«Nessuna persecuzione». Archiviate le accuse della preside del “Piria” ai magistrati di Reggio

Il gip di Catanzaro proscioglie l’aggiunto Dominijanni, i pm Amerio e De Caria e il giudice Sergi. Mariarosaria Russo lamentava «manipolazioni» nelle inchieste che l’hanno vista coinvolta. Ritenute «strumentali» le accuse sulla restituzione (dopo le indagini) dei beni confiscati assegnati al “suo” istituto. «Solo difficoltà gestionali»

di Pablo Petrasso
REGGIO CALABRIA «Gli illeciti e la parzialità di giudizio denunciati non hanno trovato minimamente conforto» nelle indagini svolte dalla Procura di Catanzaro. È un’archiviazione secca quella disposta dal gip Antonio Battaglia nel procedimento promosso da Maria Russo, dirigente scolastica dell’istituto “Piria” di Rosarno, nei confronti di quattro magistrati reggini. Si tratta del procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni, dei pm Sara Amerio e Nicola De Caria e del giudice Giovanna Sergi. Finisce così – e con censure piuttosto nette da parte dl Tribunale del capoluogo, competente per i reati che riguardano i magistrati del distretto giudiziario di Reggio Calabria – la storia di presunte “persecuzioni” e “manipolazioni” in inchieste nelle quali Russo risultava sia come indagata che come parte offesa. La dirigente scolastica, che ha spesso presenziato assieme a esponenti della magistratura nelle proprie iniziative antimafia, questa volta ha scelto di denunciarne quattro.

Mariarosaria Russo

ACCUSE «STRUMENTALI» SULLA RESTITUZIONE DEI BENI CONFISCATI In una delle accuse mosse, la preside sostiene che, «per effetto dell’apertura di procedimenti penali nei suoi confronti (Russo è stata rinviata a giudizio per abuso d’ufficio dal Tribunale di Reggio nell’inchiesta sulle spese dell’associazione “Riferimenti”, ndr)», la scuola era stata costretta «a restituire i beni confiscati alla ‘ndrangheta a suo tempo consegnati, interrompendo un percorso virtuoso intrapreso da oltre dieci anni e così favorendo l’illegalità e la ‘ndrangheta». Queste accuse sono considerate «generiche e inconcludenti». Di più: il gip di Catanzaro sottolinea «l’assoluta strumentalità dell’affermazione e l’inconferenza dell’avvio del procedimento dell’indagine a carico della Russo rispetto all’attività svolta dai pubblici ministeri».
La teoria, peraltro, risulta smentita «dalla documentazione acquisita, che attesta come la restituzione dei beni sia avvenuta per effetto di sopraggiunte difficoltà gestionali» del “Raffaele Piria”, da sempre considerato un polo di legalità. E la stessa docente precisa «la portata delle proprie affermazioni riportandole nell’ambito di un ragionamento più ampio e più che altro riferito all’impegno profuso nella lotta alla ‘ndrangheta, interrotto da vicende giudiziarie nelle quali era stata coinvolta».

«NESSUNA MANIPOLAZIONE NÉ PERSECUZIONE» I riferimenti all’«esistenza di un clima persecutorio» che viene «adombrato in diversi passaggi con espressioni di una certa gravità (in più occasioni si parla di “manipolazione delle indagini”, di “alterazione delle risultanze”, di “voluta omessa valutazione delle risultanze processuali”, di “utilizzo strumentale degli istituti processuali”)» fanno parte di «metodi» che la Procura generale di Catanzaro «ha stigmatizzato a fronte di situazioni che devono essere mantenute nell’alveo delle valutazioni di natura squisitamente processuale». La Procura generale, interpellata dai difensori per occuparsi di un profilo di competenza tra i Tribunali di Reggio Calabria e Palmi in una delle denunce, non ha avuto parole morbide per queste accuse, considerandole «espressioni tutte di rilevanti gravità» che «prospettano una condotta volontariamente illecita anziché illegittima», condotta che «non sembra affatto apparire dall’esame degli atti, esaminati da quest’ufficio sotto il profilo della competenza e che qui non vengono ulteriormente valutate».
Russo ha, tra le altre cose, «lamentato il comportamento assunto dai magistrati della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, nell’esecuzione dell’attività giudiziaria che gli stessi (Dominijanni, Amerio e De Caria, in qualità di procuratore aggiunto il primo e di sostituti procuratori gli altri due, mentre la Sergi in qualità di giudice per le indagini preliminari che aveva accolto la richiesta di archiviazione) avevano svolto nell’ambito dei procedimenti originati dalle sue denunce».
Nelle sue denunce, infatti, la preside, «a più riprese, ha prospettato una serie di condotte illegittime assunte nei suoi confronti per effetto dell’azione dei citati magistrati, frutto di un clima a suo dire di pesante persecuzione e sfociato in procedimenti successivamente tutti archiviati perché pretestuosi».
Il pm, per il gip di Catanzaro, «ha ben evidenziato, rispetto a ogni indagine, l’assenza di profili di rilevanza penale nei comportamenti assunti dai magistrati, ai quali, in definitiva, si attribuiscono esclusivamente condotte negligenti o omissive che non hanno trovato riscontro nella lettura dei fascicoli procedimentali acquisiti in atti».

