Chiaravalle, la casa di cura denuncia la Santelli: «Anziani dimenticati». Trasferimento completato

La proprietà della “Domus Aurea” contro il governo regionale. «La governatrice ha detto il falso nel suo messaggio sui social. E il ritiro dell’accreditamento alla struttura è illegittimo, una ritorsione»

CATANZARO È costato una denuncia-querela alla governatrice Jole Santelli il video pubblicato ieri sera su Facebook nel quale esponeva i calabresi lo stato dell’arte sulla quarantena a causa del coronavirus e sugli interventi effettuati per ospedalizzare gli anziani degenti nella casa di cura gestita dalla società Salus MC srl a Chiaravalle. Nella casa di cura è, infatti, scoppiato un grave focolaio da Covid-19 che ha colpito oltre 70 persone tra ospiti e personale. Otto sono gli anziani che sono morti. Ha avuto così luogo un braccio di ferro durato qualche giorno tra la struttura per anziani e la Regione per trovare una sistemazione ai pazienti positivi. La questione si è risolta ieri sera con il trasporto di oltre 40 persone nell’azienda sanitaria universitaria “Mater Domini” a Germaneto. Nelle more le due parti non si sono risparmiate stoccate, anche a mezzo stampa e sui social. Dopo il video-messaggio della Santelli arriva la querela da parte della Salus, amministrata da Domenico De Santis.
«… i pazienti della RSA sono sempre stati assistiti dalle unità del 118 e dagli operatori, dagli operatori che erano risultati negativi ai test», dice la Santelli.
«Ella afferma falsamente – è scritto nella querela – che gli operatori del 118 avrebbero SEMPRE (gli avverbi scelti pesano come macigni in questa vicenda) assistito, assieme ai dipendenti risultati negativi al tampone, i degenti della Struttura. Gli operatori del 118 non hanno assistito nessuno, ma hanno giustamente reso il proprio servizio: presa in carico del singolo paziente bisognoso di soccorso e suo trasporto in ospedale ove necessario, trattenendosi all’interno dei locali della “Domus” lo stretto necessario ed avendo a che fare con singoli pazienti».
DIMINUISCE IL NUMERO DEL PERSONALE Tra l’altro il numero del personale è andato via via diminuendo, è scritto nella denuncia-querela. Da 48 persone capaci di assistere i 60 anziani presenti, il 25 marzo, giorno della scoperta della prima paziente positiva, si è arrivati a 13 persone nell’arco di 24 ore. Dell’insufficienza del personale sarebbero state avvertite le autorità competenti. «Lo stato emergenziale ed il contagio in atto permetteva al datore il “rimpiazzo” immediato del personale mancante – scrivono i querelanti -. Ad oggi le risorse inviate a supporto constano di un infermiere e un singolo operatore socio sanitario. I sanitari che a dire della governatrice sarebbero stati mandati non hanno svolto alcuna forma di assistenza medico-sanitaria. Solo il dottor Torti, resosi personalmente disponibile, ha fatto visita a tutti i malati senza poter tuttavia dare alcun tipo di supporto medico non essendo, suo malgrado, autorizzato a somministrare alcunché, né lo stesso era attrezzato per poter procedere ad accertamenti strumentali presso la residenza sanitaria assistenziale, richiedendosi attrezzature presenti solo in ambiente ospedaliero (come ben noto alla Regione e al dipartimento della Salute)».
NESSUN PASTO FORNITO DALLA REGIONE «Circa la fornitura dei presunti pasti da parte della Regione Calabria, occorre specificare che tale aiuto non è stai mai richiesto né è stato fornito, ciò in quanto non era necessario, in quanto la struttura “Domus Aurea” ha fornito e forniva regolarmente i pasti, essendo presente all’interno della stessa anche il cuoco, garantendosi cosi i pasti ai pazienti».
