Voti, appalti pubblici e pizzo ai villaggi turistici, l’inchiesta che incastra la “Malapianta” di San Leonardo

Parte a Rebibbia l’udienza preliminare contro la consorteria Mannolo-Trapasso-Falcone-Zoffreo accusata di avere monopolizzato la vita economica del centro crotonese. Le accuse pesanti come un macigno e le parole del figlio (pentito) del boss: «Negli ultimi 20 anni i capi delle 4 famiglie ha deciso l’elezione del sindaco»

di Alessia Truzzolillo
CROTONE La locale di ‘ndrangheta nata negli anni 2000 e “riformata” nel 2009, l’usura, le estorsioni ai villaggi turistici, l’imposizione della distribuzione del caffè e dei prodotti ortofrutticoli, il riciclaggio, lo spaccio di droga. La “circoscrizione” criminale di San Leonardo di Cutro era in mano ai Mannolo-Trapasso-Falcone-Zoffreo, legati da una funzionale dipendenza alla cosca egemone dei Grande Aracri.
 Parte oggi, nel carcere di Rebibbia a Roma, l’udienza preliminare del procedimento contro le cosche di San Leonardo, “Malapianta” (accorpato al procedimento “Infectio” che contempla l’infiltrazione delle famiglie cutresi in Umbria). Novantacinque imputati accusati di avere dominato sopra ogni singola attività economica e anche sulla vita politica che non appare immune dalla loro influenza. Per fare un esempio: il villaggio turistico Serené risulta sotto l’egida delle cosche dalla sua costruzione fino alla gestione. Sull’indagine parecchi particolari sono venuto fuori col prosieguo dell’attività investigativa da parte della Guardia di finanza di Crotone che è andata avanti dopo gli arresti del 29 maggio 2019. Pesa come un macigno l’impianto accusatorio corroborato dalle dichiarazioni del pentito Dante Mannolo, figlio del boss Alfonso Mannolo. Ma non solo, riscontri investigativi, dichiarazioni da parte delle vittime delle vessazioni, conversazioni carpite in carcere, tendono a cementare alla realtà dei fatti le ipotesi di reato. 
Non mancano gli omissis, in particolare sulle parole di Dante Mannolo, segno che il filo da dipanare è ancora lungo. Ritorniamo per esempio, al villaggio turistico Serené: «Per come mi chiedete …OMISSIS…, unitamente a …OMISSIS…, compone il torno di imprenditori che ha costruito il villaggio Serené. Per come ho già specificato questi imprenditori sono stati scelte dalle “famiglie” di Cutro e di San Leonardo con l’accordo del pagamento di una cifra tra il 3 ed il 5 per cento per ogni lavoro guadagnato, che questi imprenditori consegnavano in contanti alle famiglie cutresi», racconta, il 27 dicembre 2019, il collaboratore al pm della Dda di Catanzaro Domenico Guarascio che sosterrà l’accusa in aula.
L’ASSOCIAZIONE il 23 luglio 2019 Dante Mannolo parla: «Confermo di essere appartenente alla ‘ndrangheta – dice –. Sono stato battezzato circa 10 anni fa contestualmente a una sorta di riforma che ha interessato le famiglie di San Leonardo. Le famiglie interessate sono Mannolo, Trapasso, Zoffreo e Falcone. Prima del 2009 mio padre era il capo società di San Leonardo. Altre famiglie, quali Scerbo, Trapasso e Falcone erano appartenenti alla ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto. Vi fu un incontro con mio padre e le tre famiglie entrarono nella società di San Leonardo. Mio padre era capo società, Falcone Carmine, Zoffreo Carmine e Trapasso Giovanni erano nella maggiore. Devo fare una precisazione Premetto che la ‘ndrangheta ha una casa madre (penso San Luca) che ha preposto cinque responsabili su Crotone/Catanzaro: Nicola Grande Aracri, Cataldo Marincola, Mico Megna, Nicola Arena classe 37 e Giovanni Trapasso. Questo me lo disse mio padre. Non so dire il loro grado di ‘ndrangheta ma erano i supervisori della ‘ndrangheta di Crotone e Catanzaro».
Le quattro famiglie Mannolo-Trapasso-Falcone-Zoffreo, spiega Dante Mannolo, avevano ciascuna i propri affiliati e «Ciascuna delle 4 famiglie curava i propri interessi in maniera indipendente e aveva un proprio territorio. Se io volevo fare un affare a Cropani, dovevo chiedere il permesso ai Trapasso».