AVVISI ARRIVATI A DESTINAZIONE Rispetto a uno dei procedimenti, Russo addebita a Dominijanni e Amerio la mancata notifica dell’avviso di conclusione indagini e alla Sergi la mancata verifica circa l’esistenza di tale atto al momento dell’emissione del decreto dispositivo del giudizio. «La censura – evidenzia il giudice – non è meritevole di accoglimento».
La circostanza dedotta sarebbe veritiera perché l’avviso «in realtà risulta regolarmente notificato» sia agli avvocati Sergio Talarico e Giacomo Saccomanno che alla Russo, «in qualità di indagata, a mezzo polizia giudiziaria (vedi relazione di notificazione effettuata dalla Guardia di finanza nella quale si attesta l’avvenuta consegna, in data 9 gennaio 2019 alla Russo, dell’avviso di conclusione delle indagini)».

«IL PM NON HA “PROTETTO” I FINANZIERI» In un altro dei casi finiti nelle indagini, Russo figurava come persona offesa. Nella sua denuncia, addebita ai magistrati della Procura di Reggio Calabria (in questo caso De Caria) «la “manipolazione” delle risultanze di indagine al fine di indurre in errore il Gip che infatti aveva emesso provvedimento di archiviazione».
In particolare, «l’alterazione delle risultanze di indagine consisterebbe nel mancato deposito dell’attività di investigazione difensiva che escludeva con certezza la qualifica di socio dell’associazione “Riferimenti” in capo a Russo Mariarosaria».
Per la preside, i finanzieri «le avrebbero “falsamente” attribuito la qualifica di socio dell’associazione» e i pm avrebbe “protetto” i militari «con una condotta omissiva e negligente», senza considerare le indagini difensive. Non è andata così, secondo il gip di Catanzaro, perché «la questione relativa alla errata indicazione nell’informativa della presenza del nominativo della persona offesa nell’elenco dei soci, era stata oggetto di esaustiva trattazione, valutandosi tale dato del tutto irrilevante rispetto alle acquisizioni poi riversate nell’informativa in ordine al ruolo rivestito dalla Russo nella vicenda». Nessun comportamento omissivo, dunque, in una vicenda nella quale, «al contrario, anche dopo le sollecitazioni del gip, le indagini sono state compiute in maniera esaustiva (nello stesso provvedimento di archiviazione se ne dà atto, con l’eccezione di due testi, uno non individuato e l’altro perché affetto da demenza cronica)».

IL PROCESSO Russo è stata rinviata a giudizio per abuso d’ufficio il 5 febbraio 2019 nel procedimento che vede imputata per appropriazione indebita la presidente dell’associazione antimafia “Riferimenti”. Il processo nasce da un’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Gerardo Dominijianni e dalla pm Sara Amerio. I magistrati ipotizzano che Musella non avrebbe utilizzato per gli scopi stabiliti i fondi ricevuti dagli enti pubblici che ne finanziavano l’attività antimafia. L’accusa a Russo nasce dal fatto che la dirigente scolastica avrebbe acquistato, da reggente del liceo scientifico di Roccella Jonica, cento copie del libro “Vittime di mafia, nome comune di persona” e 520 di “Quaderni di mafia”, volumi pubblicati entrambi dall’associazione “Riferimenti” di cui la stessa dirigente era coordinatrice nazionale del settore Scuola. A disporre il rinvio a giudizio di Musella e Russo è stata il gip di Reggio Calabria Giovanna Sergi. La prossima udienza è fissata per il 25 giugno. È stata archiviata, invece, nei mesi scorsi, un’altra indagine a carico della preside che, in seguito a una manifestazione tenutasi nell’auditorium del “Piria”, era stata accusata di un presunto illecito utilizzo per finalità private della struttura scolastica. (p.petrasso@corrierecal.it)







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