Lamezia, se n’è andata a 82 anni (senza avere giustizia) la mamma del netturbino vittima di ‘ndrangheta

Rosa Gigliotti è morta a 29 anni dall’uccisione del figlio. Pasquale Cristiano è stato trucidato il 24 maggio 1991 a colpi di kalashnikov insieme al collega Francesco Tramonte. Il testimone di giustizia Mangiardi: “E’ morta quattro volte”. Il figlio Francesco: “Ti onorerò per sempre nel mio cuore”

di Alessia Truzzolillo
LAMEZIA TERME Si è fermato all’età di 82 anni il cuore di Rosa Gigliotti. Era la madre di Pasquale Cristiano, netturbino barbaramente ucciso, insieme al collega Francesco Tramonte il 24 maggio del 1991. Rosa si è spenta senza uno spiraglio di luce sulla morte di suo figlio. Di questo omicidio si sa soltanto che fa parte di un messaggio di ‘ndrangheta inviato a chi gestiva l’appalto sulla nettezza urbana in quegli anni, durante i quali dal servizio pubblico a Lamezia si era passati – senza alcuna ragione, come stabilirà anche una sentenza della Corte dei Conti – al privato. Il cuore di Rosa ha sofferto molto. Le speranze di questa madre sono state avvicinate dal calore della gente ma anche da qualche finto eroe dell’antimafia che ha usato la tragedia della famiglia Cristiano per le proprie campagne politiche. Aveva 53 anni quando le hanno portato via il figlio a colpi di kalashnikov. Ha aspettato per 29 anni – aggrappandosi alla speranza e a una medaglietta con l’effige di Pasquale che portava sul petto – di avere giustizia, di conoscere i mandanti di quell’omicidio.

Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano

Invano. Nessuno ha parlato, mai. Suo marito, Vincenzo Cristiano, è morto 20 anni prima di lei, con un dolore insanabile nel petto e un quaderno pieno di appunti. «Te ne sei andata via cosi, come un battito di ciglia – scrive su Facebook il figlio Francesco –, così veloce senza neanche darci il tempo di poterti salutare almeno per un’ultima volta… Di darti quell’abbraccio così forte che se solo avessi saputo di non poterlo mai più fare, allora ne avrei approfittato a tal punto da non sentirmi più le braccia. Ti avrei baciata così tanto da non farti più sentire le guance e ti avrei urlato a squarciagola il bene che ti voglio e che gran donna e madre sei stata per me. Non potrò onorarti con il funerale che meriti e farti salutare da tutte le persone che ti amano, ma ti onorerò per sempre nel mio cuore».
«SEI MORTA QUATTRO VOLTE» «Nella vita, si dice che si muore una volta soltanto ma per familiari, per i genitori delle vittime innocenti delle mafie non è cos», scrive Rocco Mangiardi, testimone di giustizia che è sempre stato in prima linea perché si faccia luce su questa vicenda”. “Così è stato per la mamma di Pasquale Cristiano – scrive Mangiardi –, piccola e minuta donna che io ho incontrato quasi sempre alle commemorazioni del 24 maggio, giorno del ricordo di queste nostre due vittime innocenti, trucidati all’alba su ordine delle cosche mafiose lametine. Una piccola donna, che portava dentro di sé un dolore immenso. Lei non è morta soltanto oggi ma ben quattro volte, una è stata in quella tragica alba di quel ventiquattro maggio del 1991, la seconda per la morte del marito e oggi è morta anche lei per ben due volte perché, è andata via da questa terra senza sapere chi ha fatto uccidere suo figlio è senza avere verità e giustizia». La lotta per la verità passa ora attraverso le azioni dei figli di Rosa e dei familiari di Francesco Tramonte. Sostenuti dall’associazione contro le mafie Libera, non mollano, tengono stretta la presa e alta l’attenzione su questo duplice omicidio dalle fattezze atroci. Perché le cosche lametine hanno deciso di ammazzare due innocenti, di sacrificare due agnelli per seminare il terrore e cucire le coscienze. E a quasi 30 anni da quel delitto nessuna coscienza cede. Ma anche se il cuore di Rosa ha smesso di battere, la sua storia non può finire senza riscatto. (a.truzzolillo@corrierecal.it)







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