No al dissesto per l’Asp di Reggio. Per i commissari il contenzioso sfiora il miliardo di euro

Il generale Cotticelli respinge la proposta di default. «Rischierebbe di bloccare i servizi e di peggiorare la situazione». Numeri mostruosi per i potenziali debiti e caos contabile: chiesta l’approvazione degli ultimi sei bilanci e una ricognizione attendibile sulle somme

di Pablo Petrasso
REGGIO CALABRIA
Il commissario per il Piano di rientro Saverio Cotticelli respinge la proposta di dissesto finanziario presentata dalla commissione straordinaria che guida l’Asp di Reggio Calabria. Nell’analisi del generale (ri)emerge un caos contabile costruito in anni in cui non sono stati approvati i bilanci di esercizio e il contenzioso si è gonfiato fino a esplodere. Le delibere che propongono il default sono, tra l’altro, oggetto di un ricorso davanti al Tribunale amministrativo regionale, il cui esito – sottolinea Cotticelli – «potrebbe influire sulle determinazioni da assumere». 
Il commissario risponde ai colleghi nominati dal ministero dell’Interno (l’Asp è sciolta per infiltrazioni mafiose) e scrive a Corte dei Conti, Prefettura di Catanzaro, Collegio sindacale dell’Asp di Reggio e al dipartimento Tutela della Salute della Regione.
IL “NO” AL DISSESTO Il suo “no” al dissesto nasce da un’analisi delle cause che lo motiverebbero, cioè «l’inidoneità dell’ente a svolgere le funzioni e a erogare i servizi indispensabili» e «il suo stato di insolvenza finanziaria, dunque l’esistenza di debiti liquidi ed esigibili cui non possa validamente farsi fronte né con la delibera di riequilibrio né con quella di riconoscimento dei debiti fuori bilancio».
Rispetto alla prima condizione, Cotticelli scrive che «l’Azienda sanitaria nella sua specificità deve garantire l’erogazione dei servizi essenziali». A questo fine, «la Regione assicura i trasferimenti correnti» per consentire all’Asp di svolgere i propri compiti «nonostante le manifestate difficoltà». L’Azienda, tra l’altro, «è stata beneficiaria di ulteriori rimesse straordinarie» e anche «dell’accesso all’anticipazione di liquidità concessa da Cassa Depositi e Prestiti per cui ha richiesto un importo di 30,6 milioni a fronte di una disponibilità di 43,3 milioni». Riguardo al secondo punto, «l’insolvenza finanziaria è riconducibile all’esistenza e certezza di debiti liquidi ed esigibili che, dalle valutazioni effettuate, è presente come lo è in tutte le Aziende sanitarie, ma che ad oggi l’Azienda non riesce a quantificare anche il relazione alle considerazioni rispetto alla valutazione del contenzioso».
I NUMERI (MOSTRUOSI) DEL CONTENZIOSO È il contenzioso il vero “buco nero” della sanità reggina. L’ultima nota della commissione straordinaria (protocollata il 31 gennaio 2020) lo cristallizza al 31 dicembre 2018. Le cifre sono mostruose. Gli atti legali riguardano «cause civili e commerciali che ammontano a 928,2 milioni di euro; cause di lavoro che ammontano a 23 milioni di euro e contenzioso pendente “possibile o remoto” con indici di soccombenza molto basso la cui possibilità è stimata inferiore al 10% pari a 34,5 milioni». Quasi un miliardo di euro, dunque. Rispetto al quale – ovviamente, verrebbe da dire – «gli accantonamenti rilevati a Fondo rischi dall’Azienda a oggi non risultano adeguati». Il commissario Cotticelli ha chiesto di specificare il dettaglio della cifra, ma in alcuni casi senza avere risposta. Nutre, dunque, dubbi sull’effettiva entità del contenzioso. Uno per tutti: «Non è presente – scrive – alcuna valutazione in merito al fatto che il contenzioso rappresentato sia in parte già superato da pignoramenti non regolarizzati degli anni pregressi; al proposito si vedano le partite richiamate nelle delibere di richiesta di dissesto, relative “alle poste debitorie pregresse non contabilmente sistemate e in particolare debiti da regolarizzare su pignoramenti assegnati per un importo di 395,5 milioni”».
«IL DISSESTO PEGGIOREREBBE LA SITUAZIONE» Le carte non convincono il generale. Cotticelli aggiunge anche che «la dichiarazione di dissesto determinerebbe il blocco dei pagamenti di tutte le posizioni debitorie pregresse degli attuali fornitori, con non pochi problemi per l’erogazione degli attuali servizi sanitari, nonché il blocco di tutte le risorse pregresse 2018 e ante da assegnare all’Azienda». Questo determinerebbe «un’ulteriore sofferenza di liquidità». E «le risorse resterebbero bloccate fino a quando l’Azienda non definirà con certezza l’esposizione debitoria pregressa, compresa la valutazione dei contenziosi in atto in termini di reale esposizione debitoria aggiuntiva, vero tema quest’ultimo di cui l’Azienda deve farsi carico per evitare di generare ulteriori danni economici e patrimoniali al Sistema sanitario regionale».
SEI BILANCI DA APPROVARE Cotticelli respinge la richiesta e invita la Commissione straordinaria «a comunicare a stretto giro quali iniziative sono state avviate e quali attività sono in corso riguardo alla formale ratifica e/o approvazione dei bilanci d’esercizio degli anni 2013, 2014, 2015, 2016, 2017 e 2018, la cui adozione non è più procrastinabile e la cui mancanza non consente tra l’altro alla Regione di predisporre e adottare i relativi Bilanci consolidati del Servizio sanitario regionale». Il commissario chiede anche un «cronoprogramma» con «le azioni da svolgere e i risultati attesi». E chiarezza sul «debito pregresso commerciale e non». Insomma, riportare l’ordine nel caos. Con sei bilanci da recuperare e un contenzioso che (forse) sfiora il miliardo non sarà facile. (p.petrasso@corrierecal.it)





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