LE ELEZIONI Il bacino di voti nella frazione di San Leonardo è un ago della bilancia non indifferente e pesa nel corso delle elezioni amministrative. Secondo Dante Mannolo ha avuto un peso determinante negli ultimi 20 anni. «Posso dirvi che negli ultimi 20 anni i capi delle 4 famiglie di San Leonardo di Cutro hanno sostanzialmente deciso l’elezione del sindaco e dei componenti della giunta comunale considerate che la frazione di San Leonardo è popolosa e dispone di circa 500 voti, costituendo ago della bilancia in ogni elezione. Per ogni elezione, preceduta da accordi tra i candidati e i maggiorenti della consorteria a cui appartengo si è decisa la votazione in massa per il candidato prescelto, nel senso che mio padre, Trapasso, Falcone e Zoffreo ci indicavano chi votare. Non so essere più specifico circa il contenuto di tali accordi, ma quello che posso ribadirvi è che a San Leonardo si è sempre votato in questo modo. Del resto la mia affermazione è verificabile dai conteggi elettorali della mia frazione che ha sempre votato in massa».
GLI APPALTI A confluire nella bacinella comune sono prevalentemente i proventi delle estorsioni ai cantieri pubblici e privati. Sono soldi che servono, dice il pentito, al sostegno dei carcerati, delle loro famiglie e a tenere saldi i rapporti con le altre cosche attraverso doni portati durante le festività. Sui lavori pubblici la condotta era ferrea da parte di tutti.
«Ricordo – racconta Mannolo – che qualche anno fa si è proceduto al rifacimento del manto stradale di San Leonardo. Vinse l’appalto …OMISSIS… la quale fu avvicinata e pagò la mazzetta. Analogamente è avvenuta per l’appalto della raccolta di rifiuti solidi urbani che fu aggiudicato dal cognato …OMISSIS…. Il contabile provvedeva ad acquisire le somme mensili che poi, nella metà, venivano girate alla famiglia Grande Aracri. So che i lavori sulla SS 106 all’altezza di Steccato sono stati realizzati …OMISSIS…, persona di corporatura robusta e con gli occhiali …OMISSIS…, era amico di vecchia data di mio padre. Anche lui pagava la mazzetta».
L’estorsione sull’appalto della spazzatura servì mantenere le famiglie cutresi decapitate dagli arresti della Distrettuale antimafia. In particolare la cosca Grande Aracri. Il direttorio decise di prediligere la cosca egemone nonostante i Trapasso fossero anch’essi reclusi. «Si evidenziò che comunque i proventi per San Leonardo sarebbero stati poca cosa poiché il servizio abbracciava principalmente il territorio dei Grande Aracri», racconta Dante Mannolo.
LIBERARE DALLE COSCHE, LIBERARE IL MERCATO La ditta di Pietruccia Scerbo aveva il monopolio del caffè nei villaggi. Un esempio è quello della Kimbo che non poteva rifornire di caffè il Serené Village. Secondo la testimonianza dello stesso proprietario del villaggio, le forniture all’interno della struttura ricettiva “Serené” avvenivano secondo regole monopolistiche, dettate dalla ‘ndrangheta locale, la quale, privava arbitrariamente il territorio di propria competenza dalle normali dinamiche concorrenziali per imporre le ditte fornitrici di proprietà o compiacenti.
Secondo l’indagine fornita dalle Fiamme gialle di Crotone le cose nel 2019, dopo gli arresti sono decisamente cambiate: «Non è un caso che ben tre strutture ricettive/turistiche, ricadenti nel tratto costiero, prima sottoposto allo stringente controllo territoriale delle “‘ndrine locali” abbiano potuto operare “scelte” alternative di fornitura e di approvvigionamento poiché liberate da qualsivoglia vincolo limitava la libertà degli operatori commerciali. A differenza dal passato, infatti, con l’arrivo della stagione estiva 2019, la platea dei clienti crotonesi dell’azienda “Kimbo” veniva implementata da tre strutture alberghiere, ossia dei villaggi “Porto Kaleo, Serené e Baia degli Dei”, dei quali, i primi due, come più volte ribadito, erano completamente asserviti alla volontà del clan Mannolo». (a.truzzolillo@corrierecal.it)





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto