Coronavirus, l’Ordine dei medici di Crotone: «Combattiamo una guerra “a mani nude”»

Il presidente Ciliberto scrive: «Vogliamo che non ci vengano negati i diritti che uno stato di diritto deve garantire a tutti i cittadini e lavoratori»

di Gaetano Megna
CROTONE L’Ordine dei medici della provincia di Crotone chiede il ritiro immediato degli “emendamenti crudeli”. Il presidente dell’ordine della provincia pitagorica, Enrico Ciliberto, in una nota chiarisce che «nella discussione al Senato sulla conversione del Decreto legge Cura Italia sono stati presentati alcuni emendamenti che prevedono una sostanziale immunità per le strutture sanitarie e per i soggetti preposti alla gestione della crisi sanitaria». In sostanza gli ospedali e tutti coloro che in questa fase di pandemia organizzano le attività sanitarie vengono scagionati da eventuali responsabilità penali, civili ed erariali. In caso di errori, se dovessero passare gli emendamenti, non dovranno rispondere né sul piano penale e né su quello economico. Gli ospedali non pagano danni nemmeno a medici e altro personale sanitario che si contagia esercitando la propria professione. «Il datore di lavorio viene scagionato. Con ciò – scrive Ciliberto – non si vuole colpevolizzare, a prescindere, chi nelle gestioni periferiche/territoriali non è stato messo in condizione, dagli organismi e dalle strutture nazionali preposte alla gestione di potersi dotare di dispositivi protezione individuale (Dpi) a protezione dei propri operatori sanitari, così come di potere effettuare loro, per tempo, i tamponi a causa dei limiti di recettività dei laboratori regionali». E non si intende nemmeno puntare il dito contro nel caso in cui «i respiratori ed i posti letto di rianimazione dovessero rilevarsi insufficienti di fronte ad una evenienza di più grave portata». Molte disfunzioni e carenze di oggi sono, infatti, riconducibili ai tagli selvaggi che sono stati fatti alla sanità. Se non ci sono responsabilità addebitabili a soggetti precisi «riteniamo che questi emendamenti siano crudeli, sprezzanti e offensivi per una categoria che, nel combattere e lavorare a mani nude, soccombe giorno per giorno in obbedienza ai propri dettami deontologici ed al proprio senso di responsabilità professionale». In questa pandemia i morti si contano in maniera elevata anche tra i medici e gli altri sanitari, alcuni dei quali sono stati mandati a combattere la guerra contro il Covid-19 “a mani nude”. Concludendo, Ciliberto scrive: «Vogliamo che non ci vengano negati i diritti che uno stato di diritto deve garantire a tutti i cittadini e lavoratori». (redazione@corrierecal.it)







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