«NÉ PERSONALE NÉ MEDICINALI» «Ciò che è mancato è stato l’invio di personale a supporto, oltre che i tempestivi trasferimenti per evitare l’aggravarsi dello stato di salute dei pazienti, le cui condizioni salute già compromesse da altre patologie, rischiava di precipitare a causa dell’evolversi della affezione da Covid-19. È altresì mancata la fornitura di medicinali pur sperimentali per la terapia domiciliare. Al principio lo stadio della malattia non grave avrebbe probabilmente garantito esiti fausti», si legge ancor nella querela.
«NON ABBIAMO OSTACOLATO LO SGOMBERO» La governatrice Santelli, inoltre, nel videomessaggio su Facebook ha affermato: «Io ho sentito il proprietario dire sulle televisioni che voleva il trasferimento peccato che oggi quando sono arrivate le autoambulanze c’è stato un problema perché le avevano bloccate e non volevano fare i trasferimenti dei pazienti e sono dovuti intervenire i Carabinieri». A stretto giro di posta, la risposta cristallizzata nella denuncia-querela: «Il trasferimento il più immediato possibile degli ospiti è stato chiesto a gran voce dallo scrivente, pubblicamente sulle reti televisive di tutt’Italia, e giammai ostacolato. Si è talvolta chiesto il trasporto delle persone più gravi con precedenza rispetto a quelle della fantomatica lista data ai sanitari del 118, ritenendo in coscienza che fosse più necessario il trasporto immediato di pazienti già gravi».
LE CONDIZIONI IGENICO-SANITARIE «Venendo poi – si legge ancora – alle declamate condizioni igienico-sanitarie della Struttura che avrebbero giustificato: l’allontanamento di alcuni dipendenti; la mancata osservanza delle linee guida e dei protocolli predisposti dal Ministero della Salute; nonché il citato provvedimento di sospensione, finalizzato alla revoca, dell’autorizzazione rilasciata alla Salus m.c. srl, con diffida ad effettuare nuovi ricoveri anche in regime privato; si rappresenta che, in primo luogo, i militari del Nas, asseritamente inviati dalla Santelli, non hanno mai varcato la soglia della Struttura, ove lo avessero fatto, avrebbero dovuto redigere apposito verbale di sopralluogo, in ossequio a quanto impostogli dalla legge, consegnandone copia al titolare. Non è chiaro, quindi, a quali “condizioni della Rsa fin dalla visita dei Nas” essa si riferisca, né in cosa constino tali condizioni definite preoccupanti”». «Sul punto si osserva che – prosegue il documento –, se tale circostanza fosse vera, ovverossia che sin dal 25 marzo le condizioni igienico-sanitarie non fossero adeguate e consone ad una RSA, la signora Santelli avrebbe dovuto sgomberare immediatamente tutti, utilizzando ogni strumento consentitole dalla legge anche con l’ausilio di qualunque forza statale (Vigili del fuoco, 118, Carabinieri, esercito, Polizia di Stato, Protezione civile), dando priorità certamente ai soggetti più a rischio, poiché dotati di particolare vulnerabilità. Tutto ciò però non è avvenuto».
LAVORATORI POSITIVI A CATANZARO LIDO «Ciò che si è verificato, invece, consiste nell’allontanamento dei lavoratori positivi Covid-19 presso la citata struttura di Catanzaro Lido – raccontano i querelanti –. Orbene sulla vicenda di tale trasferimento si è pubblicamente espresso il sindaco di Chiaravalle Centrale, Domenico Donato, il quale ha affermato in televisione di essersi adoperato, oltre le proprie competenze e scavalcando le istituzioni preposte, per ottenere il trasferimento suddetto».
