Il “capo”, gli agenti immobiliari e gli avvocati. Tutti i tasselli del sistema per controllare le aste

«Ti renderai conto che non hai sbagliato a fare domanda da noi». Al vertice dell’associazione per il gip si trova un’impiegato comunale distaccato al giudice di pace di Corigliano. I suoi «soci» procacciavano i clienti e gli avvocati istruivano le pratiche. Ecco come funzionava l’organizzazione scoperta dalla Procura di Castrovillari

di Michele Presta
COSENZA «Ti renderai conto che non hai sbagliato a fare domanda da noi; ti rendi conto della differenza tra noi e altri e la vedi. Mario, abbiamo tutto noi, intanto dobbiamo prendere questo, poi se ne parla. Noi non ne facciamo parole, noi non sbagliamo mai, noi vai tranquillo che le cose le facciamo». Giuseppe Andrea Zangaro è impiegato del comune di Corigliano Rossano ma lavora all’ufficio del giudice di Pace distaccato nella cittadina jonica. Per la Guardia di Finanza è a capo di una associazione che realizza una serie di illeciti per aggiudicarsi e far aggiudicare le aste immobiliari. È al centro dell’inchiesta “White Collar” (qui la notizia) e agli atti d’indagine sono finite una serie di intercettazioni che le fiamme gialle hanno captato sulla sua utenza telefonica. Quella che riportiamo è una di queste. Per il giudice delle indagini preliminari è sintomatica la presenza dell’associazione, considerando il numero di volte con cui il pubblico ufficiale fa riferimento al «noi».

L’ORGANIZZAZIONE Il promotore dell’organizzazione è ritenuto Giuseppe Andrea Zangaro. È «colui che impartisce le direttive agli altri associati, funge da raccordo tra gli stessi oltre a porre materialmente in essere l’attività illecita dell’associazione». Poi c’è Carmine Placonà, commerciante di agrumi che svolge il ruolo di reperire soggetti interessati alle aste successivamente gestite con Zangaro. Giorgio Alfonso Le Pera, dottore agronomo, procaccia clienti e «individua fisicamente i terreni oggetto delle procedure esecutive così consentendo ai sodali di proporre il bene ai clienti dell’associazione. Gli avvocati Alfonso Cesare Petrone e Luisa Faillace sono titolari di diversi incarichi di custode giudiziario, professionista delegato alla vendite e curatore fallimentare conferiti dal tribunale di Castrovillari. Sarebbero gli avvocati di fiducia dell’associazione e «ricevono gli incarichi di istruire le offerte e partecipare per conto dei clienti alle varie procedure esecutive con la formula di persona da nominare». Riportano gli atti d’indagine che in base alle direttive di Zangaro «sono deputati ad acquisire illecitamente presso i professionisti delegati, i curatori fallimentari e i custodi giudiziari, le informazioni coperte da segreto d’ufficio relative agli offerenti e, più in generale, ai soggetti interessati alle aste oltre che a raggiungere accordi collusivi con i concorrenti. Delle stesse condotte sono accusati anche Francesca De Simone e Antonio Policastri. Placonà e Le Pera sono i suoi bracci destri. Al telefono, Zangaro non disdegna di definirli «soci». «Ti faccio chiamare dal mio socio che deve fare delle cose, gli do il tuo numero e ti chiama a nome mio», dice il presunto capo dell’organizzazione al telefono mentre parla con un professionista delegato della procedura esecutiva.

GLI “AGENTI” IMMOBILIARI Per gli investigatori l’intera organizzazione si muoveva come una vera e propria agenzia immobiliare, per questo servivano non solo professionisti per istruire le pratiche ma anche “agenti” immobiliari sul territorio. Tra questi c’è Carmine Placonà. Si interfaccia costantemente con Zangaro. «Comincia a programmare qualcosa che questi vengono da Acri tramite un amico», si raccontano i due al telefono. Il ruolo di “agente” viene svolto anche da Alfonso Le Pera. La Guardia di Finanza in questo caso annota una sfilza di clienti. Le Pera fornisce anche visure catastali che sono riferibili a terreni oggetto di esecuzioni catastali e ne discute sempre con Giuseppe Andrea Zangaro. Così succede quando viene individuato un terreno a Contrada Occhio di Lupo nel comune di Corigliano. «Le Pera fa dei nomi per individuare il proprietario e si informa sulle dimensioni», scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare «informando il sodale che c’è un soggetto interessato». Zangaro replica: «Secondo me questo è un terreno buono» e dunque i due si mettono d’accordo per andare a vederlo. Zangaro e Le Pera però non vendono solo immobili ma anche aziende agricole. Quest’ultime sono molto appetite nella zona di Corigliano – Rossano, da sempre terra fertile. Diversi “clienti” bussano alla loro porta per una in particolare: l’azienda Agricola Armania. «Qua ce ne stanno parecchi ah», dice Le Pera all’impiegato nell’ufficio del giudice di Pace. «E vendila al miglior offerente», replica Zangaro. La procedura di vendita è telematica, per cui i due devono decidere a quale professionista affidarla. «Alfonso (Cesare Petrone, ndr) me ne ha fatte due l’altra volta. Una l’ha vinta e una l’ha persa», dice Zangaro. «Lo sai chi è che mi piace, solamente che mi snerva»: Alfonso Le Pera propone Luisa Fallace. «Ti snerva, ti manda in tilt ma io non l’ho chiamata più. È brava eh… però c’ha un modo di fare che non va bene». La scelta poi ricade su Vincenzo Anania, «non è male è un amico mio» spiega Zangano e le trattative prendono il via. I due si informano tramite il professionista delegato del numero di offerte arrivate sul conto corrente dell’asta poi individuano l’acquirente, una persona che si era rivolta ad entrambi. «Io dico chiaramente che siamo la stessa persona», dice Zangaro a Le Pera, che replica: «e ci sputtaniamo». «Oppure dobbiamo fare il doppio gioco noi», continuano. I due riescono a mettersi d’accordo e alla fine della trattativa l’azienda agricola Armania viene acquisita dalla persona interessata che i due avevano designato.

GLI AVVOCATI Se gli “agenti” procacciano i clienti, gli avvocati processano le pratiche. Alfonso Cesare Petrone e Luisa Faillace così come Francesca De Simone e Antonio Policastri sono ritenuti legali di «fiducia» del sodalizio criminale. Per i primi due il gip ritiene che il loro compito sia quello di «occuparsi della predisposizione della documentazione per la partecipazione alla gara, poi della formulazione dell’offerta e della sua gestione della seduta». Un comportamento che viene riscontrato in diversi capi d’imputazione e per i quali ai legali si contestano episodi di turbativa d’asta. I due presentano l’offerta per persona da nominare e quindi i clienti mantengono l’anonimato e non sono esposti nei confronti dei debitori esecutati. Se Petrone e Faillace sono gli avvocati di prima scelta, lo stesso non può dirsi per Antonello Policastri e Francesca De Simone. Per il gip, entrambi sarebbero consapevoli del disegno criminoso ma rivestirebbero ruoli marginali. (m.presta@corrierecal.it)





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