Africo, Zavettieri: «Buoni spesa negati a indagati e condannati per mafia»

Il sindaco di Roghudi contrario ai requisiti così restrittivi per le misure urgenti di solidarietà alimentare

REGGIO CALABRIA «Se hai riportato una condanna o sei presunto mafioso anziché presunto innocente, in barba ai principi sacrosanti della rieducazione del condannato, della presunzione di innocenza ed ancor di più del principio morale di umana solidarietà, non mangerai né tu, e né la tua famiglia». Il sindaco di Roghudi, Pierpaolo Zavettieri, interviene nel dibattito sulla gestione, demandata ai primi cittadini, degli aiuti alimentari alla popolazione più bisognosa colpita dalle misure restrittive per il coronavirus e critica il provvedimento adottato dalla Commissione Straordinaria del Comune di Africo, che nell’avviso pubblico relativo alle “Misure Urgenti di solidarietà Alimentare”, esclude l’accesso ai contributi per coloro che abbiano avuto condanne definitive per associazione mafiosa, o reati con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa, o abbiano carichi pendenti per gli stessi reati.
«Più volte in questi anni – scrive Zavettieri, che è anche consigliere metropolitano – ho fatto riferimento ad un Governo “forte con i deboli e debole con i forti”. A testimoniare ciò sarebbe sufficiente ricordare le misure straordinarie adottate per i comuni considerati in “odore” di mafia, rivelatesi inefficaci, e confrontarle con gli aiuti insufficienti che lo stesso Governo ha previsto in occasione di questa emergenza epocale».

MISERIA CONCESSA AI COMUNI I sindaci non si tirano indietro, assicura Zavettieri, che giudica una “miseria”, quella concessa ai comuni per sostenere le persone e le famiglie bisognose, e afferma che l’idea che diffusamente si sono fatti i sindaci è «che il governo abbia voluto liberarsi di ogni responsabilità o peggio delle “rogne”. Ciononostante i primi cittadini ed i consigli comunali eletti, così come hanno sempre fatto, non si ritireranno neppure stavolta dalla prima linea, anche se rimanerci è sempre più difficile e rischioso».

SENZA LINEE GUIDA, AUTOGESTIONE Senza linee guida indicate dallo Stato centrale relativamente alle – Misure Urgenti di solidarietà Alimentare – i comuni sono stati costretti nel giro 24/48 ad ore ad “autogestirsi”. «Tuttavia nel brevissimo lasso di tempo – Zavettieri rivendica il merito per i colleghi – i sindaci hanno fatto a gara fra loro per individuare i criteri più obbiettivi al fine di destinare il contributo alle famiglie realmente indigenti e bisognose, decidendo di utilizzare solo procedure di evidenza pubblica a garanzia di totale trasparenza, senza alcuna discrezionalità lasciata agli amministratori (specie perché la gestione è stata affidata direttamente ai comuni)».

LE DICHIARAZIONI DI GRATTERI Nel dibattito si sono registrate anche le dichiarazioni di magistrati, soprattutto su possibili scenari futuri e risvolti sociali. Zavettieri cita espressamente l’intervista rilasciata a Radio Capital dal procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri: «È bene dare ai sindaci i fondi perché si risparmiano molti passaggi, però se il sindaco è un mafioso e un faccendiere, i benefici li dà ai soliti noti e ai clienti elettorali, e gli altri che sono all’opposizione e hanno votato contrario non li avranno». «Inoltre – aggiunge Zavettieri – poi ha detto che il controllo degli atti va fatto “nel mentre”, ovviamente non riferendosi al controllo di cui già si fa ampiamente carico l’amministrazione che eroga il contributo».

IL RUOLO DEI COMUNI Zavettieri, nel respingere un “pregiudizio di fondo sull’istituto del sindaco, osserva che i Comuni sono Enti di rango costituzionale: «Un pezzo della nostra Repubblica dotato di una propria autonomia amministrativa e gestionale e che nessuna legge dello Stato, finora, ha assegnato alla magistratura il controllo preventivo sugli atti amministrativi. Pertanto, se parliamo di rispetto della legalità, oltre ai principi di equità sociale e trasparenza, dovremmo tutti garantire che ogni istituzione possa esercitare le proprie azioni nel rispetto delle norme e senza condizionamenti psicologici».

NIENTE AIUTI A INDAGATI E CONDANNATI DI MAFIA Nell’auspicare, ad emergenza conclusa, una verifica sugli scioglimenti dei comuni per mafia e sulle ragioni che hanno determinato gli stessi scioglimenti «al fine di riscontrare o meglio “certificare” se, nella stragrande maggioranza dei casi, non si siano risolti in un clamoroso fallimento», Zavettieri si rivolge a Gratteri chiedendo se ritenga giusto il provvedimento della Commissione straordinaria del Comune di Africo, che esclude l’accesso ai contributi per coloro che abbiano avuto condanne definitive ai sensi dell’art 416 bis del C.P. o dell’art. 7 della L. 203/91 o abbiano carichi pendenti per gli stessi reati. «Forse – conclude il sindaco di Roghudi – tale requisito così restrittivo, visto il clima in cui viviamo, potrà salvare da possibili rischi amministrativo-penali ma non dalla propria coscienza». (f.p.)







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