THE SHOCK | Le mani di Alfonso Pio sul resort di Finale Ligure. «Lei sa che le quote qua sono mie?»

L’inchiesta della Dda di Milano svela le ambizioni e il forte potere esercitato dall’esponente della locale di Desio per la gestione da “socio occulto” dell’Hotel del Golfo. Dalle “pressioni” alle intimidazioni e l’aggressione di un dipendente fino all’alloggio “gratuito” della compagna e un debito da 124mila euro

Hotel del Golfo

di Giorgio Curcio
MILANO
Un forte potere intimidatorio, fatto di imposizioni, estorsioni e minacce, ed esercitato per poter entrare in possesso anche di una sontuosa struttura ricettiva, un resort di alto livello con annessa una spiaggia privata a Finale Ligure, sul litorale della provincia di Savona. Questa l’ambizione di Alfonso Pio, uno degli arrestati di oggi nel corso dell’operazione  “The Shock” coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano insieme a Francisc Kelemen, Omar Petrocca, Ezio Mario Scirea, tutti fermati dagli agenti della Polizia di Stato e accusati, a vario titolo, dei reati di estorsione aggravata dal metodo mafioso e usura.
LE AMBIZIONI DI ALFONSO PIO Nelle carte dell’inchiesta a spiccare è proprio la figura di Alfonso Pio, figlio di Domenico (cl. 46) e cugino di Candeloro Pio, affiliati alla locale di ‘ndrangheta di Desio e legate da vincoli di parentela alle famiglie Minniti, Moscato, Pio e Iamonte, espressione della ‘ndrina di Melito Porto Salvo ed operanti proprio nei comuni di Desio, Cesano Maderno e Bovisio Masciago.
Avere il controllo dell’area brianzola lombarda, evidentemente, ad Alfonso Pio non bastava più. È per questo che i suoi interessi imprenditoriali si erano spostati fino alla costa occidentale ligure e, in particolare, sull’Hotel del Golfo, attraverso il controllo della società Comfort Hotels & Resorts. Fin dalle prime battute delle indagini – come è emerso dalle carte dell’inchiesta – la Polizia Postale di Milano aveva portato all’attenzione dell’Autorità giudiziaria l’ipotesi di un interesse di Alfonso Pio sulla struttura già a partire dal 2016, cercando di approfittare della contrapposizione e l’antagonismo delle due compagini sociali, la prima riconducibile ad Antonio Denti (in possesso del 44% delle quote) e Claudio Cogorno (con il 41%) e, sfruttando la figura di Omar Petrocca, riesce ad impossessarsi delle quote di minoranza di Antonio Calabrese, attraverso minacce rivolte anche alla moglie, Carmela Viscido. Un vero e proprio “passaggio di mano” che non risulta seguito da alcun atto formale di cessione ma che ha convinto lo stesso Denti a cedere le proprie quote alla società FGM Immobiliare S.r.l. di Gaetano La Monaca, legato proprio ad Alfonso Pio. 
«Temevo Pio non perché gli devo dei soldi ma perché mi sono informato e ho capito, tre/quattro mesi dopo, che è una persona calabrese che appartiene a delle famiglie di ‘ndrangheta. Lo stesso Petrocca mi ha fatto capire che tali informazioni erano veritiere. Ho avuto timore a dirgli di no» racconta ai pm lo stesso Calabrese e conferma di «non aver ricevuto neanche 1 euro da Pio» per la cessione delle quote societariePreoccupazione di Calabrese che emerge, come si legge nelle carte dell’inchiesta, anche in seguito alla rinuncia a prendere parte nell’aprile del 2018 ad un’assemblea dei soci dopo le minacce subite dallo stesso Alfonso Pio: «non posso venire ….. forse non hai capito. Non posso venire… tengo famiglia, non posso venire». 
ALFONSO PIO “SOCIO OCCULTO” Di fatto quella di Alfonso Pio è da ritenersi un’appropriazione, imposta grazie al forte potere derivato dai legami con la ‘ndrangheta. Un potere che lo stesso Pio non ha mai nascosto anche quando, in un’occasione descritta, si reca all’Hotel del Golfo e si infuria con una receptionist “colpevole” di avergli chiesto i documenti. «Ma lei come si permette? lei sa che le quote qua sono mie? lei come si permette a chiedere i documenti, stabilisco io se devo dare i documenti qua o no. Ha capito?» racconta lo stesso Pio, divertito, al suo braccio destro Petrocca nel corso di una conversazione telefonica intercettata dagli investigatori.
