Studenti in piazza a Cosenza “bocciano” la politica: «La didattica a distanza ha funzionato per pochi»

«La Regione Calabria e il nuovo Presidente, Jole Santelli, hanno promesso tablet per gli studenti in difficoltà, ma questi arriveranno solo a settembre e non saranno sufficienti per tutti!»

studenti Cosenza

COSENZA «Bocciamo il ministro non gli studenti» è lo striscione esposto dagli studenti cosentini stamani in piazza XI Settembre a Cosenza. Una trentina i ragazzi, muniti di mascherine e seguendo le regole anti-contagio, hanno organizzato un sit-in per chiedere di tornare a scuola. «Bocciamo il ministro – scrivono – perché mancano 20 giorni alla maturità e tutto è poco chiaro.  Tanti studenti ancora non hanno ottenuto i rimborsi per le gite annullate o per i trasporti pubblici dei quali non hanno usufruito» Secondo Eugenio De Fazio, portavoce degli studenti, «la didattica a distanza ha funzionato per pochi. Chi non ha un dispositivo adatto o una connessione performante è stato penalizzato. Poi sono stati stanziati troppi pochi soldi». «Infine – dicono – non siamo d’accordo a settembre sul tornare a scuola metà classe e metà a distanza. Vogliamo tornare tutti. Chiediamo la sanificazione degli edifici, una ristrutturazione seria e la riorganizzazione delle classi. Meno studenti in classe per rispettare il distanziamento sociale, quindi no a classi pollaio».

TABLET E PROMESSE «La Regione Calabria e il nuovo Presidente, Jole Santelli, hanno promesso tablet per gli studenti in difficoltà, ma questi arriveranno solo a settembre e non saranno sufficienti per tutti! Rivendichiamo un piano straordinario per garantire la riapertura delle scuole pubbliche in sicurezza, un incremento del personale docente e maggiori fondi per l’edilizia scolastica. Mentre le scuole cosentine cadono a pezzi e le aule sono sempre più affollate (con il rischio di non vedere rispettate il prossimo anno le norme di distanziamento sociale), il governo ha stanziato 150 milioni di euro a favore delle scuole private che devono essere immediatamente stornati a favore delle scuole pubbliche».





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