Strage di anziani a Chiaravalle, la Procura a caccia del paziente zero

I Nas hanno sequestrato le cartelle cliniche degli pazienti ricoverati nella Domus Aurea e documenti amministrativi. Gli investigatori vogliono ricostruire l’evoluzione del contagio che ha portato alla morte di 17 persone

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO Chi è il paziente zero? Com’è entrato il Coronavirus nella “Domus Aurea” di Chiaravalle per la prima volta e, soprattutto, quando? Le cronache ufficiali diramate dal dipartimento regionale Tutela della Salute e dall’amministrazione della Salus MC srl (che non combaciano e in diversi punti si contraddicono) portano verso una dipendente della Rsa di Chiaravalle che tra il 26 febbraio e l’otto marzo avrebbe avuto contatti con persone a rischio provenienti dall’Emilia Romagna. Il 22 marzo la donna avrebbe avvisato l’amministrazione della casa di riposo di essere positiva al virus e di non potere andare al lavoro, dice il dipartimento Tutela della Salute. Sarebbero stati i carabinieri a notificare, sempre il 22 marzo, un provvedimento di quarantena domiciliare obbligatoria alla dipendente, specifica una nota del legale della Domus Aurea, Antonello Talerico. Ma che sia la dipendente di Serra San Bruno la paziente zero è una tesi che non viene accettata supinamente dagli investigatori e dalla Procura di Catanzaro che coordina le indagini. Per vederci chiaro i carabinieri dei Nas, che indagano insieme ai militari della Compagnia di Soverato, lunedì si sono recati nella struttura ormai deserta per acquisire cartelle cliniche e documenti amministrativi. Le indagini sono ancora in fase embrionale e troppi sono gli interrogativi ancora da chiarire. Se lo chiedono gli investigatori ma se lo chiedono anche i parenti dei pazienti: è stato dato in tempo l’allarme quando il virus ha dato presenza di sé all’interno della struttura? Le indagini puntano a chiarire come si sia diffuso il contagio. Che sarebbe stato rapidissimo: il 27 marzo (dunque a 5 giorni dal “caso zero”) sono stati trovati positivi 48 anziani e 19 operatori della casa di cura. Gli operatori, messi in quarantena in una struttura di Catanzaro Lido, sono giovani, non presentano sintomi: da quanto tempo erano stati contagiati? In tutto nella Domus Aurea lavoravano 48 dipendenti che hanno prestato servizio per settimane tornando, a fine turno, nei propri paesi di residenza: Cropani, ChiaravStrage di anziani a Chiaravalle, la Procura a caccia del paziente zeroalle, Serra San Bruno, Vallefiorita, Cardinale, Soverato, per citarne alcuni.
Per gli anziani, più fragili, il risultato è stato drammatico: 17 morti si contano fino a oggi. Ma, soprattutto, tra il 30 e il 31 marzo sono morte sette persone. In 24 ore il virus si è portato via, come uno schiocco di dita, tra l’ospedale Pugliese, dove erano stati portati i casi più gravi, e la Domus Aurea, sette vite. Da quanto tempo erano ammalati? Sono risposte che gli inquirenti – al di là delle versioni fornite dalla Salus, amministrata da Domenico De Santis, e dal dipartimento Tutela della Salute, guidato da Antonio Belcastro – cercano di mettere insieme spulciando le cartelle cliniche, in attesa di mettere in fila i tasselli mancanti e interrogare tutti i protagonisti di questa vicenda.
Il caso Chiaravalle non si discosta da quelli delle case di cura diventate focolai del virus a Brescia, Bergamo, Milano. Un piano per affrontare la pandemia è mancato in tutto il Paese. Al Nord, solo da pochi giorni si stanno mettendo in sicurezza le strutture per anziani, anche con l’aiuto di Medici senza frontiere. Ma che le Rsa fossero comunità fragili capaci di far propagare il contagio in modo velocissimo, e congestionare di conseguenza gli ospedali, è la scoperta dell’acqua calda, fatta, purtroppo, troppo tardi. (a.truzzolillo@corrierecal.it)







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