Fin da subito Alfonso Pio cerca di rivestire un deciso ruolo di comando all’interno dell’hotel, così come testimoniato da un’altra conversazione telefonica avuta con la compagna: «Se domani firmeranno potranno iniziare a prendere i soldi ogni mese dall’Hotel e lui (Cogorno ndr) gli dovrà dare 450 più la spiaggia (450 mila euro) e loro farebbero 4 milioni di euro. E se la spiaggia non me la dà, mi deve dare la ditta». Circostanza confermata da un’altra conversazione telefonica che vede protagonista proprio Cogorno: «Io, piuttosto di farmi saltare, la faccio saltare io in modo che quando verranno a chiedermi della bancarotta, dirò che avevo i mafiosi alle spalle che mi premevano, punto! Questo dirò, che è la verità!».
L’ingerenza sull’attività alberghiera da parte del “socio occulto” Alfonso Pio è emersa anche dallo stato di “fibrillazione” in relazione al tentativo di Claudio Cogorno di svincolarsi dalla sua pressione, cercando di aumentare il proprio potere nella gestione dell’hotel grazie all’acquisizione (legale) delle quote di Antonio Calabrese, che gli avrebbero consentito di raggiungere la percentuale di maggioranza.
L’AGGRESSIONE AL DIPENDENTE Ingerenze societarie, certo, ma non solo. Già perché Alfonso Pio, per dimostrare il proprio potere all’interno dell’albergo – così come si legge nelle carte – avrebbe anche preso a pugni un dipendente, Said El Mardi, alla presenza di Scirea e Petrocca, dopo aver preteso di controllare il contenuto della cassa. «Se non lo avessi fatto – spiega Alfonso Pio a Cogorno – avrei fatto una pessima figura». Di fatto un chiaro messaggio intimidatorio verso i dipendenti dell’Hotel e del suo stesso entourage, per rimarcare il suo potere.
LE PREOCCUPAZIONI E L’OSPITE “INSOLUTA” Lo stesso Cogorno ha più volte esternato la sua preoccupazione per avere a che fare con gente pericolosa, riferendosi ad Alfonso Pio e al suo gruppo, parlandone telefonicamente con Antonio Denti e anche il brigadiere Domenico Di Benedetto della stazione Carabinieri di Finale Ligure, dove ha formalizzato un esposto il 20 gennaio del 2019, evidenziando «situazioni di criticità nell’assetto societario della CHR, descrivendo anche la presenza ingiustificata e indesiderata di Nelli Gubina detta “Stella” (compagna di Pio Alfonso) alloggiata permanentemente dal 2016 presso l’Hotel del Golfo grazie all’accordo con Calabrese e, soprattutto, del suo legame con Alfonso Pio. Un’ospite “insoluta” con un debito di oltre 124mila euro. Tanto, infatti, valeva il suo soggiorno mai registrato nella struttura alberghiera e contestato dallo stesso Cogorno.
IL CONTROLLO DELL’ASSETTO SOCIETARIO La “mano” di Alfonso Pio era tanto forte da condizionare anche lo stesso assetto societario dell’Hotel. In particolare, si legge dalle carte dell’inchiesta, il 29 agosto del 2018 è stato revocato l’organo amministrativo precedente e, solo dalla maggioranza dei soci, è stato nominato Gaetano La Monaca come Amministratore delegato, mentre Antonio Denti è stato confermato Presidente. Il 28 novembre dello stesso anno, su iniziativa societaria indetta da Cogorno, è stata revocata la carica a La Monaca, a cui è subentrato Omar Petrocca come nuovo Amministratore delegato su espressa proposta di Denti, mentre per quest’ultimo veniva riconfermata la carica di Presidente del Consiglio di amministrazione. Questi cambiamenti delle figure giuridiche nell’assetto societario sarebbero stati fortemente influenzati da Alfonso Pio che avrebbe interferito direttamente Antonio Calabrese anche tramite lo stesso Petrocca, nonché su Denti e Cogorno.
Un generale stato di intimidazioni esercitato dallo stesso Alfonso ed emerso dalla conversazione telefonica tra Cogorno e Denti: «ma non è incredibile Antonio, è incredibile chi ca**o lo ha fatto entrare e di chi ca**o gli ha venduto le quote e di chi ca**o non fa denunce, io ho fatto denunce! E mi sento minacciato a me e la famiglia!». (redazione@corrierecal.it)





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