OMISSIONE D’ATTI D’UFFICIO? «A fronte di tali dichiarazioni e di quanto evidenziato, appare chiara la non veridicità di quanto affermato nel contestato videomessaggio. Delle due l’una: o la struttura aveva le condizioni igienico-sanitarie idonee per la sicurezza e la salute di tutti o non le aveva per nessuno. Di conseguenza se i dipendenti – asintomatici, giovani e in buona salute – non potevano restare confinati tra le mura della “Domus Aurea” per mancanza di condizioni igieniche, a fortiori, non potevano rimanerci persone – anziane già affette da pluri-patologie, alcune non in grado di deambulare, né di nutrirsi autonomamente, altre ancora neppure in grado di comprendere ciò che avveniva attorno a sé a causa della propria forma di demenza più o meno grave. Queste persone, secondo la spiccata sensibilità ed acume della Presidente, avrebbero invece potuto e soprattutto dovuto rimanere in una Rsa senza condizioni igienico-sanitarie. È evidente che ove tutto ciò fosse vero la signora Santelli dovrebbe rispondere dei più gravi reati di rifiuto o omissione di atti d’ufficio, perché ella non avrebbe adottato o non avrebbe richiesto l’adozione immediata dei provvedimenti di trasferimento dei pazienti, né avrebbe inviato o chiesto di inviare il personale necessario al ripristino delle condizioni igienico-sanitarie».
REVOCA DELL’AUTORIZZAZIONE UGUALE RITORSIONE Pesanti sono le battute finali della querela: «In tale situazione di emergenza mondiale, non si comprende come gli apparati regionali possano lavarsi le mani delle problematiche e delle difficoltà vissute da alcuni dei cittadini più fragili. Tuttavia, ciò è avvenuto.
Dulcis in fundo, le stesse autorità regionali, non in grado di assolvere ai loro compiti e doveri, hanno pensato bene di pubblicizzare l’avvio del procedimento di sospensione e revoca dell’autorizzazione rilasciata in favore alla Salus m.c. srl, senza neppure rispettare le procedure amministrative, giustificandolo proprio in virtù delle fantomatiche condizioni igienico-sanitarie assenti. Appare evidente che la paventata sospensione/revoca dell’autorizzazione e accreditamento istituzionale rappresenti una ingiusta ritorsione delle Autorità difronte alle pubbliche denunce del titolare della Salus. Si ritiene che tali provvedimenti siano finalizzati unicamente a piegare e mettere in ginocchio, dal punto di vista economico e reputazionale, un imprenditore che si è opposto al malcostume delle autorità. Si tiene a precisare che nonostante la gravità delle “condizioni igienico-sanitarie” denunciata dalla Presidente, alle ore 14.40 del 2 aprile 2020 permanevano in struttura ben 19 pazienti».
INCAPACITÀ A GESTIRE L’EMERGENZA «Si ricordi che piuttosto l’incapacità di gestire la vicenda dei pazienti della clinica Domus Aurea da parte della regione Calabria e delle autorità sanitarie competenti (dipartimento Tutela della Salute) ha trovato conferma nel fatto che dapprima era stato disposto (da parte del dipartimento della Tutela della Salute) il trasferimento presso l’ospedale civile di Lamezia Terme (poi risultando inidoneo, poiché privo financo del reparto di malattie infettive) e di poi bloccato per individuare altra soluzione, arrivata in ritardo di qualche giorno (così facendo aggravare le condizioni di salute dei pazienti). Tutto ciò a dimostrazione della assoluta inadeguatezza ed impreparazione dimostrata da parte della Regione Calabria rispetto alla emergenza sanitaria denunciata dal titolare della residenza sanitaria assistenziale di Chiaravalle Centrale», continua l’esposto.
E «si aggiunga che la struttura Domus Aurea, prima dell’adozione del provvedimento con il quale il dottore Antonio Belcastro (dirigente generale del dipartimento della Salute) finalmente disponeva (solo in data 01.04.2020) il trasferimento dei pazienti, aveva diffidato per l’ennesima volta il presidente della Regione Calabria ed il dipartimento della Tutela della Salute. Si precisa piuttosto che proprio in ragione della disorganizzazione, ancora a tutt’oggi (l’esposto risale a giovedì pomeriggio e gli anziani sono stati trasferiti nella serata, ndr) ci sono circa 18 pazienti ancora da trasferire, ciò in quanto si sta procedendo al trasferimento con una sola ambulanza, anziché attrezzarsi con macchine che avrebbero potuto trasportare più soggetti contemporaneamente, così da ampliare i tempi necessari per il trasferimento».







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