«È a rischio contagio da coronavirus». Va ai domiciliari il boss Vincenzino Iannazzo

La seconda sezione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, vista l’età e un deficit immunitario da terapia cronica antirigetto per trapianto, ha accolto la richiesta di incompatibilità con il carcere avanzata dai legali Murone e Cerra

CATANZARO È forte rischio di infezione da Covid-19 «per caratteristiche di genere (maschile), per età (65 anni), deficit immunitario da terapia cronica antirigetto per trapianto» e per la presenza di altre patologie. Per questa ragione, e visto che si trova ristretto nel carcere di Spoleto, in Umbria, sede «particolarmente esposta», la seconda sezione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro – presidente relatore Fabrizio Cosentino, consigliere Domenico Commodaro – ha accolto la richiesta degli avvocati difensori Mario Murone e Salvatore Cerra e ha sostituito nei confronti di Vincenzino Iannazzo la misura degli arresti in carcere con quella dei domiciliari. La Corte ha disposto che a Iannazzo – capocosca dell’omonima consorteria di Lamezia Terme, già condannato in appello a 14 anni e 6 mesi di reclusione e ora in attesa della sentenza davanti alla Corte di Cassazione – venga applicato il braccialetto elettronico. Se per esigenze sanitarie dovesse allontanarsi dalla propria abitazione dovrebbe prima chiamare il 112 o il 118 dando, comunque avviso ai carabinieri preposti al controllo. La Corte e la giuria popolare hanno tenuto conto, nell’accogliere la richiesta avanzata dalla difesa, del parere del consulente tecnico d’ufficio, il dottore Fernando Roccia, il quale «avendo già visitato il detenuto, sollecitato a rivalutare la compatibilità con il regime carcerario, in ragione del novum rappresentato dall’emergenza sanitaria in corso per la diffusione del contagio da Covid-19, cui anche la regione Umbria, cui ha sede la casa circondariale di Spoleto, appare particolarmente esposta, ha risposto evidenziando attuale incompatibilità “in permanenza dello stato epidemico ed in assenza di protocolli terapeutici validati o di vaccino». Il giudizio del ctu appare confortato dal parere espresso dal direttore del distretto usl Umbria2 «il detenuto… presenta un deficit immunitario che lo pone fortemente a rischio di infezione da Covid-19», che se sinora non siano stati registrati casi di contagio in carcere e il detenuto risulti in parte protetto dall’essere sistemato in cella singola. Per il controllo è indispensabile il braccialetto elettronico «anche in relazione alla posizione apicale rivestita dall’interessato». Alla richiesta di domiciliari si era opposto il sostituto procuratore generale. (ale. tru.)







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