WATERFRONT | Progetti errati, falsi collaudi e pagamenti indebiti per “l’incompiuta” di Gioia Tauro

Nell’inchiesta della Dda di Reggio anche la realizzazione del centro polisportivo sinergico. La società di Santo Custureri avrebbe incassato oltre 600mila euro grazie alla compiacenza e alle irregolarità amministrative di Angela Nicoletta

centro sportivo Gioia Tauro

di Giorgio Curcio
GIOIA TAURO Se fosse stato realizzato quanto previsto dai piani integrati di sviluppo urbani, si sarebbe compiuta quella tanto invocata riqualificazione di aree e centri degradati di Gioia Tauro, grazie alla realizzazione di opere pubbliche che avrebbero anche agevolato lo sviluppo economico e sociale. Uno scenario che, negli anni, di fatto non si è mai concretizzato grazie alla presenza pervasiva delle cosche dalla ‘ndrangheta legate ai Piromalli ma anche ad un sistema corruttivo ben rodato e che ha visto come parte attiva anche funzionari pubblici, così come è emerso dall’inchiesta “Waterfront”, condotta dalla Dda di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri.
IL CENTRO SPORTIVO SINERGICO Ne è un esempio la realizzazione del centro polisportivo sinergico a Gioia Tauro. Un appalto integrato – come è emerso dalla carte dell’inchiesta – aggiudicato dalla società CPL Polistena sc, il cui legale rappresentante è Santo Custureri, indagato per frode nelle pubbliche forniture e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. L’intervento originario prevedeva il completamento delle finiture di una struttura esistente, la realizzazione di 3 corpi di fabbrica in aderenza e la sistemazione delle aree esterne e la realizzazione della strada di accesso dalla SS 18. Un progetto però realizzato solo in parte e che nei fatti ha permesso alla società di guadagnare indebitamente oltre 620mila euro grazie alla compiacenza di un’altra indagata, Angela Nicoletta, responsabile del IV Settore Lavori Pubblici dell’Ufficio Tecnico del Comune di Gioia Tauro e di altri funzionari dell’Ente, senza neanche portare a compimento il lavoro pubblico, consegnando invece un’opera che non era neanche collaudabile per i difetti realizzativi.
 IL PROGETTO La realizzazione del centro polisportivo prevedeva una spesa iniziale di € 1.330.757,48. Ma il progetto “vincente” presentato della società di Custureri di fatto era fin dall’inizio ricco di errori “calcolati” e che tenevano conto delle sicure obiezioni del Coni che, come previsto, ha poi chiesto e ottenuto delle modifiche al progetto per rispettare le norme vigenti in materia di impiantistica sportiva. Variazioni che tuttavia hanno richiesto l’impiego di maggiori risorse – come si legge nelle carte dell’inchiesta – per circa 620mila euro, più che sufficienti per la risoluzione contrattuale e «inducendo in errore la Regione Calabria e la Comunità Europea».
I LAVORI E LE VARIAZIONI Muri di contenimento, ampliamento della tribuna centrale e di quelle laterali, una nuova area di pronto soccorso per gli atleti, sala stampa e servizi igienici e l’impianto di pallacanestro. Modifiche introdotte, per effetto delle prescrizioni chieste dal Coni, e che hanno determinato una variazione sostanziale nei prospetti del nuovo centro sportivo. Senza neanche rispettare i tempi di esecuzione. Già perché – come fanno notare gli inquirenti – al netto del pagamento ricevuto nei tempi concordati (€ 1.387.950,39 al 16 dicembre 2015) la società ha realizzato solo in parte le opere previste ottenendo comunque il collaudo dell’opera (senza le dovute prescrizioni) dall’architetto Francesco Mangione.
 IL COLLAUDO  E LE OMISSIONI Dal certificato di collaudo si evince, inoltre, che le opere strutturali sono state ultimate il 4 dicembre 2015 mentre nel corso della visita di collaudo del 3 marzo dell’anno successivo, il «cemento delle parti strutturali era ancora a vista, privo di intonaco e di finiture» nonostante le spese contabilizzate già il 5 agosto del 2015. La società di Custureri avrebbe dunque percepito le somme in anticipo rispetto ai lavori eseguiti l’anno successivo. Di fatto il certificato di collaudo tecnico-amministrativo non richiama l’esistenza di un progetto stralcio; non menziona l’assenza dei certificati delle carpenterie delle strutture secondarie; non fa riferimento all’assenza della relazione a strutture ultimate e del collaudo statico dei 
muri esterni; non descrive lo stato dei lavori (incompleti); evidenzia l’assenza del Certificato Prevenzione Incendi (CPI); non fa riferimento a verbali di pesatura della recinzione del vano tecnico esterno e conferma la qualità e la quantità delle opere previste e realizzate, tra cui l’eliminazione di una parete armata per la realizzazione di una porta di accesso dei locali tecnici, la lunghezza inferiore di quasi 8 metri delle pareti del lato lungo dell’edificio, la mancanza dell’impianto elettrico, dei radiatori in alluminio e quasi 100 seggiolini in meno, 907, anziché i 1000 previsti.
STRUTTURA INAGIBILE Condizioni reali della struttura, dunque, che non potevano garantire l’agibilità in Commissione di Vigilanza di Pubblico Spettacolo mentre l’assenza degli equipaggiamenti non permetteva l’omologa per le discipline sportive cui era stato destinato. Errori del progetto e difformità nella realizzazione dell’opera per oltre 530mila euro (più l’Iva e i costi di progettazione) comunque pagati grazie alle irregolarità amministrative di Angela Nicoletta che – secondo gli inquirenti – avrebbe firmato delibere e mandati di pagamento per favorire l’appaltatore. Fondi pubblici sperperati dunque per realizzare una vera e propria incompiuta. Una storia all’apparenza simile a molte altre e che mette in luce un più ampio sistema fatto di silenzi e compiacenze, senza neanche tenere in considerazione la sicurezza dei cittadini. (redazione@corrierecal.it) 

 

 





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