“Sentieri della memoria” solo per i familiari. Deborah Cartisano: «Vi porteremo con noi»

L’iniziativa voluta per la prima volta da Monsignor Bregantini si celebrerà anche quest’anno a distanza di 27 anni dalla scomparsa di Lollò Cartisano. Nel rispetto delle restrizioni vigenti, la partecipazione sarà ridotta

BOVALINO Questo è un anno particolare, che ci richiede di adoperarci in uno sforzo ulteriore di memoria nell’impossibilità della condivisione materiale del ricordo per via delle restrizioni ancora in atto. Così è già stato, così sarà anche in occasione del 27esimo anniversario dalla scomparsa di Adolfo detto “Lollò” Cartisano, il fotografo di Pietra Cappa sequestrato e ucciso dalla ‘ndrangheta per aver rifiutato di sottomettersi a quelle stesse richieste estorsive che ancora oggi tengono al giogo gran parte della regione.
Così, la figlia Deborah, che già lo scorso anno aveva spiegato come «fare memoria significa anche riappropriarci del nostro territorio» (qui l’intervista completa) dà la notizia: «Quest’anno saremo solo noi familiari a camminare sui Sentieri della Memoria, ma vi porteremo con noi. Questa sera celebreremo una Messa in memoria dì Lolló, alle 21 presso la casa del mare, celebrata da Padre Gianfranco Zintu».
Giova ricordare che il “Cammino di Pietra Cappa”, iniziativa nota anche sotto il nome di “Sentieri della memoria” si svolge ogni anno in ricordo appunto di Lollò Cartisano e di tutte le vittime innocenti della ‘ndrangheta. Un’iniziativa sostenuta dall’associazione Libera contro le mafie, di cui fa parte appunto Deborah Cartisano, nel settore calabrese della “memoria”.
La prima edizione si è avuta su impulso dell’allora Vescovo Giancarlo Bregantini dopo che nel 2003, la famiglia riceve una lettera da uno dei carcerieri (nel frattempo divenuto collaboratore di giustizia) che indica dove poter trovare i resti di Lollò Cartisano.
Un cammino fatto di passi scanditi che conducono proprio a Pietra Cappa, divenuto da allora simbolo di grande speranza per molti. La lettera, infatti, aveva riacceso la fiamma della speranza che nella ‘ndrangheta ci fosse qualcuno intenzionato a cambiare «e quella marcia serve proprio a testimoniare il cambiamento di questo carceriere di ‘ndrangheta che chiede perdono».
L’idea del Vescovo fu quella di organizzare un cammino per poter posare una lapide nel luogo del ritrovamento. Da allora è diventato un vero e proprio pellegrinaggio che attira giovani e gruppi da tutte le parti del Paese, che si stringono in un grande abbraccio coi familiari delle vittime di ‘ndrangheta. Abbraccio che quest’anno potrà quindi essere solo ideale. O meglio: sarà una foto, quindi – come scritto nell’epigrafe del portale “vivi” dell’associazione Libera sulla pagina dedicata alla storia di Cartisano – «un modo per consegnare al futuro una parte della propria vita». Un futuro dove tornare a camminare insieme. (f.d.)





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