Covid-19, resta alta l’attenzione sulla tendopoli di San Ferdinando

Dopo l’allarme lanciato dalla Cgil Piana di Gioia Tauro e i pasti rifiutati, la riunione in Prefettura sulle condizioni dei migranti

di Fabio Papalia
SAN FERDINANDO
Le condizioni di vita dei migranti nella Piana di Gioia Tauro sono state esaminate in una riunione, tenuta in videoconferenza, indetta lunedì scorso dalla Prefettura di Reggio Calabria. Al tavolo del prefetto Massimo Mariani un ventaglio di iniziative per migliorare gli insediamenti di San Ferdinando, Taurianova e Rosarno. E’ stata decisa l’attivazione immediata di specifiche ed ulteriori misure sanitarie in relazione all’emergenza Covid-19; l’intensificazione delle iniziative di mediazione culturale finalizzate a favorire l’inserimento sociale e lavorativo dei migranti, anche al di fuori del territorio provinciale; l’individuazione di idonee strutture alloggiative.
Alla riunione hanno preso parte, oltre al Prefetto, i vertici delle forze dell’ordine, il vice presidente della Giunta regionale e l’assessore regionale all’Agricoltura, il consigliere delegato all’Immigrazione della Città Metropolitana di Reggio, i sindaci di Rosarno e San Ferdinando, il commissario straordinario di Taurianova, i segretari generali ed i rappresentanti sindacali della Cgil della Piana di Gioia Tauro, della Cisl, Uil, dell’Usb e il responsabile della Caritas di Oppido Mamertina-Palmi.
L’ALLARME DELLA CGIL PIANA DI GIOIA TAURO Proprio il segretario generale della Cgil Piana di Gioia Tauro, Celeste Logiacco, nei giorni scorsi aveva lanciato l’allarme sulle condizioni precarie in cui vivono i migranti avvertendo che «un eventuale contagio potrebbe esplodere in tensione sociale». Finora, per fortuna, non si è verificato né l’uno né l’altro e la vita nella nuova tendopoli, anche grazie all’opera di mediazione delle forze dell’ordine, scorre tranquilla e al rallentatore così come in tutta Italia. Gli ospiti della tendopoli sono al momento perlopiù disoccupati a causa dell’emergenza sanitaria, e costretti a sopravvivere a nelle tende.
L’attenzione resta alta, così come testimoniato dalla riunione tenuta in Prefettura, e fin quando non sarà scongiurata l’emergenza coronavirus resta valida l’analisi di Logiacco. «Nel pieno della pandemia da coronavirus – ha dichiarato il segretario generale Cgil Piana – quelli che rischiano di pagare il prezzo più alto sono i lavoratori più deboli, i più indifesi, i più esposti ai rischi sanitari e allo sfruttamento. Tra questi ci sono sicuramente i lavoratori migranti ospitati nella nuova tendopoli di San Ferdinando, nella Piana di Gioia Tauro».
PREVENIRE IL CONTAGIO Per fare fronte all’emergenza Covid-19, nelle scorse settimane, sono state già adottate misure per prevenire il contagio. All’esterno della tendopoli è stata allestita una tensostruttura per isolare eventuali casi di contagio, e preparato un registro per monitorare eventuali arrivi dalle zone a rischio e gli spostamenti degli ospiti. Nei giorni scorsi sono stati anche distribuiti gel disinfettante, guanti e mascherine, ed è stata effettuata la sanificazione dell’intera area. Altre attività di sanificazione sono già in programma, mentre il Comune di San Ferdinando ha anche acquistato un termoscanner e istituito su base volontaria la raccolta di derrate alimentari, beni di prima necessità e sapone liquido. «Resta quindi alta l’attenzione – afferma Logiacco – su un problema che sta mettendo a dura prova il Paese, l’Europa e il pianeta intero, e rispetto al quale non possiamo abbassare la guardia».
GLI INSEDIAMENTI INFORMALI Diversa la situazione per quanto riguarda gli insediamenti informali presenti sul territorio della Piana: «Qui è molto difficile, se non impossibile, adottare misure essenziali per la prevenzione del contagio. Prime tra tutte il lavaggio di mani e degli abiti, ma è anche molto difficoltoso mantenere la distanza di sicurezza tra le persone, a causa della condivisione precaria degli spazi, spesso molto piccoli e privi di qualsiasi condizione igienico-sanitaria, di riscaldamento o aerazione».
La Cgil della Piana fin da subito, quando è scattata l’emergenza a fine febbraio, si è attivata diffondendo tra i lavoratori migranti informazioni utili sulle misure di prevenzione presso gli sportelli presenti alla tendopoli e nei vari accampamenti, ma anche distribuendo gel disinfettante e guanti e volantini informativi tradotti nelle varie lingue. «E’ stato però estremamente difficile – afferma Logiacco – reperire e distribuire le mascherine».
I PASTI RIFIUTATI Gli unici momenti di tensione si sono vissuti lo scorso 1 aprile, quando una decina di ospiti sono entrati nell’ufficio all’ingresso della tendopoli mettendolo a soqquadro. E’ passato il messaggio che gli extracomunitari rifiutassero la cucina da campo che la Regione Calabria voleva allestire ma non è esattamente così. «Un episodio sconcertante e tristissimo – commenta Logiacco – che però testimonia la complessità del fenomeno migratorio, attraversato anche da limiti e da contraddizioni. Contraddizioni subito cavalcate dalla Lega. Matteo Salvini, che da ministro dell’Interno aveva sì esultato per lo smantellamento della vicina baraccopoli, ma che poi s’era dimenticato completamente della situazione della Piana, ha prontamente ritwittato un post che parla dell’accaduto».
DUE EQUIVOCI DI FONDO Le intemperanze, assicura Logiacco, sono state di uno sparuto gruppetto, che non rappresenta il grosso dell’insediamento. Poi ci sono due equivoci di fondo: è sempre stato difficile fare accettare a tutti la cucina unica, in generale perché i pasti cucinati per un palato europeo non è affatto detto che siano appetibili a chi è abituato a gusti e sapori del continente nero, e poi anche tra loro vi sono diverse abitudini alimentari. Perfino l’idea di mettere ai fornelli cuochi africani è fallita, insomma l’idea di un pasto unico ha sempre incontrato resistenze all’interno della tendopoli, dove gli ospiti preferiscono cucinare ognuno per sé. A peggiorare le cose e far precipitare la situazione giorno 1 aprile ha concorso anche un generale equivoco sui fondi annunciati dal governo, per cui il gruppetto di facinorosi aveva inteso erroneamente che la cucina da campo sarebbe stata allestita utilizzando soldi che, ritenevano a torto, dovessero essere consegnati direttamente agli interessati.
PROTEGGERE GLI ULTIMI «Non è certo il momento della discriminazione – conclude Logiacco – delle divisioni, dell’odio attraverso la strumentalizzazione dell’accaduto. In questa situazione di crisi, è invece necessario intervenire sui bisogni delle persone. Perché qui viviamo un’emergenza nell’emergenza continua. Da tempo, infatti, la Cgil e le associazioni presenti sul territorio chiedono il superamento della tendopoli, per dare dignità e sicurezza ai lavoratori. Senza negare l’accaduto va evitata qualunque demonizzazione sommaria. Bisogna proteggere sempre gli ultimi e chi vive una condizione di vulnerabilità. Dobbiamo trovare soluzioni concrete alle diseguaglianze. Perché sono le disuguaglianze che generano tensioni, oggi come sempre». (redazione@corrierecal.it)







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