardia, 181 confische in Piemonte, 158 in Liguria, 111 in Emilia Romagna, 88 in Veneto, 19 in Friuli e 32 in Trentino. E, ancora, si individuano 95 Comuni sotto i 5mila abitanti coinvolti in vicende mafiose nei quali sono stati confiscati beni o individuate basi della ‘ndrangheta. La battaglia contro la criminalità organizzata, insomma, si presenta difficile anche al Nord. “Non possiamo pensare che sola la magistratura abbia il compito di lottare contro la mafia – è l’appello della Bindi -. Loro, con le indagini, lavorano sul passato, noi tutti dobbiamo contribuire affinché la lotta sia cosa quotidiana”. (0050)

 

Barbara Beccaria

(Ansa)







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